Mercato auto: sarà più difficile esportare all'estero auto usate

Il Pubblico registro automobilistico ha deciso di vietare la radiazione per esportazione "preventiva"

11 luglio 2014 - 9:00

Sarà molto più difficile esportare un'auto usata dall'Italia. Lo ha appena deciso il Pubblico registro automobilistico, e la novità è stata resa nota dall'Automobile club d'Italia (che gestisce il PRA) con circolare numero 4202 del 3 luglio 2014: stop alla radiazione per esportazione “preventiva”. Dal 14 luglio sarà possibile restituire le targhe e i documenti (carta di circolazione e certificato di proprietà) e cancellare i veicoli dal PRA solo dopo la loro preventiva reimmatricolazione all'estero. È pertanto previsto l'obbligo di allegare alla richiesta di radiazione, la fotocopia della carta di circolazione estera o l'attestazione dell'avvenuta reimmatricolazione oltrefrontiera. E il “libretto” va accompagnato dalla traduzione (certificata con perizia) nel caso in cui l'esportazione avvenga nei Paesi extraeuropei. L'esportazione preventiva sarà possibile, però, anche allegando alla richiesta idonea “documentazione comprovante l'avvenuto trasferimento del veicolo all'estero”, con una ricevuta di consegna al destinatario estero.

CONTRO LE TRUFFE – L'obiettivo del provvedimento è anzitutto combattere “il fenomeno delle radiazioni per definitiva esportazione nasconda anche fenomeni di elusione della normativa antinquinamento”. Di contro, forse, verrà un po' limitata la normale attività di vendita all'estero di veicoli da parte di concessionari e privati. Parliamo dei singoli che non riescono a vendere il mezzo usato in Italia, e allora si avvalgono di siti internazionali specializzati (o di qualche meccanico che lo mette in contatto con acquirenti esteri). D'altronde, le frodi vanno in ogni modo combattute: c'è chi radia l'auto e la porta all'estero prima che il proprietario si accorga che l'assegno è farlocco. Con questa misura, inoltre, si pone fine alle false esportazioni che tornano indietro come leasing. È infatti boom di radiazioni per esportazione di automobili. Solo lo scorso anno oltre 700.000 veicoli hanno varcato il confine. Almeno sulla carta. Dietro alla crescita del fenomeno si celano infatti vari profili di illegalità, dal punto di vista fiscale, di responsabilità civile e ambientale. Un caso è quello della reimmatricolazione con targa estera: molte auto di lusso continuano di fatto a circolare sul territorio nazionale, evitando però il pagamento del superbollo, ostacolando la notifica delle multe e nascondendosi anche dagli occhi del redditometro. Non è tutto. Delle auto radiate per esportazione in alcuni casi si perde qualsiasi controllo: spesso queste non vengono più immatricolate nel paese estero, alimentando mercati illeciti di ricambi e approvvigionando centri di raccolta non autorizzati.

DOVE STAVA IL GUAIO – Il grido di allarme era arrivato proprio qualche settimana fa da Assodem, l'associazione di categoria degli autodemolitori che opera all'interno di Fise Unire/Confindustria. Tutto passa dall'applicazione dell'articolo 103 del Codice della strada. La richiesta di esportazione definitiva del veicolo all'estero può essere presentata prima che il veicolo sia trasferito e immatricolato all'estero o in un momento successivo, quando cioè il veicolo è già stato trasferito e immatricolato (con nuove targhe straniere) nel Paese straniero. A inoltrare l'istanza può essere anche un soggetto proprietario ma non intestatario del veicolo. Il fatto che venga consentito di radiare prima di esportare dà luogo però a numerose ricadute negative; la cancellazione dell'auto dal registro, senza la contestuale iscrizione in un PRA estero, fa entrare il veicolo in una sorta di limbo. Da quel momento si interrompe l'obbligo del pagamento della tassa automobilistica. Così come viene meno la tutela di eventuali terzi danneggiati dalla circolazione del mezzo, che non ha più un intestatario. Un'altra delle criticità segnalate riguarda l'illecito smaltimento dei cosiddetti “end life vehicle”: il 30-40% dei veicoli radiati per esportazioni non rientrano nella mobilità del Paese di destinazione, ma finiscono per essere demoliti all'estero; questo avviene soprattutto nel Nord Africa e nell'Est europeo. È facile comprendere che in questo modo la normativa ambientale risulta completamente disattesa. Un'ulteriore pratica riscontrata negli ultimi mesi dall'associazione vede invece effettuato il “saccheggio” dei pezzi dai veicoli radiati per esportazione direttamente in Italia: le auto vengono smontate in centri incontrollati da personale straniero”, commenta il presidente, e i ricambi riutilizzabili sono successivamente esportati con fatturazioni di comodo, mentre le carcasse finiscono abbandonate o cedute in maniera poco trasparente a terzi” Ma ora il PRA ha rivoluzionato tutto: stop alle frodi.

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