L'automotive cambierà e uno studio descrive le strategie giuste per le Case

Gli investimenti delle Case sono a rischio e occorre attrezzarsi: uno studio detta le linee guida per restare competitivi

L'automotive cambierà e uno studio descrive le strategie giuste per le Case
Poche industrie hanno un'intensità di capitale alta come quella automobilistica, che deve produrre milioni di veicoli ognuno dei quali composto da migliaia di pezzi. Occorre ideare, progettare, collaudare e ingegnerizzare particolari che spaziano da una biella o un monoblocco alla bocchetta di areazione e all'inserto di tessuto di un pannello porta. La questione del ritorno sul capitale investito (Sergio Marchionne ne ha parlato da parecchio tempo, lo abbiamo riferito nel post dedicato al suo apprezzamento per Tesla e Apple) si acuisce in questi tempi di cambiamento tecnologico e del modello di business. Una società di consulenza ha analizzato la questione e fornisce la sua ricetta per dribblare queste spinose difficoltà.

UN FUTURO COMPLICATO

L'opinione di PwC è che il futuro sarà complicato per le Case automobilistiche che non si dimostrino in grado di migliorare il rendimento del capitale e questo nonostante il settore sembri in buona salute. Le vendite mondiali hanno raggiunto il record di 88 milioni di automobili nel 2016, in rialzo del 4,8% rispetto al 2015, e i margini di profitto per i Fornitori e i Costruttori hanno raggiunto il massimo da 10 anni.
Esaminando però 2 indicatori di performance, Price waterhouse Cooper conclude che questa industria è in difficoltà. Il primo è il Rendimento totale degli azionisti (TSR): negli ultimi 5 anni questi tassi di rendimento annuali delle aziende del paniere Standard & Poor 500 e del Dow Jones Industrial Average sono stati, comprendendo i dividendi, rispettivamente pari al 14,8% e 10,1%. Nello stesso periodo il TSR del settore automotive è stato solo 5,5%. L'altro indicatore è stato il rendimento del capitale investito: nel 2016 le prime 10 Case hanno ottenuto un "anemico" 4%, circa la metà del costo per ottenere quel capitale, e i primi 100 fornitori hanno fatto poco meglio.

CONTROMISURE POSSIBILI

Alla luce di queste cifre, PwC conclude che il settore è meno redditizio per gli investimenti rispetto ad altri e questo indica che ci saranno relativamente pochi vincitori nell'automotive nei prossimi cinque anni e oltre. Quelli che emergeranno saranno riusciti a sfruttare le loro limitate risorse di capitale in modi creativi e capaci di orientarsi in un "paesaggio" in evoluzione e poco conosciuto. Se è improbabile che il costo dei capitali possa scendere ancora, è invece sicuro che le Case ne avranno bisogno per i nuovi settori, come le auto connesse e autonome.
L'elettronica onnipresente, la connettività, i servizi digitali e i nuovi powertrain stanno accentuando la necessità di componenti nuovi e costosi (leggi che Delphi-Aptiv vuole abbassare del 90% il costo della guida autonoma). Per gli OEM si tratta di una "bolletta" salata: circa 20% in più rispetto alle automobili della generazione precedente. Un problema complicato come un basso ritorno sul capitale non ha soluzioni semplici ma PwC dà delle linee guida utili. Una delle misure suggerite è il consolidamento, che riduce la quantità di patrimonio occorrente anche perché unifica 2 processi di progetto e produzione. Il consolidamento/fusione non è la Panacea, soprattutto per le Aziende che cercano di finanziare le innovazioni, ma esistono altre soluzioni.

SALVI IN TRE MOSSE

La prima è già conosciuta ma va percorsa con maggiore convinzione. Si tratta di condividere le piattaforme e la produzione, con speciale riferimento ai pianali e ai powertrain. La duplicazione di motori, trasmissioni e componenti correlati è dispendiose e, in qualche misura, inutile dato che il consumatore medio acquista raramente per la piattaforma, assegnando più valore allo stile, la qualità e l'affidabilità. Un esempio nel settore premium è l'accordo fra Nissan e Daimlers: la piattaforma comune MFA viene utilizzata dalla Infiniti QX30 e sulle Mercedes CLA e GLA. Anche gli stabilimenti possono essere utilmente condivisi: il terzetto Aygo/108/C1 viene da anni prodotto congiuntamente da PSA e Toyota nello stabilimento di Kolin, nella Repubblica Ceca, e non mancano esempi di commerciali leggeri costruiti con lo stesso schema. La seconda strategia è esternalizzare maggiormente lo sviluppo ai fornitori di tecnologia. Gli OEM dovrebbero identificare quali caratteristiche digitali di un veicolo possono essere sviluppate ai loro partner tecnologici, che hanno un'esperienza molto maggiore nella progettazione e produzione di componenti e software digitali (leggi di QNX che mette il turbo al Ford Sync 3). Le Case dovrebbero trattenere soltanto la personalizzazione delle interfacce e dei sistemi di connettività e infotainment per distinguersi dalla concorrenza.
Il terzo punto sul quale focalizzarsi è una profonda revisione del meccanismo della distribuzione/vendita. PWC stima che 15% del costo di un'automobile vada alla rete di vendita: con tutte le variazioni dal caso, ad esempio gli sconti ai gestori delle flotte, questa percentuale è più alta di quanto dovrebbe essere. Le norme che regolano il settore sono giudicate "antidiluviane": negli USA agli OEM è vietato escludere i concessionari, un divieto che Tesla sta cercando di eliminare. È dimostrato che chi compra un'auto fa oggi in media un massimo di 1,5 visite da un dealer ma una generazione fa le visite erano 4-5. Nel contempo prima di andare in un autosalone il cliente naviga sul Web in lungo e in largo (leggi che il noleggio a lungo termine di Fiat sbarca su Amazon) e se si analizzassero queste "visite" virtuali le Case potrebbero ottenere risparmi nel magazzino e nella gestione delle strutture dei concessionari. Le preferenze dei clienti potrebbero essere indirizzate più efficacemente e si otterrebbe il giusto mix di formati di vendita al dettaglio nelle aree appropriate. Migliorare il modello delle concessionarie sarebbe un vantaggio per gli OEM e un "sollievo" per i clienti, che è cercano un'esperienza semplice e senza problemi ma raramente la trovano.

Pubblicato in Attualità il 07 Dicembre 2017 | Autore: Nicodemo Angì


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