Mercato auto segna +8,6% a febbraio. Federauto: ma quale ripresa?

A febbraio sono aumentate le immatricolazioni di auto ma i dati si riferiscono a un periodo poco indicativo di una reale ripresa. Lo dice Federauto

6 marzo 2014 - 7:00

Rispetto al 2013 sono state vendute 118.328 auto nuove in più nel mese di febbraio ma nonostante il dato corrisponda al +8,6%, la crescita per ora è solo un abbaglio. Lo sostiene Federauto, che spiega quanto sia prematuro parlare di ripresa se si fa il confronto rispetto a un anno, il 2013, che è stato drammatico per il mercato auto.

MEGLIO DI QUANDO ANDAVA PEGGIO – Nei primi due mesi del 2014 le auto italiane hanno registrato un'elevata domanda con immatricolazioni aumentate del 2,4% rispetto all'anno scorso. Dai dati ANFIA (Associazione Nazionale Industria Filiera Automobilistica) emerge che i marchi italiani mantengono le prime 5 posizioni nella top ten dei modelli più venduti a febbraio. Nonostante il dato complessivo sia di 236.500 unità, in crescita del 6% rispetto al primo bimestre 2013, sarebbe inopportuno quanto illusorio convincersi che l'economia inizia a riprendersi. Non è questione di scarso ottimismo ma semplicemente perché si fa riferimento all'annata peggiore. Se non si allenta la morsa fiscale sulle imprese del settore e sui contribuenti, andrà bene se il 2014 si chiuderà in perfetta parità rispetto al 2012, anno comunque non positivo, come sostiene Federauto.

LA MEDIA DELLE VENDITE NON C'E' – “Anche se i volumi di immatricolazioni registrati a febbraio sono inferiori di oltre 54.000 unità alla media degli ultimi 13 anni (2002-2014: 172.371 unità), si tratta di un altro piccolo segnale di ripartenza” – ha commentato Roberto Vavassori, presidente di ANFIA. “Speriamo che questo segnale si rafforzi nei mesi a venire ma affinché questa speranza si traduca in realtà, occorre, che si realizzino una serie di condizioni al contorno, tra cui la riduzione del carico fiscale che grava sugli automobilisti”. Nonostante le auto italiane si confermino le più vendute, con Fiat Panda (9.946 unità), Fiat Punto (6.127) e Lancia Ypsilon (4.065), seguite da Fiat 500 (3.938 unità) e Fiat 500L (3.914)tra le prime 5 in classifica, il dato di febbraio è influenzato dal confronto con il pessimo risultato dello scorso anno.

LA RIPRESA E' UNA CHIMERA – Non usa mezzi toni Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto (Federazione Italiana Concessionari Auto), che invita a non cedere al miraggio. “Il dato di febbraio è influenzato dal confronto con il pessimo risultato dello scorso anno che, lo voglio ricordare, con 108.963 pezzi aveva fatto segnare un -17% rispetto al febbraio 2012.” sottolinea Pavan Bernacchi che continua “Ammesso e non concesso che il 2014 possa esprimere un incremento annuo attorno all'8%, chiuderemmo con 1.400.000 immatricolazioni. E dalle 1.300.000 immatricolazioni del 2013, al 1.400.000 ipotizzabili per il 2014 – tra l'altro risultato già conseguito nel 2012 – non cambierebbe nulla. Sono numeri di totale depressione”.

I GOVERNI DELLE TASSE – Qualche reazione positiva viene anche dal mercato dell'usato che sempre a febbraio ha registrato 353.242 trasferimenti di proprietà senza considerare le minivolture ai concessionari. Ma la denuncia del presidente di Federauto invita il nuovo Governo a non emulare i precedenti esecutivi, che hanno continuato a spremere l'auto e la casa. “Se mutassero le condizioni, l'Italia potrebbe tornare a 2.000.000 di unità l'anno. Su questi livelli lo Stato introiterebbe oltre 3 miliardi di euro aggiuntivi tra Iva e tasse varie, sostenendo nel contempo le aziende che operano nella filiera, senza delocalizzare e avviare i dipendenti alla disoccupazione con la cassa integrazione” – afferma il numero uno di Federauto – “57 milioni di ore di cassa integrazione da parte delle nostre aziende e oltre 3 miliardi di euro di minor gettito fiscale dovuto al crollo del fatturato, sono il conto della crisi che mettiamo sul tavolo del Governo appena costituto, chiedendo al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di avviare al più presto il confronto con le Associazioni della filiera automobilistica” ha concluso Pavan Bernacchi.

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