La strada uccide soprattutto gli uomini

La strada uccide soprattutto gli uomini La statistica messa a punto dall'Associazione dei familiari della vittime sulla strada: il trend è in calo

La statistica messa a punto dall'Associazione dei familiari della vittime sulla strada: il trend è in calo, ma il dato non è comunque confortante

2 Gennaio 2011 - 12:01

Nel 2010 ci sono state 79 vittime 65 uomini e tredici donne Il giorno più a rischio resta il sabato seguito da domenica e venerd

Uomo, tra i 36 e i 60 anni, in auto, nel tardo pomeriggio estivo – È l'identikit di chi, nella maggior parte dei casi, ha perso la vita sulle strade bresciane in questo 2010: 79 le vittime fino ad ora (l'ultima, una donna di 36 anni morta in un incidente l'altra notte a Castenedolo) contro le 104 dello stesso periodo 2009 (che si chiuse poi con 112 decessi).
UN TREND IN CALO che si conferma da qualche anno, ma che certamente non conforta perchè il numero dei morti sulla strada dovrebbe avvicinarsi sempre più allo zero.
Soprattutto perchè, ancora, è il sabato a mietere più vittime: 22, a cui seguono le 15 registrate di domenica e le 12 di venerdì. A sviscerare le statistiche, come sempre, è stata l'Associazione dei familiari vittime della strada, fondata dieci anni fa da Roberto Merli che ha perso il figlio 14enne in un incidente in motorino.

Luglio il mese nero – Luglio il mese più drammatico  con le sue 14 vite spezzate, seguono aprile con 12 vittime e, a parimerito, maggio, giugno e ottobre con 8 persone morte in incidenti stradali. E se in 27 avevano più di 36 anni, ma meno di 60, 15 avevano tra i 27 e i 35 anni e altrettanti, invece, più di 61.
In tutto, sono morti 65 uomini e 13 donne: in particolare, in 31 nella fascia oraria che va dalle 12 alle 18. Dalle 23 alle 6 del mattino, nel 2010, la strada ha spezzato la vita di 17 persone, 15, invece, al mattino, dalle sei a mezzogiorno, e altrettanti dalle 18 alle 23, giusto l'orario dell'aperitivo o, più semplicemente, del rientro a casa dal lavoro.
GUIDA IN STATO di ebbrezza? Nel 2010 ha falciato 4 vite. In 10 casi, l'investitore aveva un'età compresa tra i 31 e i 50 anni. E se 40 delle vittime viaggiavano a bordo di un'automobile, 18, invece, erano in moto, 8 a piedi, 6 in bici, 4 in motorino e 2 erano alla guida di mezzi pesanti.
«Piano piano le cose stanno migliorando, rispetto agli anni passati, ma c'è ancora molto da fare – commenta Merli – benvenga la tolleranza zero, introdotta dal nuovo codice della strada, nei confronti di neopatentati o conducenti professionisti, beccati al volante sotto l'effetto di alcool o droga, ma è ancora presto per attribuire alle novità normative il merito delle vittime in calo».
Quello su cui bisogna continuare a lavorare, per Merli, è «un cambiamento culturale» per chi si mette alla guida: un cambiamento che passa sì dall'intensificazione dei controlli, e quindi dalla repressione, ma anche, e soprattutto, da sensibilizzazione e prevenzione. Perchè, bilanci a parte, la tragedia non sta solo nella perdita di una vita, ma in tutto quello che ci sta intorno, a partire dal dolore dei familiari. Per questo l'associazione di Merli lavora a 360 gradi: per portare l'educazione stradale nelle scuole, e per sostenere le famiglie offrendo loro consulenze legali e, soprattutto, psicologiche.

Chi perde una persona cara ha bisogno di sostegno – Alla sede storica di Concesio (che segue una quindicina di famiglie) si è aggiunto, nel 2008, il centro di ascolto di Bedizzole ( a cui si rivolgono circa 8 famiglie) e, ultimo nato, il consultorio di Darfo, inaugurato il 20 settembre scorso.
«Una volta al mese incontriamo i parenti delle vittime con uno psicologo, poi, in base alle situazioni gli appuntamenti possono essere anche individuali – spiega Merli -, ma ci siamo resi conto che questo servizio serve moltissimo, soprattutto sotto il profilo psicologico, perchè chi perde una persona cara ha bisogno di sostegno».
E se l'obiettivo è fermare le stragi sulla strada e dare giustizia ai superstiti, gli strumenti sono «il confronto e l'assistenza alle famiglie colpite da questo dramma, il capillare contatto con le realtà aggregate sul territorio e la scuola, intesa come palestra di formazione e informazione, anche sulle norme: dobbiamo cioè sensibilizzare i ragazzi alla responsabilità, mettendo al centro il valore della vita».
DA ANNI, per esempio, Merli insiste affinchè i tribunali, come previsto dalla legge, prescrivano i lavori di pubblica utilità come pena alternativa in caso di reati non gravi, compresa la guida in stato di ebbrezza. Una misura prevista, peraltro, anche nel nuovo codice della strada.
«Se una persona viene trovata con un livello alcolemico superiore a 1.5, per esempio, può evitare la confisca dell'auto rendendosi disponibile ai lavori socialmente utili: l'Associazione Familiari vittime della strada e Carcere e Territorio sono le uniche due realtà che, a Brescia, risultano iscritte in tribunale per questo tipo di pena alternativa».
Almeno una ventina nel 2010, le persone che si sono rivolte all'associazione presieduta da Merli, dai 20 ai 50 anni, per le 120 o 150 ore (in base al tasso alcolemico) da scontare, «e per il 2011 siamo già pieni», conferma, lanciando un appello alle altre realtà associative, affinchè aderiscano al progetto.
«PER LEGGE – spiega Merli – l'associazione deve essere in qualche modo legata all'educazione stradale, ma esistono molte cooperative, per esempio, che seguono persone disabili in seguito a un incidente. Credo che questo tipo di volontariato costante servirebbe, e non poco, a quei conducenti trovati al volante ubriachi».

Fonte – bresciaoggi.it

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