Libero scambio commerciale tra Unione europea e Giappone: allarme Anfia

In arrivo una rivoluzione commerciale che riguarda il Vecchio Continente

3 dicembre 2012 - 6:00

Allarme rosso lanciato dall'Anfia, l'Associazione nazionale filiera industria automobilistica, a seguito della decisione presa dal Consiglio europeo di attribuire alla Commissione europea il mandato per l'apertura dei negoziati sull'accordo di libero scambio con il Giappone.

“PUNTI CRITICI” – L'Anfia spiega che una “ipotesi di un accordo finalizzato alla liberalizzazione degli scambi commerciali tra Unione europea e Giappone presenta numerosi punti critici che rischiano di penalizzare fortemente l'intera industria automotive europea ed italiana. L'Anfia proseguirà nel monitoraggio dei negoziati e nelle azioni di lobby in difesa di un settore già profondamente colpito da una crisi senza precedenti, per evitare una nuova concessione di ingiusti vantaggi competitivi, come accaduto con l'accordo UE-Corea del Sud entrato in vigore lo scorso anno”: parole di Gianmarco Giorda, direttore dell'Associazione. Che attacca: “In primo luogo, il saldo della bilancia commerciale Italia-Giappone nel settore automotive presenta un deficit importante: 627 milioni di uuro per lo scambio di autoveicoli nuovi e usati; 85 milioni di euro per lo scambio di parti e componenti (dati 2011)”. E secondo, dice Giorda, “le barriere non tariffarie giapponesi costituiscono, per le imprese automotive europee e italiane, un costo indiretto decisamente maggiore rispetto ai dazi, sia per quanto riguarda i produttori di autoveicoli, sia per i produttori di componenti”. Come dire, che non si creerebbero condizioni di perfetta reciprocità, con un Giappone più chiuso rispetto all'Unione europea. In particolare, l'Anfia ricorda che i comparto componenti, che in Italia occupa 179.000 addetti diretti, ha un export di oltre 19 miliardi di euro, con un saldo positivo della bilancia commerciale di 7,3 miliardi, per un fatturato complessivo di 41,8 miliardi di euro.

RISULTATO PRATICO – Queste sono le conseguenze della globalizzazione, la stessa che, tutto sommato, ha permesso al comparto auto di reggere il crollo del mercato italiano: per esempio Fiat, grazie al Brasile e ad altre aree, ha sopperito alla recessione del Vecchio Continente, anche grazie alla controllata Chrysler. Quindi non si può avere solo il bello della globalizzazione, ma c'è anche la concorrenza. Al di là dei discorsi teorici, alla fine quel che interessa al consumatore è risparmiare: magari l'automobilista italiano darrebbe il benvenuto a prodotti giapponesi meno costosi.

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