L'auto elettrica, gli incentivi e le nozze con i fichi secchi

L'auto elettrica, gli incentivi e le nozze con i fichi secchi In un incontro a Roma con i vertici Nissan

In un incontro a Roma con i vertici Nissan, il mondo politico ha anticipato che presto potrebbero arrivare gli incentivi per l'auto a batteria. Ma saranno così pochi da rischiare di essere inutili

14 Aprile 2011 - 07:04

Ieri Nissan Italia ha calato il suo asso nella manica per cercare di convincere un mondo politico (che a parte qualche iniziativa, appare comunque riluttante), ad aprire i cordoni della borsa e a varare quanto prima un provvedimento d'incentivazione per l'auto elettrica. L'asso è consistito nell'invitare nella sede Nissan di Capena, vicino a Roma, alcuni esponenti della Commissione Trasporti della Camera e di offrire loro un breve test-drive della Leaf, il modello “tutto-elettrico” che la casa nipponica ha già lanciato su alcuni mercati e che commercializzerà anche in Italia verso la fine dell'anno.

RISPARMIEREMO IN MANUTENZIONE – La prova era, ovviamente, il preludio a una serie di colloqui, durante i quali il presidente della commissione, Mario Valducci, ha anticipato che il provvedimento sugli incentivi potrebbe essere approvato alla Camera prima dell'estate, passare al Senato e diventare legge entro 12 mesi. Ciascuno degli invitati all'incontro ha detto poi la sua sull'argomento, illustrando le possibili linee guida dell'attuale governo in tema di apertura verso l'auto elettrica. Tuttavia, a nostro parere, l'informazione più interessante è venuta dalle parole del deputato Gabriele Cimadoro, il quale ha detto chiaro e tondo che “molto probabilmente in Italia l'entità degli incentivi non arriverà a quella media di 5 mila euro rionosciuti in altri Paesi europei. Sappiamo quali siano i limiti dei nostri conti pubblici, ma crediamo che il minor costo della manutenzione richiesta e del carburante adottato e le agevolazioni gia' previste per il bollo auto, oltre ad altre che potremmo prevedere nella circolazione dei grandi centri storici delle città, come l'ingresso e il parcheggio gratuito, potrebbero consentire a chi spende qualche migliaio di euro in più per acquistare un'auto elettrica di recuperarli nel giro di 3 anni”.

LISBONA FA MEGLIO – Il messaggio è chiarissimo: per l'auto a batteria, dal barile dei fondi statali non c'è modo di raschiare che qualche spicciolo, o comunque molto meno di quanto sono riusciti a fare altrove. Per esempio in Portogallo, che con le sue disastrate finanze, in soccorso delle quali è appena stata approvata un'iniezione da 80 miliardi di aiuti europei, è comunque riuscito a mettere a disposizione di ogni cittadino che acquista un'auto a batteria la cospicua somma di 5 mila euro, ai quali se ne aggiungono 1.500 per la rottamazione dell'usato e altri 155 l'anno per l'esenzione dalla tassa di circolazione. Noi, invece, a quanto pare dovremo accontentarci di molto, molto meno.

LEZIONI DIMENTICATE – Al di à delle cifre, lascia esterrefatti che il mondo politico metta già le mani avanti lasciando al “minor costo della manutenzione e del carburante” e a qualche agevolazione nella circolazione e nel parcheggio dei centri storici il compito di rendere competitivo l'acquisto e la gestione delle auto elettriche che invece (e all'estero se ne sono accorti da un pezzo) avrebbero bisogno di ben altro. Evidentemente a Roma hanno dimenticato la lezione dei vecchi incentivi, la cui prima edizione, nel 1997-1998, ebbe un impatto rilevante sulle immatricolazioni di auto nuove proprio perché la somma messa a disposizione dalla Stato per ogni vettura, unita a una somma almeno pari che il venditore doveva essere riservata al cliente come sconto, rendeva effettivamente molto conveniente l'acquisto. Con la seconda tornata di incentivi le somme diminuirono, e con esse anche il successo della formula, che tornò in auge quando arrivarono anche le agevolazioni per le auto a gas, con fondi più che doppi a quelli stanziati nel 1997.

NIENTE MATRIMONIO? – Insomma, gli incentivi funzionano se sono reali, e tenuto conto che oltretutto le vetture elettriche hanno un costo sensibilmente maggiore rispetto a quelle tradizionali, e che quindi occorrerebbe un incentivo solo per avvicinarne il prezzo a quello di queste ultime, non si vede in che modo lo Stato intenda favorire la diffusione della trazione elettrica senza risorse o quasi. La saggezza di un proverbio meridionale spiega che le nozze con i fichi secchi non si fanno. Quindi, se il menù sarà quello proposto dall'onorevole Cimadoro, temiamo che il matrimonio tra gli italiani e l'auto elettrica diventerà più complesso da celebrarsi.

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