Le case dichiarano record mondiali, ma in Italia…

BMW, Skoda e Chevrolet dichiarano vendite mondiali a livello mai visto. Da noi, invece, vanno male, o assai meno bene che altrove

16 aprile 2012 - 6:00

Dagli uffici stampa di alcune case automobilistiche (tantissime per la verità) provengono comunicati a raffica che annunciano un record dopo l'altro. Il gruppo BMW, per esempio, ha dichiarato che lo scorso marzo si è chiuso con le vendite migliori di sempre: nel mondo, complessivamente, 185.728 auto, contro le 165.846 dello stesso mese del 2011 (+12%). Se poi si scende a livello di marca, la sola BMW registra 153.004 vetture (+13,4% rispetto alle 134.895 unità del marzo 2011), Mini sale a 32.421 (+ 5,6% rispetto alla 30.690 dell'anno precedente) e anche Rolls Royce parla di un record: quello del trimestre, più fruttifero che mai con 777 vetture vendute contro le 723 dei primi tre mesi dell'anno scorso.

CHE BELLO, ANDIAMO BENE! – Un primato isolato? Macché: i brillanti risultati trimestrali riguardano anche BMW e Mini e l'intero gruppo registra significativi progressi nei primi tre mercati dov'è presente: Stati Uniti, Cina e Germania. Veniamo a Skoda, che ha dichiarato per marzo 95.200 vetture, il 12,1% in più rispetto a un anno fa, e 247.700 nel trimestre, un'altra vetta mai raggiunta prima. Ottimi risultati in Cina, India, Russia ed Europa Orientale (qui l'incremento è addirittura del 41,4%), ma anche in alcuni Paesi di quella Occidentale: Austria (+23,6%), Gran Bretagna (+22,8%), Francia (+19,3), Svezia (+17,8%), Finlandia (+17%) e Spagna (+12%). Quanto a Chevrolet, ha dichiarato che le sue vendite nel vecchio continente (Europa Occidentale e Centrale) nel 1° trimestre 2012 sono salite del 7,8% a fronte di un mercato in calo dell'8,7% e che la sua penetrazione su questo mercato, con 55.104 unità, è giunta all'1,36%, cioè il miglior risultato mai registrato nella sua storia. In 23 mercati europei su 32, Chevrolet ha migliorato la sua posizione.

MALE IN ITALIA? PAZIENZA – Ovviamente, i comunicati delle case tendono a evidenziare, quando e dove ci sono, i buoni risultati, e non certo quelli cattivi o pessimi registrati in determinati Paesi. Il fatto che quelli positivi vengano comunicati con enfasi anche in un Italia dove invece il mercato dell'auto va a rotoli serve forse a consolare, ma non certo più di tanto, le nostre associazioni di categoria, cioè quelle dei concessionari, e i concessionari stessi. Tuttavia, giusto per farci del male torturandoci con un po' d'invidia verso i Paesi che di crisi non ne sentono, vediamo come sono andate da noi, sempre nel 1° trimestre di quest'anno, le tre case automobilistiche che dichiarano vendite globali alle stelle. In Italia il marchio BMW è crollato del 18,86% e anche se Mini ha registrato un +10,4%, il risultato complessivo di gruppo è un deludente un -11,7%. Chevrolet si difende, ma il suo +6,5% è ben lontano dai brillanti consuntivi vantati in altri Paesi. Skoda fa peggio di tutti: -24,87% nel trimestre. Insomma, limitandoci ai tre costruttori che parlano di record mondiali, i loro risultati sul mercato italiano sono a dir poco deludenti, se non catastrofici. Tuttavia, visto che altrove vanno bene o benissimo, non sono certo i brutti numeri italiani a poter compromettere quelli complessivi. E questo è il motivo per il quale, ormai, le case che operano in Italia non si lamentano più di tanto di fronte alla raffica di aumenti di tasse, tariffe e balzelli che stanno letteralmente spremendo gli automobilisti e riportando le vendite ai livelli di trent'anni fa. O comunque, si lamentano assai meno di quanto non facciano i concessionari che, come ha giustamente sottolineato il loro presidente, Filippo Pavan Bernacchi, sono prigionieri del mercato in cui devono operare, e non possono certo vendere in Cina o in India.

GOVERNO PERVERSO – Tuttavia, c'è da dire che poche volte il governo italiano, che già si distingue per essere non troppo sensibile alle grida d'aiuto di molte categorie, s'è dimostrato così sordo a quelle disperate che provengono da una in particolare, quella dei concessionari. Anzi, sembra quasi che l'atteggiamento dell'esecutivo Monti sia addirittura animato da una sorta di beffarda perversione nei confronti di chi vende automobili: non appena Federauto, l'associazione che rappresenta le reti di vendita, chiede di intervenire con un provvedimento che possa ridare fiato al mercato, il governo fa esattamente il contrario e s'inventa nuovi strumenti di tortura, oppure rende più efficaci quelli che già esistono. La prova? Di fronte a Federauto che da tempo chiede di equiparare la fiscalità sulle auto aziendali a livello di quella europea, più benigna, Roma mette a punto una riforma del mercato del lavoro da finanziare con un ulteriore irrigidimento di tale fiscalità, che potrebbe portare le attuali detrazioni sull'imponibile fiscale dal già risibile 40% a un tremendo 27,5%.

MEGLIO RASSEGNARSI – Si rassegnino Federauto e i suoi associati: nei palazzi del potere l'idea prevalente è che il mercato italiano abbia vissuto per troppo tempo di incentivi statali che hanno drogato le vendite immettendo nel parco circolante vetture nuove che in assenza d'incentivi non sarebbero state acquistate. Ora è giunta quella che sembra quasi una resa dei conti e il governo resterà quasi certamente alla finestra, lasciando che il mercato di un Paese in crisi si assesti da sé sul numero fisiologico di vetture che la domanda può ragionevolmente assorbire. E anche le reti di vendita dovranno dimensionarsi su questo numero, sacrificando chi non ce la fa più ad andare avanti. Triste, anzi tristissimo, ma è così.

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