Legnata paurosa: benzina +6,5 cent? No. Per ora…

Altre accise: sembrava prevederlo la bozza della manovrina. Poi è arrivata la smentita del Governo

11 ottobre 2013 - 6:33

Se servono quattrini, basta mettere le mani in tasca agli automobilisti: è la strategia (non molto illuminata, a dire il vero) seguita da tutti i Governi della nostra Repubblica, di coalizione o di sinistra, dei tecnici o dei politici puri. Si aumentano le accise per finanziare lo Stato, con continue richieste di sacrifici a chi ha un'auto, cui non vanno in parallelo i tanto sbandierati tagli ai mostruosi costi della politica, vera palla al piede della nostra nazione. E così, una bozza della manovrina dell'Esecutivo Letta pareva includesse un rincaro delle accise di 6,5 centesimi per litro di benzina subito; più 3,3 centesimi a partire dal 2014, per un gettito di 184,9 milioni nel 2013 e di 906,6 milioni nel 2014. Il tutto necessario per restare al di sotto della soglia del 3% del rapporto deficit-Pil revisto dall'Unione europea e per destinare 330 milioni di euro alla Cig (cassa integrazione guadagni) e 35 milioni di euro alla social card. Dopodiché, è arrivata la precisazione di Dario Franceschini, ministro per i rapporti con il Parlamento, che smentisce il rincaro sui carburanti: “Nessuno aumento di accisa o altre tasse”.

UN'UNICA CERTEZZA – La dichiarazione del ministro è stata rafforzata da altre fonti del ministero per l'Economia. Resta, comunque un fatto: è sicuro l'incremento di 3,3 centesimi per benzina e gasolio previsto da norme precedenti a partire dal 1° gennaio 2014 e fino al 31 gennaio 2015, da adottare con un provvedimento dell'Agenzia delle dogane entro il 31 dicembre prossimo. Non rimane che attendere le prossime mosse del Governo, il quale deve rientrare nei parametri imposti dall'Unione europea. Al solito, in caso d'emergenza (come verificatosi in passato), gli automobilisti italiani sarebbero la prima soluzione per far fronte a necessità di denaro da parte dello Stato.

È DAVVERO EMERGENZA? – Ma qui sta il punto: il prelievo deliberato, per esempio, per il terremoto dell'Emilia è stato vissuto dagli italiani come un aiuto nei confronti dei connazionali in difficoltà. Tuttavia, chi ci governa deve seriamente prendere in considerazione, una volta per tutte, che è difficile parlare di emergenza con 800 miliardi di spesa statale sul groppone dei contribuenti. Sono, come accennato in partura, soldi che escono per gli abnormi costi della politica. Senza cadere nel populismo di bassa lega (dagli al politico ricco e indolente, in difesa dell'automobilismo vessato), se anche il Governo Letta dovesse cadere nell'errore di un aumento delle accise (perché le varie smentite non ci sono parse molto convinte), si tratterebbe di miopia politico-economica.

QUALI CONSEGUENZE NEFASTE – Un rincaro delle accise sarebbe l'ennesima legnata sul mercato dell'auto italiano, agonizzante da mesi; secondo, abbatterebbe i consumi petroliferi: nei primi otto mesi 2013 sono scesi del 7%, con minori entrate per lo Stato per 870 milioni. Perché non va dimenticato che l'Erario, per ogni pieno mancato, perde sia in termini di tasse (accise) sia di imposte sulle tasse stesse (l'Iva): a fine 2013, al Fisco mancherà un miliardo. In nome di che cosa? Per sostenere i costi della politica, che tutto sono fuorché un'emergenza? Inoltre, con i continui rincari delle accise, cresce la tensione all'interno del Paese. E anche i sindacati gestori sono sul piede di guerra: “Non appena il Governo dovesse davvero, per l'ennesima volta, mettere mano alle accise sui carburanti, la risposta dei destori sarebbe decisa e conseguente, con la proclamazione immediata dello sciopero nazionale sia sulla viabilità ordinaria che su quella autostradale. Si tratterebbe di una decisione imprudente e del tutto irrazionale, con effetti gravi e controproducenti sia sul piano dello sviluppo che su quello delle stesse entrate erariali. La politica ha il dovere di recuperare quel minimo di decoro per fare scelte serie ed oculate, nell'interesse collettivo”. Sì, decoro della politica, questo è il problema in Italia.

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