La battaglia del risarcimento Rca

L'Associazione vittime della strada chiede al presidente della Repubblica di non firmare il decreto che taglia i risarcimenti

3 aprile 2013 - 6:00

Il settore Rca in Italia continua a essere in fermento. Adesso, l'Associazione vittime della strada lancia l'allarme: “Si vocifera che il Governo Monti varerà questa settimana il decreto di attuazione della tabella unica nazionale di cui all'articolo 138 del Codice delle assicurazioni private con cui i risarcimenti per i danni più gravi, vale a dire quelli ricompresi nella fascia dal 10% al 100%, verranno abbattuti mediamente del 60%”. L'Associazione a eleva un o monito a bloccare quella che definisce un'incredibile e inaudita iniziativa che andrebbe a sconvolgere le aspettative risarcitorie di migliaia di macrolesi che attendono la giusta liquidazione dei pregiudizi, spesso gravissimi, legati agli incidenti stradali e ai casi di malasanità.

UNA “SECONDA PUNTATA” – Parliamo, per intenderci, di una specie di “seconda puntata” della lunghissima telenovela delle lesioni fisiche gravi, perché già il presidente dell'Aneis (esperti in infortunistica stradale), Luigi Cipriano, aveva attaccato il Governo in tema gravi lesioni fisiche in seguito a un incidente. Denunciando che le Tabelle ministeriali ridurrebbero anche del 50% i risarcimenti Rca rispetto a quanto prevedono le Tabelle del Tribunale di Milano. Tutto parte il 3 agosto 2011, quando il Governo approva lo schema di Dpr in esecuzione all'articolo 138 del Codice delle assicurazioni, il quale prevede che in caso di sinistro stradale i risarcimenti vengano stabiliti da una Tabella unica nazionale: questa valuta il danno biologico e le menomazioni alla integrità psicofisica su una scala da 10 a 100 punti di invalidità. Tale tabella avrebbe lo scopo di rendere i risarcimenti più omogenei in tutto in tutto il Paese. L'approvazione del Decreto non viene, però, accolta di buon grado dagli operatori del settore; subito il Cupsit (Comitato unitario patrocinatori stragiudiziali, di Stefano Mannacio) protesta affinché “si anteponga il diritto alla salute e il suo integrale risarcimento all'utile di bilancio delle Compagnie assicuratrici”. La tabella, infatti, viene reputata dal Cupsit non corrispondente alla realtà biologica: il valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto di invalidità è del tutto inadeguato a risarcire equamente il danno ad un bene prezioso quale il bene salute. Adesso è l'Associazione vittime della strada a tornare all'attacco.

IL GOVERNO NON HA IL POTERE DI FARLO? – L'Associazione vittime sostiene che tale iniziativa si connota di palese illegittimità in quanto l'Esecutivo, che oltretutto dovrebbe circoscrivere la propria azione governativa agli affari correnti di ordinaria amministrazione, non ha più il potere di intervenire sulla questione essendo scaduta la delega di ventiquattro mesi fissata dal Codice delle assicurazioni, all'articolo 335, secondo comma, “talché alla tardività si aggiungerebbe il contrasto con l'articolo 76 della nostra Carta costituzionale, che sancisce che l'esercizio della funzione legislativa può essere delegata all'Esecutivo solo per un tempo limitato”. Non solo, secondo le Vittime della strada, la manifesta incostituzionalità di tale decreto è accentuata dal fatto che disciplinerebbe, in patente violazione del fondamentale articolo 3 della Costituzione, in modo diversissimo sotto il profilo monetario situazioni relative a lesioni personali soltanto per via della genesi del fatto illecito.

E LE TARIFFE RCA? – In teoria, queste nuove tabelle – se mai diverranno operative – avrebbero l'obiettivo di abbassare le tariffe Rca, facendo calare i costi a carico delle Compagnie. Ma per le Vittime della strada si preannunciano gravissime sperequazioni sotto il profilo della retroattività del provvedimento. Infine, è da indicare l'antidemocraticità del provvedimento in questione, ponendosi in netto contrasto con la volontà espressa dal Parlamento il 26 ottobre 2011, che ha votato pienamente la mozione Pisicchio con 248 voti a favore e solo 6 contrari. Un provvedimento che, per salvaguardare gli interessi delle assicurazioni, vorrebbe mettere da parte anche le indicazioni della Corte di Cassazione (sentenza n. 12408 del 7 giugno 2011) che ha esteso a tutto il territorio nazionale i diffusissimi valori indicati nella Tabella del Tribunale di Milano, frutto di scrupolosa elaborazione ed assiduo aggiornamento.

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