Lupi si dimette: e tutti gli altri?

"Dimissioni politiche": così le ha definite il ministro dei Trasporti. Ma nel gossip politico-giudiziario la lista dei nomi è gigantesca...

23 marzo 2015 - 9:00

Corruzione, tangenti, pressioni, raccomandazioni, registrazioni telefoniche scottanti: per ora, non esiste nessuna sentenza definitiva in relazione al polverone politico-giudiziario che riguarda la cricca in Italia, con protagonista il “dominus”, Ercole Incalza. Parliamo della “inchiesta Sistema” avviata dai pm di Firenze sulle Grandi Opere. Ma c'è chi già paga, almeno in parte. È Maurizio Lupi. “Un atto di estremo riguardo verso il Parlamento di cui sono membro da 14 anni, dal 2001”, così ha definito il 20 marzo 2015 Lupi la sua decisione di rassegnare le dimissioni dal dicastero Infrastrutture e Trasporti dopo le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, pur non indagato, nei giorni scorsi.

DOPO 22 MESI – “Il Parlamento è il luogo del consenso che rappresenta la sovranità del popolo. Il Parlamento è il luogo del potere, perché da qui emana la fiducia per il governo e per il mio ministero. Il Parlamento è il luogo della responsabilità, il luogo quindi dove rendere conto del potere affidatomi e di come l'ho esercitato”. Questo l'incipit delle dichiarazioni in Aula di Lupi, che si è detto “pronto a rispondere di ciò che ho fatto in questi ventidue mesi, da quando ho giurato per la prima volta davanti al presidente della Repubblica”. Dopo aver ringraziato l'ex premier Enrico Letta, che lo ha scelto nel precedente Governo, Lupi si è detto obbligato “a non far cancellare in tre giorni tutto ciò che in questi 22 mesi è stato fatto con il lavoro di tutti i funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”, ricordando in particolare “i marinai della Guardia Costiera che sono stati impegnati in una prolungata, rischiosa e meritoria azione di salvataggio in mare dei migranti”.

RUOLO DECISIVO – Lupi ha voluto sottolineare la sua presenza in Parlamento “per rivendicare il ruolo decisivo della politica nella guida del nostro Paese, non sono qui a difendermi da accuse che non mi sono state rivolte”, ha detto aggiungendo “non invoco garantismo nei miei confronti perché non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. Ciò che mi chiama qui oggi davanti a voi non è una responsabilità giudiziaria, ma una responsabilità politica per le scelte politiche che ho fatto alla guida del ministero che mi è stato affidato”. Lupi ha quindi ripercorso gli umori di questi ultimi giorni che lo hanno portato “a sole 72 ore dei fatti alla presa d'atto della necessità della scelta e alla comunicazione al presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica” delle sue dimissioni. “La mia prima reazione, suggerita da molti che ringrazio è stata: ‘Non ha fatto nulla, perché devi lasciare proprio in un momento in cui il tuo lavoro sta iniziando a dare i suoi frutti di utilità per la gente, le imprese, i giovani che vengono assunti?'. Ma, con il passare delle ore, la scelta che dovevo fare non poteva che essere paragonata con la ragione per cui ho deciso di fare politica. Siamo uomini politici, ma uomini è il sostantivo, la sostanza, politico è l'aggettivo, e l'uomo agisce sempre per uno scopo e per la politica lo scopo è servire il bene comune. Se questo passo indietro può essere un modo per prendere una nuova rincorsa, per ridare valore alle istituzioni che ho sempre servito, per rafforzare l'azione del nostro governo, per rilanciare il progetto del nostro partito, allora le dimissioni hanno un senso”.

E TUTTI GLI ALTRI? – Il fatto è che la lista di nomi che esce dal frullatore mediatico è lunghissima. Ci sono dentro, fra gli altri, anche diversi sottosegretari. Per il momento, tuttavia, sono arrivate solo le dimissioni di Lupi. Vedremo poi se e fino a che punto ci sarà un coinvolgimento dell'Anas. Nelle scorse ore, sono saltate fuori altre telefonate. Con cinque foto, scattate in via Salvini a Roma, di fronte agli uffici della Green Field, società che secondo gli inquirenti rappresentava una specie di camera di compensazione per far arrivare soldi da commesse pubbliche a Ercole Incalza. E una frase: “5 per ello, toto per me”. Le foto ritraggono i due collaboratori di Incalza, Sandro Pacella e Angelo Pica, mentre scaricano dall'auto una serie di scatoloni e pacchi di documenti, provenienti dal ministero delle Infrastrutture, per portarli dentro il civico 25 di via Salvini. Secondo gli investigatori “dal tenore della risposta è chiaro che non si tratta della consegna da parte di Pica né di carte né di fascicoli, ma di denaro in parte destinato a Incalza e in parte allo stesso Pacella”.

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