LoJack: pubblicato il rapporto 2011 sui furti d'auto in Italia

Sono in calo, ma diminuisce anche la percentuale di auto ritrovate. La battaglia è tra ladri sempre più abili e antifurto sempre più evoluti

26 aprile 2012 - 7:00

Nel 2011 sono state rubati in Italia 113.360 veicoli, 310 al giorno, uno ogni cinqu minut. Di questi, ben 62.026 non sono più stati ritrovati, con la percentuale dei ritrovamenti scesa dal 47,3 al 45,3% rispetto al 2010. Questi i dati principali contenuti nel rapporto I furti d'auto in Italia nel 2011 appena pubblicato da LoJack, lo specialista nei sistemi antifurto che permettono di localizzare l'auto rubata mediante un segnale a radiofrequenza. Lo studio rappresenta un interessante spaccato del fenomeno dei furti d'auto in Italia che, benché in calo, rappresenta ancora un flagello per il nostro Paese, soprattutto perché la percentuale dei ritrovamente scende in misura ancora maggiore a quella dei furti.

ATTENTI AI “CANNIBALI” – Sotto l'aspetto delle motivazione all'origine dei furti, resta elevato il numero di quelli perpetrati per cannibalizzare l'auto rubata e ottenere così pezzi di ricambio, ma lo sono altrettanto quelli che alimentano il traffico internazionale e i cosiddetti “furti d'uso”, cioè quelli in cui il veicolo rubato serve per commettere altri reati. Come spesso avviene, però, la crescente sofistificazione degli antifurti spinge i ladri a escogitare modalità di furto sempre più ingegnose e tecnologiche.

I NUMERI DEI FURTI D'AUTO – Secondo il rapporto LoJack, il 79% dei furti d'auto avviene nelle cinque regioni italiane più colpite dal fenomeno: Campania (20.946 furti nel 2011), Lazio (20.973), Lombardia (15.901), Puglia (15.798) e Sicilia (15.735). Campania, Sicilia e Sardegna sono le uniche regioni dove il numero di furti è risultato in crescita rispetto all'anno precedente. In drastico calo, al contrario, i furti in Abruzzo (-26%), Emilia Romagna (-22%), Liguria (-22%) e Calabria (-19%). Tra le città, Roma è la più bersagliata: 17 furti su 100 avvengono qui. Ad Aosta, invece, se ne sono registrati solo 20, a Belluno 25, a Verbania 26 e a Sondrio 35. Napoli è la città dove il fenomeno appare in crescita, con un aumento di 605 unità rispetto al 2010. In calo, invece, sono Milano (-2.154). Bari (-1.375) e Torino (-846).

LE AUTO AMBITE DAI LADRI – I modelli di auto più rubati corrispondono in linea di massima a quelli più venduti, a riprova che la maggior parte dei furti avviene per alimentare il mercato dei ricambi. Tra le top ten delle auto prese di mira, cinque sono modelli Fiat, e per quattro di loro i furti 2011 sono oltretutto risultati in crescita rispetto al 2010 (dati tra parentesi): Panda 10.996 (9.246), Punto 9.553 (8.870), Cinquecento 5.717 (5.429), Lancia Ypsilon 4.307 (4.250). In calo risulta solo la Uno, con 6.651 furti contro 7.245. La prima tra le auto estere è la Ford Fiesta (3.945 furti). Seguita da Vw Golf (3.214), Smart ForTwo Coupé (1.851), Opel Corsa (1.795) e Renault Clio (1.645). I primi 10 modelli rubati totalizzano 48.724 furti, cioè il 43% di quelli complessivi. Scendono i furti di vetture dei segmenti “premium”: quelli di Audi diminuiscono dai 3.530 del 2010 a 3.521 di quest'anno, mentre per BMW sono stati 4.609 contro 4.878 e per Mercedes a 4.397 contro 5.622. Tra le supercar si lamentano i furti di 223 Jaguar, 5 Aston Martin, 4 Bentley e 18 Ferrari.

I RECUPERI – Nel 2011 sono state recuperati 51.334 veicoli rubati, il 45,3% del totale. La percentuale più elevata di recuperi si registra in Liguria, con l'83,5%, seguita dalla Toscana (79,7%), dall'Emiia Romagna (78,5%) e dal Veneto (73,4%). L'ultima posizione, invece, spetta alla Basilicata, con appena il 29,33% di ritrovamenti, seguita dalla Campania (33,8%).

LE NUOVE TECNICHE DEI TOPI D'AUTO – Rimangono le consuete e rudimentali tecniche utilizzate dai ladri come la rottura del finestrino, la forzatura della serratura di una portiera o del bagagliaio e la sottrazione delle chiavi in appartamenti o luoghi pbblici. Tuttavia, a queste si sono aggiunte modalità più ingegnose che rappresentano altrettante beffe per il proprietario del veicolo, soprattutto per quello che si sente al sicuro. La prova indiretta di ciò è che sempre più di frequente vegono recuperate vetture rubate che non presentano alcun segno di effrazione. Secondo LoJack, il 47% delle auto ritrovate in Francia e il 30% in Spagna non sono state forzate, il che indica che i ladri si sono serviti di mezzi elettronici per violarle. In Italia siamo circa al 20%, ma secondo LoJack tale percentuale è destinata ad aumentare. Ed ecco i sistemi più utilizzati dai topi d'auto:

  • Il jammer – Grazie questo sistema vengono rubati i veicoli dotati di chiusura centralizzata delle portiere con telecomando posteggiate solitamente in grandi aree pubbliche come, per esempio, i parcheggi degli ipermercati. Il ladro si apposta nei pressi della vettura prescelta e aziona un “jammer”, cioè un “disturbatore”, ovvero un piccolo trasmettitore che emette un segnale della stessa frequenza del telecomando e gli impedisce di trasmettere l'apposita password alla centralina di chiusura delle portiere collocata sull'auto. Il proprietario della vettura pensa di aver chiuso le portiere allontandandosi, ma non è così, e il ladro può così introdursi nella macchina, rubandola o asportandone il contenuto. In realtà lo stratagemma può essere facilmente contrastato assicurandosi, prima di allontanarsi, che le portiere si siano effettivamente chiuse. Il probema è che le persone raramente lo fanno e si allontanano senza neppure guardare la loro auto.
  • L'ingannatore di “PKE” – Un numero sempre maggiore di auto è dotata di sistemi PKE (Passive Keyless Entry), ossia di un minuscolo dispositivo di identificazione che il proprietario può tenere in tasca. Quando la persona s'avvicina all'auto, un sensore a bordo avverte la presenza del dispositivo e sblocca le portiere, consentendo anche l'avviamente senza chiave. Quando si allontana, avviene il procedimento contrario: non rilevando più il dispositivo, la centralina di bordo blocca le portiere. Ma ingannare l'aggeggio non è difficile: basta estendere il suo raggio d'azione. Per farlo, i ladri devono essere in due: il primo pedina il proprietario che si allontana, il secondo resta presso l'auto, ne capta il segnale con un dispositivo e lo invia al complice che ne porta addosso uno simile. Il dispositivo nella tasca della vittima avverte la presenza di una centralina vicina e, pensando che sia quella della vettura, invia il segnale di sblocco delle portiere. Una volta entrato in auto, al ladro non rimane che premere il pulsante d'avviamente e allontanarsi. Dopo essersi rese conto che i sistemi PKE sono comodissimi anche per i ladri, alcune case automobilistiche stanno valutando se non sia il caso di eliminarli e tornare alla vecchia chiave d'accensione.
  • L'sms – Buona parte dei sistemi antifurto e di apertura-chiusura delle portiere si basa sulla tecnologia GPS e su dispositivi collegati alle reti di telefonia cellulare, in grado di ricevere comandi attraverso messaggi di testo che il ricevitore non può ignorare, né tanto meno può rifiutarsi di eseguire l'eventuale comando che contengono. In alcuni Stati americani è stato accertato che i ladri sono in grado di sbloccare le porte e avviare il motore di un'auto mediante un semplice sms che ordina all'antifurto di farlo. Per riuscirci, bisogna conoscere il numero associato all'antifurto della macchina, un'operazione che si può effettuare mediante un semplice pc portatile e un programma abbastanza sofisticato da identificare quale dispositivi telefonici sono presenti intorno all'auto. “Ascoltando” il traffico cellulare intorno all'auto, un operatore esperto può isolare il numero abbinato all'auto e agire poi indisturbato.
  • Le chiavi universali, i riprogrammatori e i dispositivi pirata – Il trucco del passepartout è vecchio come il mondo e ha permesso a generazioni di malfattori di violare milioni di serrature. Negli ultimi tempi si è assistito in Francia a un preoccupante aumento di furti d'auto senza effrazione, scoprendo che sono stati resi possibili da un passepartout, che si vende su internet per circa 100 euro, in grado di aprire senza danni le portiere di un'auto. Esistono poi dispositivi in grado di riprogrammare e disattivare l'antifurto di una vettura e apparecchiature “pirata” che, collegati a un pc, consentono di violare il software di un veicolo prendendone il controllo a tal punto da poter cancellalre la memoria interna e alterando addirittura il chilometraggio registrato e altri dati. I ladri più evoluti sono perfino in grado, collegandosi alla presa USB sempre più diffusa sui veicoli e utilizzando appositi “jammers”, di mascherare la trasmissione delle coordinate del veicolo comunicate dai sistemi di antifurto satellitare, ostacolando così l'individuazione della sua posizione esatta.

2 commenti

Marco
21:05, 18 maggio 2012

Eh certo che i furti della uno risultano in calo. E' un'auto fuori produzione da tantissimi anni e molti l'hanno rottamata.
I jammer, inoltre, vengono usati per impedire la ricezione del gsm attraverso il quale il gps comunica la posizione dell'auto. Quelli che disturbano i telecomandi possono essere dei semplici trasmettitori radio e non dei jammers.

Alessandro
20:13, 16 settembre 2013

Il problema non viene di certo risolto con la frequenza LoJack. Esistono già da anni dei dispositivi jammer per tale frequenza, comprese ovviamente GSM, GPRS, 3G e GPS L1 etc.
Per esempio, vi è questo B39 e la sua versione successiva B39EVO che disturbano non consentendo la trasmissione di tali allarmi.
Li trovate su http://www.jammers.it

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