La morte di Veronica: 18 mesi al conducente dell'auto

Viareggio, 17 settembre 2008 - Si è conclusa con una sentenza severissima il processo a carico di Andrea Bertolai, 26 anni di Viareggio, accusato di omicidio colposo per la morte di Veronica...

18 settembre 2008 - 19:16

Viareggio, 17 settembre 2008 – Si è conclusa con una sentenza severissima il processo a carico di Andrea Bertolai, 26 anni di Viareggio, accusato di omicidio colposo per la morte di Veronica Giunta, la ragazza viareggina non ancora 18 enne morta in un incidente stradale in via dei Lecci la notte del 16 febbraio 2006. Il giudice monocratico Nidia Genovese ha riconosciuto la colpevolezza dell’imputato al quale, pur attribuendogli le attenuanti generiche, ha inflitto una condanna di un anno e mezzo, più del doppio di quanto aveva richiesto il pubblico ministero Fabrizio Bartelloni (8 mesi).

Il pm aveva anche chiesto che venisse inflitta una provvisionale di 100 mila euro in attesa del processo civile, ma il giudice ha preferito al momento non quantificare una cifra provvisionale rimandando la vertenza a un prossimo dibattimento. L’avvocato difensore Augusto Ballerini, che aveva chiesto l’assoluzione per il suo assistito, ha definito eccessiva la pena inflitta e ha preannunciato che presenterà ricorso in appello.

Con la sentenza arrivata alle 16 di ieri pomeriggio si è così conclusa una delle pagine più dolorose della storia recente della nostra città. La morte di Veronica, luminosa e solare ragazza di 18 anni, al ritorno da una festa rionale di Carnevale, commosse e scosse l’opinione pubblica. E’ stato difficile anche durante le varie fasi dibattimentali capire la dinamica esatta dell’incidente e appurare dove fossero le colpe dell’una e dell’altro, considerando che l’impatto è avvenuto proprio al centro della carreggiata più verso la direzione di marcia dell’auto. Ma per il giudice Andrea Bertolai non ha fatto nulla per evitare lo scooter: non ha ridotto la velocità, non ha frenato, non ha provato a tenersi sulla sua destra.

Il dibattimento di ieri è iniziato poco dopo le 14 con l’esame degli ultimi due testimoni indicati dai difensori di parte civile, Enrico Pizzi (per il padre di Veronica) e Olivia Boschi (per la mdre). Hanno deposto l’ingegner Mario Maccanti e il dottor Franco Cancellotti. Il primo è un perito che ha confermato che al momento dell’impatto la Nissan Micra del Bertolai procedeva a 62 kmh, a fronte del limite di 40; mentre lo scooter di Veronica procedeva a 28 kmh.

Ed ha ribadito che non sono state trovate tracce di frenate. Il dottor Cancellotti, medico tossicologico, ha confermato, come già emergeva da altre perizie, che Veronica non aveva bevuto né aveva assunto sostanze stupefacenti; mentre Andrea Bertolai presentava tracce di cannabis nelle urine, tracce che potevano risalire al massimo a 24 ore prima dell’incidente.

La requisitoria del Pm Fabrizio Bartelloni è iniziata attorno alle 14,40 ed è durata una decina di minuti. “Bisogna chiederci – ha detto – se la condotta del Bertolai ha contribuito alla morte di Veronica Giunta. E chiederci inoltre quale è stato il comportamento della vittima. Bisognerebbe dimostrare che il suo comportamento ha causato la condotta del Bertolai, ma così non è stato. Non c’è certezza che la vittima avesse bevuto. Dalle testimonianze si capisce che era scossa per motivi personali, ma non ubriaca”.

“Bisogna attenerci ai fatti oggettivi – aggiunge -. E i fatti oggettivi sono che l’impatto è avvenuto in prossimità del centro della carreggiata, anzi dalla parte dell’auto, quindi lo scooter stava procedendo contromano. E’ oggettiva la velocità di 62 kmh e che la strada all’epoca era stretta, buia e senza segnaletica orizzontale; ma era una strada pianeggianta con un’ottima visibilità a centinaia di metri”.

Di qui per il Pm la colpa delittuosa del giovane: “L’auto aveva tutto il tempo per fermarsi però il consumo di cannabis gli ha rallentato i riflessi”. Per questo ha chiesto una condanna di 8 mesi e una provvisionale di 100 mila euro in attesa del processo civile.

La tesi accusatoria del Pm è stata ribadita dall’avvocato Olivia Boschi che tutela gli interessi di Giancarla Simonetti, madre di Veronica. “La responsabilità dell’incidente – ha detto – è esclusiva dell’imputato che procedeva a oltre 60 chilometri orari laddove il limite era di 40, mentre Veronica andava a 28 kmh: era praticamente ferma”.

Poi ha messo in rilievo le contraddizioni della testimonianza di lui: “Prima ha detto che aveva visto arrivare in lontananza un veicolo, senza capire che era uno scooter; e poi aggiunge – ha detto l’avvocato Boschi – che pochi istanti dopo ci fu l’impatto. Se l’aveva visto in lontananza, perché non ha fatto una manovra d’emergenza? Perché non ha frenato, perché non ha sterzato? A quella velocità gli sarebbero bastati 30-40 metri per evitare l’impatto”.

“Invece – aggiunge –  il Bertolai ha infranto il codice della strada visto che è stato multato sia per l’eccesso di velocità sia per aver invaso l’altra carreggiata. E poi aveva assunto cannabis e questo, come ci hanno fatto capire gli esperti, gli ha rallentato i riflessi, gli ha fatto perdere il senso delle distanze e gli ha diminuito la vista periferica, cosa che lo aveva indotto a procedere al centro della carreggiata”.

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