Kubica e i guardrail assassini: il rischio è anche per gli automobilisti

Domenica mattina, la Skoda Fabia del pilota polacco esce di strada a velocità sostenuta, ed urta con la fiancata sinistra la cuspide di un guardrail.

7 febbraio 2011 - 12:30

Domenica mattina, la Skoda Fabia del pilota polacco esce di strada a velocità sostenuta, ed urta con la fiancata sinistra la cuspide di un guardrail: il lungo pezzo di metallo penetra così nell'abitacolo, attraversandolo, ferendo gravemente il pilota di F1 Robert Kubica.

GUARDRAIL PERICOLOSI – Pochi giorni dopo quel salto di corsia di un TIR sulla A4, che ha drammaticamente riportato in luce le problematiche sulle barriere autostradali, le immagini dell'auto di Robert Kurica dopo l'incidente al Rally di Andora richiamano l'attenzione, adesso, verso la reale pericolosità dei guardrail nella viabilità ordinaria. Percorrendo numerose strade provinciali ed extraurbane, ma anche molte strade di scorrimento all'interno delle città, è facile rendersi conto della diffusa presenza di guardrail anacronistici, palesemente in contrasto non solo con le norme attuali, ma addirittura con il buon senso. Accade spesso, infatti, di imbattersi in quei caratteristici guardrail monolama, con un unico pezzo di metallo, la cui concavità è posta verso la carreggiata. Si tratta di manufatti installati negli anni sessanta, quando non solo le esigenze di protezione degli occupanti delle autovetture erano affrontate diversamente da quanto avviene oggi, ma i flussi di traffico erano ben inferiori a quelli odierni. E le autovetture, assai più basse e leggere, procedevano a velocità medie decisamente inferiori.

NON SOLO PER I MOTOCICLISTI – L'intenso dibattito che, negli ultimi anni, si è sviluppato sulla pericolosità delle barriere metalliche per i motociclisti ha, curiosamente, fatto passare in secondo piano il reale rischio che corre chi è al volante di un'autovettura. Ed anche se l'opinione collettiva associa, erroneamente, le barriere-killer ad un qualcosa che riguarda solo chi percorre strade ed autostrade su due ruote, chi guida un'auto resta più frequentemente coinvolto di quanto si creda in incidenti provocati da manufatti mal posizionati, o a cuspidi assenti o irregolari.

SERVONO CONTROLLI STRINGENTI – Non è tuttavia configurabile un vero e proprio obbligo, per il gestore delle infrastrutture stradali, di sostituire i guardrail potenzialmente pericolosi solo in virtù della loro vetustà. È invece possibile prevedere un sistema di controlli e sanzioni che costringa chi gestisce le strade, con la forza del diritto, ad applicare le norme esistenti. Lo ha dimostrato, nel novembre del 2009, la storica – e 'scomoda' – sentenza che, per la prima volta, ha condannato due funzionari della Provincia di Cremona che, nel 2005, furono responsabili della messa in opera di un guardrail sulla statale Paullese. Guardrail che, in un tratto all'altezza del Comune di Castelverde, aveva la cuspide male orientata e che, pertanto, non era a norma. E quando un giovane di 27 anni perse il controllo della sua Punto andandovi a sbattere contro, la barriera metallica penetrò nell'auto come una lama – più o meno, come nell'auto di Kubica – causando la morte del guidatore. Nel processo emerse che nella collocazione del guardrail, oltre a non applicare i decreti ministeriali “che prevedono un progetto motivato sul se, sul perché e sul come installare una barriera”, non erano state seguite le indicazioni prescritte dal certificato di omologazione. La barriera, in pratica, era letteralmente protesa come una lancia acuminata verso i veicoli diretti verso Cremona. Lancia che, purtroppo, trafisse il giovane a bordo della Punto: un evento che, per il Pubblico Ministero, era da ritenersi “non imprevedibile”.

SENTENZA IMPORTANTE – La condanna dei due funzionari (quattro mesi di reclusione, con la condizionale) è spunto per un'urgente riflessione non solo su una corretta, rigorosa applicazione delle norme, ma anche verso un'opportuna, inevitabile rivisitazione dei paradigmi che regolano la formazione e l'aggiornamento di tecnici ed addetti ai lavori delle PA locali. Un'esigenza manifestatasi in tutta la sua complessità anni fa, all'indomani del trasferimento, da parte dell'Anas, di oltre 23mila km di viabilità a Regioni e Province. Non tutte preparate a svolgere i delicati compiti che, di norma, competono a chi le infrastrutture le costruisce e le gestisce.

di Alessandro Ferri

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