Incidenti stradali: l'impresa familiare va ben risarcita per la morte del socio d'opera

Sull'auto aziendale viaggiava la moglie-segretariadell'amministratore: non si può escludere il danno emergente perchéviene meno l'obbligo di corrisponderle gli utili, mentre è statonecessario...

3 Marzo 2009 - 07:03

Sull'auto aziendale viaggiava la moglie-segretariadell'amministratore: non si può escludere il danno emergente perchéviene meno l'obbligo di corrisponderle gli utili, mentre è statonecessario sostituirla con un'impiegata. Svalutazione, così si liquida

Il socio d'opera dell'impresa a gestione familiare muore in unincidente stradale sull'auto aziendale: sbaglia il giudice che escludeil risarcimento in favore della società sul rilievo che la compaginenon avrebbe dovuto più corrispondere gli utili al proprietario dellequote scomparso nel sinistro, mentre il relativo risparmiocompenserebbe il costo legato all'assunzione di un nuovo impiegato persostituirlo. Lo precisa la Cassazione con la sentenza 4339/09, emessadalla terza sezione civile (qui leggibile come documento correlato),che fissa anche i paletti su danno e svalutazione monetaria.
Prestazioniinassimilabili. A perdere la vita in autostrada, a causadell'inversione a “U” di un camion con rimorchio, è lamoglie-segretaria dell'imprenditore (solo ferito): scattano irisarcimenti per il marito e altri eredi. Ma niente danno emergentealla società, che pure è stata costretta a sostituire la defuntaassumendo una nuova dipendente. Accolto il motivo di ricorso presentatodall'impresa familiare, secondo cui la prestazione del socio d'operanon può essere assimilata a quella di un semplice stipendiato intermini di impegno, dedizione e interesse personale.
Pareggioescluso. Resta da capire perché sia errata la tesi del “pari e patta”proposta dal giudice del merito: è vero, la società non dovrà piùcorrispondere gli utili alla socia-segretaria morta ma agli altri socidovrà continuare a distribuirli, mentre l'assunzione della sostitutagrava sul passivo del conto economico. Il costo di un'impiegatad'ordine – ragionava il giudice del merito – non può certamente esseresuperiore a quello del socio d'opera, ma la motivazione non risultasufficiente.
L'inflazione pesa. Infine: quando il danno èdeterminato da un fatto illecito come nell'ipotesi dell'incidentestradale, l'obbligazione di risarcimento è debito di valore e sta algiudice d'appello accertare e liquidare, anche d'ufficio, lasvalutazione monetaria intervenuta tra il primo e il secondo grado digiudizio (Cassazione 4010/06; 18902/05; 9691/03; 14930/00). (d.f.)

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