L'Unrae all'Automotive Dealer Day: ecco come si esce dalla crisi

Jacques Bousquet, presidente dei concessionari di auto estere, ha spiegato a Verona come reagire alla crisi. Con l'aiuto del governo

18 maggio 2012 - 8:00

Durante la seconda giornata dell'Automotive Dealer Day di Verona s'è tenuto un workshop, dal titolo Affrontare il mercato che cambia, durante il quale un preoccupato e rabbuiato Jacques Bousquet (presidente di Unrae, cioè dei concessionari dei marchi esteri che operano in Italia) ha illustrato tutte le catastrofi che si sono abbattute negli ultimi periodi sul mercato italiano dell'auto, indicando anche quali sono, a suo parere, le strategie da adottare per superare la crisi e tracciando le linee guida delle azioni che il governo dovrebbe mettere in atto per aiutare il settore a risollevarsi.

L'AGGRESSIONE FISCALE – Riguardo al primo aspetto trattato nel suo intervento, Bousquet ha elencato il superbollo sulle auto con potenza di oltre 225 kW, le pesanti accise che gravano sui prezzi dei carburanti, le nuove disposizioni relative all'Ipt che di fatto ne hanno provocato l'inasprimento sull'immatricolazione delle auto nuove e sul trasferimento di proprietà di quelle usate, l'aumento di un punto percentuale dell'Iva (dal 20 al 21%, con altri due punti in più attesi a breve) e, infine, il timore dei controlli fiscali che sta diminuendo fortemente la propensione all'acquisto da parte dei clienti verso le vetture dei segmenti premium e che, parallelamente, mette a rischio la salute economica dei concessionari che le vendono. “La pressione fiscale supplementare sopportata dagli automobilisti nel periodo 2011-2014 – ha dichiarato Bousquet – sarà pari a 8,7 miliardi di euro.

LE SOLUZIONI PER SOPRAVVIVERE – Il presidente di Unrae è poi passato a elencare le possibili azioni che le reti di vendita dovrebbero intraprendere per reagire al momento difficilissimo, che si riassumono in una sola parola: riorganizzazione. Più in dettaglio, Bousquet ha sostenuto che s'impone la riduzione dei costi fissi, che però da sola non basta e deve essere accompagnata da nuove idee gestionali in grado di rilanciare l'attività dei concessionari e stimolare il rinnovo del parco circolante. Per esempio, il canale di vendita costituito dalle flotte aziendali potrebbe e dovrebbe essere potenziato.

BASTA STANGATE FISCALI – Tuttavia, Bousquet ha dichiarato senza mezzi termini che anche il governo deve fare la sua parte cominciando col mettere fine alle “stangate fiscali” che, oltretutto, fanno male pure allo Stato che le mette in atto: “Per i soli primi quattro mesi del 2012 – ha dichiarato – il calo delle entrate dovuto alle mancate vendite di veicoli è stato di circa 900 milioni di euro”.

IL PIANO STRUTTURALE TRIENNALE – Il capo dell'Unrae ha poi illustrato i contenuti di un piano strutturale che il governo dovrebbe mettere in atto subito e mantenere in vigore per tre anni e ha ricordato che un periodo di tempo inferiore non sarebbe di alcuna utilità e verrebbe rifiutato dalle organizzazioni rappresentative del settore. Il piano dovrebbe prevedere un bonus di 800 euro a beneficio di chi acquista un'auto nuova con emissioni di CO2 allo scarico comprese tra 96 e 120 grammi/km, di 1.200 euro tra 96 e 51 grammi e, infine, di ben 5mila euro sotto i 51 grammi. Questa misura frutterebbe da sola vendite aggiuntive di auto pari a 230 mila unità. Per quanto riguarda la fiscalità, il piano prevede che vengano abbondonati in Italia sia l'ammortamento delle vetture aziendali in quattro anni, sia la deducibilità al 40% dei costi per passare, rispettivamente, a due anni e al 100%, cioè esattamente come avviene in molti altri Paesi dell'Unione Europea. Anche il tetto di deducibilità, stabilito oggi in 18.076 euro, e la detraibilità dell'Iva solo per il 40% dovrebbero passare allo schema europeo, che prevede detraibilità illimitata e deducibilità dell'Iva al 100%. In questo modo, la percentuale di auto immatricolate alle flotte aziendali, che in Italia vale il 28% del totale, potrebbe avvicinarsi o raggiungere i livelli che si registrano, per esempio, in Spagna e Regno Unito, che toccano rispettivamente il 40% e il 53%.

TORNIAMO ALLA VECCHIA IPT – Altre misure auspicate sono il ripristino del vecchio schema per il calcolo dell'Ipt, con imposta fissa per i venditori soggetti Iva, e l'elimazione completa del superbollo sulle auto potenti, che tra l'altro, contrariamente ai calcoli governativi, non genererà il previsto gettito di 169 milioni di euro. Infine, secondo Bosquet il legislatore dovrebbe emanare disposizioni che facilitino l'accesso al credito bancario da parte delle aziende dell'auto virtuose. “Questo è quanto chiediamo – ha affermato Bousquet – e abbiamo anche l'appoggio di altre associazioni di categoria, ma il governo si blocca a ogni nostra proposta con la giustificazione che le risorse economiche per mettere in atto il piano non sono disponibili”.

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