Incidenti stradali: è tutta colpa dei giovani? I dati dicono di NO

I media tradizionali e i principali enti che si occupano di sicurezza stradale tendono a farci credere che il problema della sicurezza stradale sia riconducibile solo ai giovani. Nulla di più falso.

18 novembre 2010 - 17:46

I media tradizionali e i principali enti che si occupano di sicurezza stradale tendono a farci credere che il problema della sicurezza stradale sia riconducibile solo ai giovani. Nulla di più falso.

Se guardiamo bene i dati ACI-Istat degl'ultimi tre anni, ad esempio, ci rendiamo conto che gli under30 costituiscono “solo” una piccola fetta dei deceduti a seguito d'incidente stradale, per giunta in rapida diminuzione. Ben oltre il 70% dei morti è costituito da persone sopra i 30 anni, un allarme sociale che nessuno però vuol lanciare.

Ci continuano a raccontare che i giovani sono tutti ubriachi, salvo poi scoprire che nei fine settimana solo il 10% dei controllati ha superato lo 0,5 g/l (vedi analisi dei dati del Ministero).

Ci continuano a dire che ai giovani non interessano le auto sicure ma solo quelle belle e veloci, salvo poi scoprire che tutti gli italiani (indistintamente) acquistano in media le auto meno sicure d'Europa.

Ci continuano a far credere che l'alcol zero alla guida sia utile solo per gli under21 e i guidatori professionali, salvo poi scoprire che gli esperti avevano segnalato al Parlamento la necessità di introdurre l'alcol zero anche per gli over65 (leggi la nostra inchiesta).

Insomma puntare il dito sui giovani è una moda che deve terminare se si vuole attuare una riduzione più drastica, immediata ed omogenea dei decessi. Investire sulle nuove generazioni è importantissimo, ma che facciamo con gli adulti di oggi? Li condanniamo a morire sulla strada?

La mia analisi non vuole assolutamente mascherare un'emergenza che, nella fascia under30, esiste e va combattuta con tutte le forze. Vuole solo essere una visione diversa del problema. Anche sulla questione dell'alcol zero mi sono espresso più volte qui e quindi non vorrei passare per quello che non conosce il fenomeno.

Tuttavia, da trentenne che da dieci anni si occupa del tema (senza nessun trauma alle spalle, ci tengo a dirlo), ancora non riesco a spiegarmi perché le statistiche si continuano a leggere al contrario.

Perché il presidente dell'ANIA Sandro Salvati dichiara: “oltre un quarto  delle vittime è rappresentato da giovani che avevano meno di 30 anni. In un Paese che invecchia come possiamo tollerare che i giovani – il nostro futuro – siano distrutti da comportamenti demenziali alla guida?”. Quando invece dovremmo chiederci perché continuiamo a tollerare che tantissime persone “mature” guidino senza il minimo rispetto delle regole, senza conoscere il codice della strada (leggi indagine Direct Line), senza indossare le cinture o allacciare il casco, e senza curarsi della sicurezza dei loro bambini (vedi inchiesta Bimbisicuramente che ho personalmente condotto per Fiat in tutta Italia).

Sono le famiglie il vero dramma italiano e se continuiamo a dimenticarcene, o se speriamo di sensibilizzarle attraverso i giovani, significa che siamo alla frutta, che abbiamo deposto le armi e che le statistiche continueremo a leggerle al contrario, perché così fa comodo e si riesce a “vendere” politicamente meglio il dramma dell'incidentalità stradale.

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