Infrastrutture: in 20 anni investimenti giù del 35%

Il Censis registra un crollo verticale degli investimenti per le infrastrutture: -35% in 20 anni

23 marzo 2012 - 7:00

Il termometro della crisi italiana è dato anche dal crollo degli investimenti per le infrastrutture: dal 1990 al 2010, è stato registrato un preoccupante -35%. Lo rivela il Censis (Centro studi investimenti sociali), istituto di ricerca socio-economica, con lo studio “Tornare a desiderare le infrastrutture. Trasformazione del territorio e consenso sociale”, presentato da Giuseppe De Rita e Giuseppe Roma, rispettivamente presidente e direttore generale dell'istituto.

DECLINO INARRESTABILE – Infatti, nel ventennio dal 1990 al 2010, in Italia gli investimenti in opere pubbliche sono diminuiti fino agli attuali 29 miliardi di euro, mentre il Pil è salito del 21,9%. Probabilmente, spiega il Censis, Tangentopoli ha pesato per frenare la realizzazione di strade e autostrade. Il fatto è che la spesa per prestazioni sociali è arrivata a 442,6 miliardi di euro, aumentando nello stesso periodo 1990-2010 del 397,4%. La società s'è riappropriata individualmente delle risorse disponibili, per difendere pensioni, sanità, assistenza e ogni altro tipo di trasferimento diretto all'individuo. Quindi, il baricentro s'è spostato verso la persona: s'è rinunciato al miglioramento dei beni collettivi, di cui le infrastrutture costituiscono la parte più importante e costosa. Va aggiunto l'impatto dei cambiamenti demografici, in particolare gli effetti della longevità: questo finisce per indebolire la spinta a traguardare obiettivi a medio termine come il miglioramento infrastrutturale. A discapito anche della sicurezza stradale: se strade e autostrade non sono all'altezza, si “paga” pure in termini di morti sull'asfalto.

ADDIO EUROPA – Siamo indietro rispetto ai cugini europei. Dal 1990, la rete autostradale (a pedaggio e no) è cresciuta in Italia solo del 7%, una percentuale ben diversa da quella nel Regno Unito (11,9%), in Germania (16,5%), in Francia del 61,8%, in Spagna (171,6%). E 20 anni fa eravamo al secondo posto in Europa per le ferrovie veloci, dopo la Francia: ora siamo ultimi fra i grandi Paesi. Eppure, una posizione di vertice possiamo rivendicarla nella maggiore densità automobilistica: con 605 auto ogni mille abitanti, sorpassiamo la Germania del 18,6% (sarebbe uno spread a nostro favore di ben 1.860 punti base), del 21% la Francia, del 26,6% la Spagna e del 28,7% il Regno Unito.

SOLUZIONE – Premettendo che, secondo un'indagine Censis-Rur, il 58% degli italiani è convinto che per tornare a crescere è indispensabile realizzare nuove infrastrutture, il Censis ritiene indispensabile riaprire un ciclo di modernizzazione del territorio tramite infrastrutture e servizi: propone di semplificare le procedure e di introdurre un iter formale di coinvolgimento degli stakeholder (soggetti portatori di interesse della comunità), che perseguano il bene comune. In concreto, in affiancamento al progetto preliminare dell'opera, dovrà essere consultato il territorio: così i cittadini saranno informati e coinvolti, e il territorio potrà seguire lo stato di avanzamento dei lavori.

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