L'assicurazione che offrì un corso di guida sicura e se ne pentì: gli allievi facevano più incidenti di prima

Corre voce che anni fa una compagnia assicurativa abbia offerto ai suoi clienti un corso di guida sicura, ma poi se ne ...

10 dicembre 2010 - 12:36

Corre voce che anni fa una compagnia assicurativa abbia offerto ai suoi clienti un corso di guida sicura, ma poi se ne sia pentita: contrariamente alle attese, chi lo aveva frequentato avrebbe avuto più incidenti degli altri assicurati. Io non so se questa voce sia vera, ma ho un elemento serio per sospettare che lo sia: in effetti, delle due compagnie che mi risultano aver fatto iniziative del genere, nessuna me ne ha poi fornito i risultati come avevo richiesto. E non fatico a immaginare il motivo del fallimento: alcuni corsi prevedono anche giri di pista, che sono molto delicati perché portano gli allievi in un universo troppo diverso da quello della strada e ci vorrebbero svariati giorni per assimilare le varie tecniche e imparare ad applicarle anche nella guida di tutti i giorni.

Cito questo episodio non a caso, dopo che negli ultimi giorni ho per due volte sottolineato l'importanza di questi corsi (L'incidente di Lamezia può capitare a tutti. Allora basta distrazioni e tutti a scuola (ora si può) e Arriva il “colpo di spugna” per chi beve. Giusto o sbagliato? Questione d'informazione). Perché non vorrei che qualsiasi lezione venga presa per qualcosa di miracoloso: ce ne sono alcune fatte bene, altre così così e altre ancora da evitare. Mi auguro che la sperimentazione che si avvierà l'anno prossimo su corsi e risultati porti il ministero delle Infrastrutture a fissare paletti giusti. Per lasciare sul mercato solo organizzazioni davvero qualificate e allontanare chi vuole solo approfittare del nuovo business in arrivo quando i corsi serviranno anche al recupero dei punti-patente come prevede la riforma del Codice.

fonte – mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com

1 commento

Ernesto
15:53, 10 dicembre 2010

Concordo al 100 % la distinzione tra “guida sicura” e “guida sportiva” spesso non è così netta e sicuramente alcuni corsi portano, sopratutto i giovani (e sopratutto il sesso maschile), a pensarsi piloti, dimenticandosi che questi ultimi sono professionisti che si allenano tutti i giorni e corrono su strade chiuse o in pista con commissari pagati per segnalare eventuali pericoli.
Speriamo nel Ministero!

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