Marzo a -26,7%: il Day After delle immatricolazioni

Ci risiamo: il mercato dell'auto del terzo mese dell'anno registra l'ennesimo crollo, e siamo ai livelli del 1980. Ma a Roma non vedono. O forse sì

3 aprile 2012 - 8:00

Marzo pazzo, con le immatricolazioni di vetture nuove crollate del 26,7% rispetto a un anno fa. O magari la pazzia non c'entra, perché per molti il risultato era atteso, e quindi non deve sorprendere. Se l'aspettava, comunque, Filippo Pavan Bernacchi, il presidente di Federauto, l'associazione dei concessionari italiani, che qualche giorno fa aveva addirittura parlato di un risultato previsto in calo di oltre il 30% se depurato dall'inquinamento delle km zero, le auto targate per far numero e poi immagazzinate in attesa di clienti a caccia di supersconti.

MEGLIO RIDERCI SU – Ormai Pavan Bernacchi non sa più come commentare il grafico del terrore, quello che ogni mese testimonia del vertiginoso crollo delle immatricolazioni e delle vendite d'automobili. Ieri, nel suo tradizionale comunicato che esce a ridosso del rilascio dei dati, il capo di Federauto ha provato con l'arma dell'ironia: “Dall'Asia, il premier Monti informa che la crisi dell'Eurozona è superata. Ne prendiamo atto, e attendiamo il lieto evento anche qui in Italia. Nel frattempo, la crisi per gli autoveicoli è sempre più nera”. Colpito e affondato.

NESSUNO MUOVE UN DITO – In realtà, ciò che continua ad affondare è il mercato. Il mese appena chiuso parla di 138.137 immatricolazioni, cioè poco più della metà rispetto al marzo di appena due anni fa, quando furono poco meno di 260mila. “Stiamo vivendo in Italia il momento più tragico da quando è stata inventata l'automobile – continua Pavan Bernacchi – e nessuno muove un dito. Noi siamo vicini a Monti e al suo Governo tecnico, ma chiediamo, dopo il giro di vite sulle tasse, che per il nostro settore vuol dire essere passati dagli incentivi ai disincentivi, di cominciare a parlare di misure di sostegno della domanda, di sviluppo”.

COLPA (ANCHE) DI BENZINA E SCIOPERO DELLE BISARCHE – Più asettico il comunicato di Anfia, l'associazione di filiera del mondo auto, il cui presidente, Guido Rossignoli, parla di “difficoltà di un Paese che stenta a ripartire e che soffocano ogni possibile stimolo alle vendite” e che ricorda, tra i motivi dell'ennesimo disastro, “anche lo sciopero di oltre un mese delle bisarche, con il conseguente rallentamento delle consegne, e la dinamica dei prezzi dei carburanti”. Insomma, nemmeno uno spiraglio all'ottimismo.

PAZZIA VOLUTA? – Ma il più perplesso è, ancora una volta, Pavan Bernacchi, che evoca scenari da apocalisse: “Siamo al Day After, e non comprendiamo più l'immobilismo del Governo. Evidentemente la crisi di vendite degli autoveicoli e del settore nel suo complesso, fino ad oggi non è stata recepita come una priorità per il Paese e questo ci dispiace”. Appunto. Il capo di Federauto ha capito, e a Roma anche: le priorità sono altre. E il mercato non è affatto pazzo. Ma se lo è, forse si tratta di una pazzia voluta.

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