La bimba morta non viaggiava sul seggiolino

NAPOLI (14 agosto) - Annalisa, la bambina di tre mesi morta nello scontro avvenuto l'altro giorno a Castelvolturno, non era nel seggiolino così come previsto dalle normative: lo sottolinea Carlo...

16 agosto 2007 - 10:50

NAPOLI (14 agosto) – Annalisa, la bambina di tre mesi morta nello scontro avvenuto l'altro giorno a Castelvolturno, non era nel seggiolino così come previsto dalle normative: lo sottolinea Carlo Cremona, presidente dell'associazione I-Ken onlus di Napoli. Immediata la risposta di Grazia Filippone, la mamma della piccola che ha perso la vita nell'incidente causato da un cittadino liberiano alla guida sotto l'effetto di un mix di droghe: «La bambina – dice la donna seccata e arrabbiata – era troppo piccola per stare nel seggiolino, ancora non si reggeva con la testa».

«Perché – si chiede Cremona in un comunicato – addossare la colpa all'uomo? Perché nero? Perché extracomunitario? Perché diverso? Ascoltando tutte le cronache del luttuoso fatto nessuno ha evidenziato che, se nell'auto tamponata si fosse rispettato il codice di sicurezza stradale, la madre avrebbe dovuto essere seduta sul sedile posteriore, dopo aver assicurato la neonata ad un sedile omologato e con cinture di sicurezza. Se si fossero rispettate le regole di sicurezza, non avrebbero potuto esserci quattro minori e due maggiorenni tutti nella stessa auto, e tutti senza cinture di sicurezza».

Le norme cui Cremona fa riferimento sono quelle del codice della strada (l'articolo 172 prevede che i bambini debbano viaggiare assicurati «con un sistema di ritenuta adeguato al loro peso, di tipo omologato» e che possano occupare il sedile anteriore «solo se la loro statura supera 1,50 m.». Dall'ospedale di Castelvolturno, dove è ancora ricoverato insieme alla moglie, Ciro Filippone preferisce non ribattere: «Abbiamo perso una bambina – dice – non ci interessano le polemiche», mentre le parole dello zio di Annalisa, Salvatore, sono rabbiose: «Ma andassero a controllare chi non ha l'assicurazione!».

Il presidente dell'associazione I-ken attribuisce, fondamentalmente, alla cultura dell'illegalità la morte della piccola Filippone. «Piangiamo la scomparsa della bambina – afferma – ma non abbiamo compassione per l'ignoranza. Venite con me, vi farò vedere neonati portati da genitori sui motorini in braccio per le vie di Napoli. Scooter con a bordo padre, madre e due figli senza casco, che passano davanti a pattuglie di polizia o carabinieri che voltano la faccia per far finta di non vedere».

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