Jaguar e Land Rover in una task force per costruire l'auto più sicura

Troppa tecnologia distrae il guidatore. Ecco come Jaguar e Land Rover svilupperanno le nuove tecnologie HMI che connettono i passeggeri all'auto

20 gennaio 2014 - 7:00

Più è connessa e tecnologica un'auto e più riesce a tenere collegati al mondo i suoi passeggeri. Ma quanto è realmente sicura nell'interazione con il guidatore? Una domanda cui Jaguar e Land Rover, entrambe sotto l'ala di Tata Motors, vogliono rispondere realizzando nuove tecnologie di interfaccia uomo-macchina HMI (Human Machine Interface) che siano intuitive, pratiche e sicure. Il coinvolgimento di aziende esperte nel settore della tecnologia e del MIT (Massachusetts Institute of Technology) avvierà un progetto cooperato che mira a ridurre la potenziale distrazione del guidatore durante l'impiego dei futuri sistemi d'infotainment.

QUANTI STIMOLI, TROPPI – Negli ultimi trent'anni gli stimoli che il guidatore riceve durante la guida sono aumentati esponenzialmente. Si è passati infatti dal sentire il solo ticchettio degli indicatori di direzione o la musica dello stereo alle indicazioni del navigatore, i comandi vocali, le informazioni di servizio che l'auto mostra sui display e il trillo del cellulare che ricorda di mettere “mi piace” a un commento o una foto da non perdere. E' proprio l'avvento del cellulare, prima, (per le sole chiamate) e dello smartphone, dopo, (come strumento di connettività) ad aver conquistato un posto privilegiato al fianco del guidatore, anche contravvenendo al codice della strada, perché a volte ci si rende conto di non poterne fare a meno. Quanto però la tecnologia influisce sulle capacità di guida, a questo non si fa caso, nonostante 1 italiano su 2 guidi con il cellulare in una mano. L'equipe di scienziati e ingegneri del consorzio AHEAD (Advanced Human Factors Evaluator for Automotive Distraction), di cui Jaguar e Land Rover faranno parte insieme ad AgeLab (MIT), Denso e Touchstone Evaluation, valuterà l'impegno richiesto al guidatore durate l'uso delle più recenti piattaforme HMI per individuare i fattori di rischio e minimizzare ogni eventuale distrazione.

SERVE UN DISTRATTOMETRO – La valutazione del rischio per l'attenzione del guidatore durante la progettazione di una piattaforma HMI e non durante lo sviluppo del sistema (fase successiva) è una strategia efficace che alcune Case costruttrici stanno adottando recentemente per capire in anticipo quali possono essere gli effetti sulla vista, il tatto, l'udito, la gestualità e la percezione di chi è al volante. In altre parole la ricerca dell' AHEAD consentirà di quantificare il carico di lavoro di un sistema già nello stadio di primo prototipo, quando è ancora possibile effettuare modifiche mirate ed efficaci senza stravolgere il progetto e non più tardi, durante il processo di sviluppo del veicolo (con i costi che ne conseguono). “Sappiamo che i guidatori vogliono restare connessi durante la guida e vogliamo accontentarli, ma senza alcun compromesso sulla sicurezza” è quanto ha dichiarato Doug Patton, Vice Presidente Senior della DENSO America Inc. che prosegue dicendo: “Per far questo dobbiamo valutare il carico di lavoro sul guidatore, ma attualmente non esiste un modello di misurazione quantificabile ed obiettivo.”

FARE TECNOLOGIA NEL MODO PIU' SICURO – L'esordio della partnership Jaguar-Land Rover con il MIT rappresenta solo il primo di una serie di collaborazioni strategiche per arricchire di contenuti tecnologici e innovativi le auto future dal DNA inglese. “Le opportunità di fornire a chi è al volante  l'accesso a sistemi completi di comunicazione e le informazioni più sofisticate aumentano in maniera  eccezionale” ha commentato Wolfgang Epple, Direttore Ricerca e Tecnologia di Jaguar-Land Rover, spiegando il coinvolgimento della Casa nell'AHEAD. “Il nostro obiettivo è che i clienti possano avvalersi di  tecnologie automobilistiche più efficaci, rapide e seducenti, ma dobbiamo altresì assicurarci che tali tecnologie possano essere usate  intuitivamente e in piena sicurezza, con la minima distrazione.” conclude Epple.

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