L'ausiliare del traffico può lasciare l'auto di servizio in divieto di sosta, lo dice il codice

TORINO 18/10/2008 - «Predicano bene e razzolano male». Il vecchio adagio balena nella mente dell’automobilista che si è appena visto sanzionare per divieto di sosta da un...

19 Ottobre 2008 - 03:10

TORINO 18/10/2008 – «Predicano bene e razzolano male». Il vecchio adagio balena nella mente dell’automobilista che si è appena visto sanzionare per divieto di sosta da un ausiliario della Gtt che, a sua volta, ha abbandonato la vettura di servizio in doppia fila. Una scena tutt’altro che insolita nelle zone dove il parcheggio è regolato dalle strisce blu. Vetture con il logo del Gruppo torinese trasporti lasciate sulle strisce, a cavallo dei marciapiedi, sotto cartelli di divieto che lasciano poco all’interpretazione. Bene, rispetto a quanto possa pensare il cittadino comune – e forse il buonsenso – gli ausiliari del traffico sono autorizzati a farlo. Perché la legge – la 689 del 1981 – parla chiaro: l’esigenza di elevare un verbale è più forte del codice della strada e annesse sanzioni amministrative. Perché un ausiliario del parcheggio, di fronte a norme e codici, può avvalersi delle stesse garanzie di un poliziotto, un carabiniere o un medico del 118 in servizio.

La ragione che sottende alla norma è che «lasciare l’auto di servizio troppo lontano potrebbe pregiudicare la buona riuscita del servizio». Insomma, mentre fanno le multe alle auto in divieto, gli impiegati con la pettorina blu devono avere la loro macchina sempre sott’occhio. Per evitare che magari qualcuno possa danneggiarla o, in preda all’esasperazione, si lasci andare a deprecabili atti di ritorsione. Se poi quell’auto in palese divieto genera nel multato un palese senso di rivolta interiore, pazienza. Lo dice la legge, la stessa che tra parentesi autorizza anche l’autista di qualunque pullman del Gtt – parola del comando dei vigili urbani – a parlare con il cellulare e senza auricolare mentre sta guidando. Anche in questo caso, la ragione di servizio è più forte di tutto, Forse, addirittura più forte del buon senso.

Ciò non toglie che il primo obiettivo del Gruppo torinese trasporti sia quello di «non urtare la sensibilità delle persone». Detto con il linguaggio dell’uomo della strada, se proprio si può evitare non farlo. Specialmente quando sei pagato per multare gli altri automobilisti e il primo a non rispettare le regole del sentire comune sei proprio tu, anche se la legge ti autorizza. «È opportuno tenere conto dei diversi contesti in cui il personale si trova a lavorare – si legge in una nota del Gtt -. E ci sono sicuramente delle situazioni in cui non è sicuramente facile svolgere questo lavoro che, non dimentichiamolo, ha lo scopo di garantire a tutti migliori condizioni di viabilità. A seguito di queste segnalazioni, il personale che guida auto aziendali sarà richiamato al rispetto scrupoloso del Codice della strada».

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