Luce gialla semaforo: quanto deve durare?

Da sempre, la durata del giallo al semaforo è stata oggetto di accesi dibattiti e presunte truffe, ma a breve sarà fatta una legge ad hoc

3 aprile 2014 - 6:00

Saranno stati i recenti scandali sulle presunte truffe ai semafori (tutte da accertare e sulle quali si indaga un po' in tutta Italia); sarà stato l'accenno del premier Matteo Renzi sulla sicurezza stradale nel suo discorso in Parlamento: di sicuro, è interessante notare che proprio in Parlamento si discute di durata della luce gialla del semaforo. Come riporta poliziamunicipale.it, si è parlato di iniziative al fine di regolamentare il tempo minimo di passaggio dal giallo al rosso negli impianti semaforici e per segnalare agli automobilisti i semafori dotati del sistema di rilevazione automatica della infrazioni T-Red. C'è stata un'interrogazione dell'onorevole Simone Baldelli, in merito. E ha risposto il sottosegretario di Stato per l'Economia e le finanze, Enrico Zanetti.

UN PRINCIPIO GENERALE – Zanetti evidenzia che l'articolo 41, comma 10, del Codice della strada non indica una durata minima del periodo di accensione della luce gialla veicolare, ma si limita ad affermare un principio di portata generale: durante tale periodo, i veicoli non devono oltrepassare la linea d'arresto, salvo che non si trovino così vicino da non potersi arrestare con sufficiente sicurezza. Tuttavia, i tempi di giallo non possono essere stabiliti arbitrariamente né dai produttori né dagli installatori, ma devono essere dimensionati, nel rispetto di quanto disposto dal Codice, secondo i princìpi della regolazione semaforica. Già, ma quali tempi? Tutti i testi di ingegneria del traffico concordano sull'attribuzione di una durata minima della fase di giallo, quantificabile in base alla velocità dei veicoli in transito. In particolare, un paragrafo sulle “Norme sull'arredo funzionale delle strade urbane” indica un tempo di 4 secondi, da incrementare congruamente in presenza di mezzi pesanti e di tratti in salita. Un paragrafo del rapporto prenormativo “Norme sulle caratteristiche funzionali e geometriche delle intersezioni stradal”, approvato dalla commissione di studio per le norme relative ai materiali stradali e progettazione, costruzione e manutenzione strade del CNR (Consiglio nazionale ricerche), indica tempi di tre, quattro e cinque secondi, rispettivamente per velocità di 50, 60 e 70 chilometri orari. In presenza di traffico pesante, ritiene conveniente il tempo di quattro secondi anche con velocità di 50 chilometri orari.

CHE COSA ACCADE NEI FATTI – Vengono generalmente adottati tempi minimi di quattro secondi in ambito urbano e di cinque secondi in ambito extraurbano e in presenza di particolari condizioni geometriche e planoaltimetriche, dice Zanetti. Tali durate possono essere congruamente incrementate, sulla scorta di apposita progettazione da parte di professionisti esperti in materia di regolazione semaforica: “Si ritiene – aggiunge il sottosegretario – che non sussistano condizioni di pericolosità dovute alla presenza dei predetti dispositivi che operano in condizioni di luce rossa, beninteso qualora vengano rispettate le prescrizioni sopra indicate, che riguardano il passaggio dei veicoli all'accendersi della luce gialla. Infatti, detti dispositivi funzionano in maniera autonoma rispetto alla durata delle fasi dell'impianto semaforico e ciascuno secondo le condizioni appena specificate”. Insomma, il Grande Fratello può anche andare bene, purché favorisca la sicurezza stradale, e non sia uno strumento per fare cassa.

L'IMPEGNO DEL GOVERNO RENZI – Ma ecco la chiusura, da sottolineare, di Zanetti: “Assicuro, comunque, l'impegno del Governo a esaminare ogni possibilità di intervento, con il primo strumento normativo utile, compreso il disegno di legge delega per la riforma del Codice della strada, al fine di addivenire alle aspettative degli automobilisti nel senso auspicato dall'onorevole interrogante, nel pieno rispetto delle esigenze di sicurezza della circolazione stradale”. Come dire che il tempo del giallo potrebbe essere esaminato attentamente dal legislatore, al fine proprio di evitare equivoci, e di rendere più chiara la materia: una durata certa, univoca, che magari cambi in funzione del tipo di strada, del limite di velocità e del traffico. Ma che non sia più fissato dai Comuni (seppure questi stabiliscano la durata del giallo per favorire la circolazione e migliorare la sicurezza stradale).

MA BALDELLI NON È SODDISFATTO… – Occhio però, perché Baldelli replica a Zanetti: “Io credo che quello che ha letto il sottosegretario sia insufficiente per aver un quadro chiaro. Non si può dire che i dispositivi funzionano in maniera autonoma rispetto al giallo breve e a una durata indistinta, come si evince dalla risposta che è stata data, di questo giallo. Io credo che vada inserito un tempo minimo per il giallo e non è un caso che ci siano state inchieste che hanno riguardato proprio il combinato disposto perverso tra durata breve e incerta del giallo e gli apparecchi di rilevazione automatica, che hanno scomodato reati come la truffa e l'associazione a delinquere, forse addirittura troppo alti per essere poi concretizzati come reati, ma insomma ci sono state inchieste proprio relative a questo”. E poi una stoccata ai Comuni: “Il che significa che ci sono realtà, amministrazioni, che utilizzano in maniera distorta strumenti che dovrebbero essere finalizzati alla sicurezza dei cittadini per fare cassa e per mettere in difficoltà, con una specie di tassazione indiretta, quasi feudale, i cittadini automobilisti che intraprendono gli incroci. Noi debbano avere come stella polare quella della sicurezza non quella di far cassa. Quindi, la riforma del Codice della strada diventerà un terreno su cui confrontarsi proprio per fare in modo che le norme aiutino i cittadini a vivere in maniera più sicura la circolazione stradale e non aiutino i Comuni a fare cassa sulla pelle e sulle tasche dei cittadini automobilisti”. Infine, “dobbiamo cercare, invece, di fare in modo di ancorarci al concetto di sicurezza e di fare in modo che queste normative siano chiare, inconfutabili, non interpretabili, ma anche che contengano al loro interno la tutela per il cittadino automobilista in termini di sicurezza e in termini di diritto; perché quando si verificano distorsioni di questo genere, così come ci sono state e continuano ad esserci, quando da semaforo a semaforo cambia anche il numero di secondi di durata, è evidente che c'è qualche cosa che non va”. Si annunciano discussioni calde in Parlamento in materia di semafori…

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