L'incidente di Lamezia può capitare a tutti. Allora basta distrazioni e tutti a scuola (ora si può)

Incidenti come quello di domenica a Lamezia Terme uccidono ben più persone dei sette ciclisti falciati dal ragazzo di ...

7 dicembre 2010 - 16:29

Incidenti come quello di domenica a Lamezia Terme uccidono ben più persone dei sette ciclisti falciati dal ragazzo di origine marocchina che guidava sotto (a quanto pare) l'effetto della cannabis e aveva già commesso di recente un'infrazione da sospensione della patente. Perché fatti del genere inducono nell'opinione pubblica un effetto di cui si parla poco e che si aggiunge al legittimo e scontato allarme suscitato dal pensiero di avere su strada conducenti così pericolosi. Questo effetto aggiuntivo è tranquillizzante: si pensa che, in fondo, incidenti così capitano solo a gente così. Si dice a se stessi: “Io non mi drogo, mi ritengo prudente, quindi sono al sicuro”. E invece non è così.

Certo, non è “facile” travolgere un intero gruppo di ciclisti in pieno giorno su un rettilineo senza ostacoli alla visibilità, com'è accaduto domenica a Lamezia. Ma, tanto per cominciare, su quello stesso rettilineo a togliere visibilità potrebbero esserci il sole radente in certe ore o un veicolo parcheggiato male, un cartellone pubblicitario messo da cani e tante altre cose. Aggiungiamo che per molti un rettilineo è diventato un'occasione imperdibile per guardare e-mail ed sms e magari pure per rispondere a qualcuno. Senza contare che si può essere stanchi o deconcentrati. O che, ora che è inverno, si guida con addosso pesanti giubbotti senza controllare se si conserva lo stesso la piena manovrabilità del volante (le mani devono sempre poter raggiungere il suo punto superiore – quello a “ore 12” – e per fare questo è bene sollevarsi un attimo dal cuscino e tirare su la parte di giubbotto finita sotto le natiche, così che le maniche non “tirino” limitando i movimenti delle braccia). Magari aggiungiamoci pure un bicchierino di vino, che tanto non fa sforare i limiti di tasso alcolemico.

Piccole cose, a cui nessuno pensa. Soprattutto oggi che le auto, silenziose e piene di elettronica che annulla la sensazione di limite che prima veniva molto chiaramente da gomme molto più insicure delle attuali, ci hanno disabituato a pensare: c'è chi si stupisce sentendo stridere le gomme bagnate nel parcheggio sotterraneo di un ipermercato, dove l'asfalto lascia il posto al cemento (la tecnologia ha fatto dimenticare che il coefficiente di aderenza può cambiare radicalmente le cose).

Tutti pensieri che mi sono tornati sabato e domenica sulla pista mondiale di Misano Adriatico (Rimini), nel corso GuidarePilotare di Siegfried Stohr che mi sono regalato per Natale. Perché ho risentito la puzza delle gomme e delle pastiglie freni stressate (pensate che è vietato inserire il freno a mano, perché il materiale di attrito bollente danneggerebbe il disco) da manovre di emergenza che su strada raramente capitano. Questo “raramente” è la foglia di fico dietro la quale molti si nascondono. Ma in realtà sento parlare sempre più spesso di incidenti in cui c'è un solo veicolo coinvolto e il conducente sembra aver “fatto tutto da solo”. Probabilmente perché ha capito tardi che si stava mettendo nei guai e, quando lo ha capito, aveva margini d'intervento più stretti, che un guidatore normale non sa gestire. Non mi vergogno a dire che queste cose mi hanno sempre attratto e questo era il mio terzo corso a Misano e il sesto di tutta la mia vita, ma solo adesso sento di aver fuso teoria e pratica in modo sufficiente per pensare di catalogare al volo ogni situazione e reagire di conseguenza.

Ovviamente non vi sto invitando a spendere fortune per frequentare una serie di corsi. Può bastarne uno solo (costa sui 300 euro), a patto poi di studiare per bene il materiale didattico che vi lasciano da portare a casa. Certo, poi è molto meglio ripetere l'esperienza ogni tanto (sia per perfezionarsi sia per non perdere l'allenamento), ma anche un solo corso basta per capire che cosa può davvero capitare per strada e quanto è difficile rimediare con le proprie modeste capacità. La lezione più grande che se ne trae, quindi, è imparare a prevedere i pericoli e di conseguenza evitare di ficcarcisi dentro. Magari si guiderà in modo meno “sportivo”, ma vi garantisco che è una gran soddisfazione pure lasciarsi superare da qualcuno e poi vederlo in difficoltà per non aver capito che c'era un potenziale pericolo, che voi invece avevate scoperto e che vi ha indotto alla prudenza.

Se n'è reso conto da tempo anche il ministero delle Infrastrutture, che il 22 settembre 2009 ha firmato un protocollo d'intesa con alcuni privati per sperimentare l'efficacia di questi corsi andando a vedere se gli allievi che ne escono hanno incidenti o commettono infrazioni. Tutti dati che serviranno a valutare se imporre un contenuto obbligatorio e quali saranno i casi in cui è opportuno autorizzare il recupero di cinque punti-patenti proprio attraverso uno di questi corsi (come prevede la riforma del Codice, che anche su questo aspetto attende ora un decreto ministeriale attuativo). La settimana scorsa a Roma sono state definite le linee guida della sperimentazione, con i programmi d'insegnamento e i requisiti di chi li eroga (strutture, insegnanti, dotazioni). Hanno aderito Aci, Anpss, Aiscam, Ancma, Bmw Italia, Consepi, Consorzio nazionale guida difensiva, Dekra, Dorado Cigs, Fmi, Fondazione Ania, GuidarePilotare e Provincia autonoma di Bolzano. Buon lavoro!

fonte – mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com

1 commento

da
14:45, 8 dicembre 2010

L'articolo dice tutto. La mentalità dell'autore è quella che dovrebbero impegnarsi a diffondere scuole guida, scuola e istituzioni. Purtroppo la maggioranza delle persone pensa che cinture posteriori e freccia siano inutili optional aggiunti alla dotazione di serie, figuriamoci se si è disposti a spendere poco più del costo di un telefonino per un corso di guida sicura che sarebbe utile anche se le autoscuole insegnassero davvero a guidare. Sarebbe una bella iniziativa se le case regalassero a chi rifiuta un navigatore o un impianto Bose, un corso di guida sicura. Il ''test'' del ministero delle infrastrutture darà un risultato scontato: chi frequenta questi corsi fa meno incidenti perchè sa meglio riconoscere i limiti della propria auto e i pericoli della circolazione. Tornando alla strage di ciclisti, spero che almeno serva a non considerare più certi tratti di strada come il rettilineo della Sarthe e ad avere più rispetto peri marziani che scelgono la bicicletta.

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