L'auto è in crisi, ma solo in Europa

Un'analisi sui trend del mercato mondiale automotive del 2012

11 luglio 2013 - 14:00

Nel 2012, valutando la globalità dei mercati mondiali, le immatricolazioni sono cresciute del 5 % rispetto al 2011, con 81,7 milioni di nuovi veicoli immatricolati, mentre la produzione di autoveicoli è aumentata del 5,3 %. Tutti i paesi BRIC sono cresciuti e la Cina, da anni il primo mercato mondiale, è salita del 4,3%. Sono riprese ad aumentare, però, le immatricolazioni in alcuni mercati sviluppati: Stati Uniti +13,4% e Giappone +27,5%. Numeri inversi, invece, per il mercato europeo, che per il quinto anno consecutivo ha visto calare le vendite del 8,4 % e la produzione del 7,3 %.

L'EUROPA IN CRISI – La crisi delle vendite ha riguardato tutti i paesi, salvo la Gran Bretagna (+3,7%): maglia nera all'Italia (-21%), seguita dalla Francia (-13,2%) e dalla Germania (- 3,3%). Questa dinamica ha ripercussioni su tutti i costruttori europei: Volkswagen perde l'1,1% delle immatricolazioni, Renault addirittura il 18,9% e il gruppo Fiat il 15,8%. L'unico grande costruttore a crescere in Europa è Hyundai-Kia (+11,5%).

SALE LA PRODUZIONE MONDIALE – Anche la produzione mondiale nel 2012 è cresciuta, con 84 milioni di unità, cioè il 5,3% in più rispetto al 2011. L'Asia è il primo continente produttore con una quota del 59%, mentre l'aera NAFTA è ha la più alta crescita (15,8 milioni di autoveicoli prodotti, +17,2% rispetto al 2011), grazie alla ripresa economica degli USA. La produzione europea, con 16,2 milioni di veicoli (- 7,3 % sul 2012) riflette le condizioni del mercato delle immatricolazioni. In Italia, invece, In seguito alla flessione del 2011 (-5,7%), nel 2012 la produzione di autoveicoli è ulteriormente diminuita (-15%), per un totale di 671mila autoveicoli assemblati. A differenza del 2011, nel 2012 il settore non ha beneficiato della tenuta della produzione di veicoli industriali e commerciali, che dopo due anni di crescita sono tornati a scendere (-9,8%).

CALANO LE ESPORTAZIONI ITALIANE – Rispetto all'andamento positivo nel 2011, le esportazioni di parti e componenti nel 2012 sono calate del 5,3% fermandosi a 18,1 miliardi di euro. Una parte sostanziale delle imprese ha varcato i confini nazionali per vendere i propri prodotti all'estero, tanto che quasi la metà dei ricavi totali della filiera (il 49,6% in Italia, il 48,7% in Piemonte) proviene da clienti stranieri. L'Europa Occidentale pesa ancora circa il 50% delle commesse, ma cresce la sub-quota di export verso il NAFTA (+13%) probabilmente per effetto del traino del marchio Fiat-Chrysler. Se un autoveicolo su due viene assemblato in Asia, i nostri imprenditori si muovono di conseguenza: tre esportatori su cinque riescono a raggiungerli, anche se il 40% circa denuncia difficoltà legate alla distanza, alla burocrazia nelle spedizioni e alla complessità nell'individuare nuovi clienti.

LE IMPRESE DIVENTANO ECLETTICHE – Così le imprese cercano nuove opportunità commerciali in settori come l'aeronautica, la meccanica, la plastica, la lavorazione dei materiali, la costruzione di altri mezzi di trasporto, i prodotti in metallo, che sentono meno la crisi rispetto a quello automotive. Su 100 euro di ricavi della filiera automotive, 14,2 provengono da altri settori. Circa il 40 % dei produttori automotive beneficiano di commesse da altre filiere.  La dipendenza da Fiat negli ultimi anni si è ridimensionata, tanto che gli esportatori superano ormai il numero delle imprese che hanno legami commerciali con il gruppo torinese. La flessione della produzione nazionale ha portato la quota del Gruppo Fiat sul totale dei ricavi di filiera al 40,7%.

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