Marchionne: “Il rigore del Governo? Bene, ma…”

L'amministratore delegato di Fiat condivide il rigore dell'Esecutivo, ma c'è anche una critica: "Manca la capacità di investire da parte del Governo"

15 maggio 2012 - 8:03

Sì al rigore nei finanziamenti pubblici, alla disciplina fiscale e all'austerità: Sergio Marchionne,  amministratore delegato di Fiat-Chrysler, elogia il Governo, tuttavia riserva anche qualche critica: “Sono cose essenziali. Poi però bisogna far ripartire la macchina. Se ci mettiamo a dieta possiamo anche arrivare a morire. Se smettiamo di mangiare il problema si risolve da solo”.

TROPPO PESSIMISMO –  “La cosa che mi preoccupa di più – ha detto il manager italocanadese – è questo pessimismo che ormai sta verniciando tutto. Non metto in dubbio che le cose sono difficili, che siamo arrivati a creare il terzo debito pubblico più grande del mondo, ma è una realtà che va gestita”. E fa proprio l'esempio di Fiat, che “era in condizioni pessime nel 2004 e l'abbiamo portata avanti. Anche queste sono cose che si possono portare avanti a livello di Paese”. Soprattutto, secondo Marchionne, “manca la capacità di investire da parte del Governo, di creare una politica cofinanziata dal Governo. Bisogna incoraggiare tutte le industrie private a farlo, creando livelli di flessibilità industriali che siano alla pari di quelli dove si trovano i nostri concorrenti, perché se non arriviamo là non porteremo nessuno in questo Paese”. Ecco la chiave: i “livelli di flessibilità industriali”, in riferimento alle fabbriche italiane. E sui ricorsi presentati dalla Fiom contro la Fiat, per l'ad “non è possibile avere 61 cause aperte con i sindacati di cui un po' a nostro favore, un po' a favore degli altri, così si rigira la pizza e questo rende difficile gestire un'azienda”. Un livello di incertezza – ha proseguito – “che non aiuta”.

NO INCENTIVI – Per Marchionne, in quanto a leadership (Mario Monti), “scelta migliore di quella che abbiamo fatto adesso non c'è. Ora però ci vuole la seconda fase bisogna portare avanti un programma di sviluppo perché così non basta. Non voglio aiuti né incentivi, il problema è più ampio se non riusciamo a mobilitare gli interessi di questo Paese per dipingere un futuro non ce la faremo mai”.

VIOLENZA – In quanto al timore di un rischio di escalation della violenza dopo l'attentato di Genova, Marchionne ha detto: “C'è un clima pesante, teso, e questo non è buono. Invece di cercare di raccogliere tutti gli sforzi intorno a un obiettivo chiaro, stiamo ancora cercando di dividere l'opinione pubblica e questo certo non aiuta”.

ALLEANZE – Sono possibili nuove alleanze tra il Lingotto e altri Gruppi industriali, ma la “partnership” più importante  “è quella con Chrysler, che ci ha consentito di arrivare a un mercato a cui la Fiat non avrebbe mai avuto accesso”: gli Stati Uniti. Senza considerare che Chrysler ha tenuto in piedi i conti del Gruppo.

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