Insidia stradale e responsabilità del Comune per danni al pedone: così va diviso l'onere della pr

Al danneggiato il fatto, il nesso di causalità, il danno ingiusto e l'imputabilità soggettiva. All'ente, invece, tocca dimostrare il concorso di colpa del pedone o la presenza di un caso...

23 Gennaio 2008 - 11:01

Al danneggiato il fatto, il nesso di causalità, il danno ingiusto e l'imputabilità soggettiva. All'ente, invece, tocca dimostrare il concorso di colpa del pedone o la presenza di un caso fortuito

La Cassazione ritorna sul tema della responsabilità civile del Comune per danni alla persona da insidia stradale, per chiarire una volta e per tutte l'effettiva ripartizione dell'onere della prova tra le parti in giudizio.

A carico del pedone, cioè tecnicamente la parte che si ritiene danneggiata, ci sono: 1) gli elementi costitutivi del fatto; 2) il nesso di causalità; 3) il danno ingiusto; 4) ed, infine, l'imputabilità soggettiva. Il Comune, ossia l'ente pubblico preposto alla tutela dei pedoni e detentore di un dovere di vigilanza sulla sicurezza stradale, ha invece l'onere di dimostrare: 1) o il concorso di colpa del pedone nell'evento lesivo; 2) oppure la presenza di un caso fortuito che interrompe la causalità tra l'evento ed il comportamento colposamente omissivo dell'ente.

Lo ha ricordato la Suprema corte nella sentenza 390/2008 con la quale ha spiegato chiaramente alla Corte d'appello di Genova – nella specie giudice del rinvio – che nella ricostruzione del fatto storico dovrà attenersi agli oneri di prova così ripartiti. In pratica, in presenza di un fatto storico identificabile come insidia o trabocchetto e, quindi, configurabile come illecito civile ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile, il giudice del merito dovrà considerare obbiettivamente la natura dell'insidia in relazione a tutti i dati di causa.

Nel caso esaminato dalla terza sezione civile del Palazzaccio, un tombino difettoso si apriva sotto i piedi di un pedone che, cadendo dentro, riportava lesioni ad una gamba. Ebbene, la Cassazione ha ritenuto tale situazione di pericolo, da un lato, non evitabile perché non segnalata; dall'altro, non prevenibile perché in concreto ha determinato l'evento lesivo. Pertanto, sussiste l'imputabilità soggettiva – a titolo di colpa grave – a carico del Comune, preposto alla sicurezza dei pedoni che utilizzano il marciapiede. E, conseguentemente, dall'evento lesivo è derivato il danno ingiusto in ordine al quale il risarcimento è dovuto. (b.m.)

CASSAZIONE fonte

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