Incidenti in calo? Tre guai passati sotto silenzio

È confermata la tendenza positiva che ha preso impulso a inizio del secondo decennio, ma restano tre problemi: anzitutto, il tasso di mortalità

6 novembre 2014 - 10:00

Sforzandosi di essere ottimisti a tutti i costi, i dati Istat sugli incidenti del 2013 parlano di un calo: diminuiscono i sinistri in Italia, con una consistente riduzione del numero delle vittime che ha permesso di risparmiare 368 vite umane (-10% rispetto al 2012), e con risultati interessanti per alcune categorie di utenti vulnerabili, come i ciclisti (-14%) e i motociclisti (-14,5%). Tra i conducenti le fasce di età più a rischio sono quelle dei giovani, in particolare tra 20 e 24 anni (219 vittime), e quella degli adulti tra 40 e 44 anni (215 vittime). Tra i pedoni diminuiscono le vittime del 4,7%, ma aumentano i feriti dell'1,6%; le fasce che fanno registrare maggiori incrementi di decessi per investimento sono tra gli 80-84enni e tra i 90-94enni, però vittime in aumento anche tra giovani (15-29 anni) e bambini (0-4 anni). Tuttavia, al di là del miglioramento nel 2013 sul 2012, l'Asaps (Amici Polstrada) evidenzia tre problemi passati un po' sotto silenzio.

OCCHIO ALLA MEDIA E AI BIMBI – Anzitutto, se andiamo a vedere il tasso di mortalità per milione di abitanti, in Italia siamo ancora a quota 56,2, quando la media europea e già a 51,4. Ma il dato si fa imbarazzante se confrontiamo la nostra cifra a quella di Paesi paragonabili al nostro. La Francia è già arrivata a 49,6 morti per milione di abitanti, la Germania a 41,5, la Spagna a 36, per non parlare del Regno Unito con 28 e della Svezia con 27,2. Secondo: preoccupa la mortalità dei più giovani e dei bambini in particolare, che dimostra una ingiustificata resistenza alla diminuzione. Nel 2013, i bambini fino a 14 anni che hanno perso la vita sulle strade sono stati 55, quando nel 2012 furono 51. Teniamo poi conto che nel 2014, secondo i dati Asaps, i piccini (nel nostro caso fino a 13 anni) morti sulle strade sono già 55 solo nei primi 10 mesi. Cifre inaccettabili, dicono gli Amici della Polstrada: serve un'ulteriore presa di coscienza e una maggiore sensibilizzazione alla protezione dei nostri piccoli.

ALCOL: DOV'È? – Terzo guaio: come ormai da cinque anni, anche nelle tabelle Istat 2013 mancano i dati degli incidenti connessi con l'abuso di alcol o di sostanze stupefacenti. Dal 2009 il dato è stato accantonato perché non è stato ancota attivato un metodo valido per raccogliere dati veritieri sugli incidenti alcol-narco correlati. Nel novembre 2010, il rapporto sugli incidenti Istat che riguardava il 2009 recitava così: “A causa dell'esiguo numero di circostanze presunte dell'incidente legate allo stato psico-fisico alterato del conducente e ai difetti o avarie del veicolo, per l'anno 2009 non sono stati pubblicati i dati sugli incidenti stradali dettagliati per tali circostanze. Per motivi legati spesso all'indisponibilità dell'informazione al momento del rilievo, inoltre, per gli Organi di rilevazione è diestrema difficoltà la compilazione dei quesiti sulle circostanze presunte dell'incidente, quando queste siano legate allo stato psico-fisico del conducente. Il numero degli incidenti nei quali è presente una delle circostanze appartenenti a uno dei due gruppi sopra citati risulta, quindi, sottostimato. In particolare, nel caso di incidenti stradali con circostanze presunte legate allo stato psico-fisico alterato del conducente si rileva una netta discrepanza con i risultati diffusi da altri Organismi internazionali che hanno condotto studi ad hoc su queste tematiche (nello specifico, dati e ricerche sono stati pubblicati su 'Global status report on road safety: time for action', Geneva, World Health Organization, 2009)”. Ecco la questione: non si hanno dati sicuri, e così diventa anche difficile combattere davvero la piaga della guida in stato d'ebbrezza. Siamo molto indietro rispetto agli altri Paesi europei, dove invece il dato c'è eccome. Attenzione, secondo le statistiche Asaps sulla pirateria stradale (automobilisti che causano un sinistro e poi fuggono), la percentuale degli ubriachi e i drogati negli ultimi cinque anni si è sempre collocata fra il 25 e 30% del totale delle omissioni di soccorso per le quali il pirata è stato individuato subito dopo l'incidente. Un dato che crescerebbe se si potesse effettuare l'alcoltest o il drogatest subito dopo il sinistro: cosa spesso impossibile, perché il pirata viene sovente acciuffato solo a distanza di ore o di giorni, quanto gli effetti di alcol o droga sono svaniti. Insomma, conclude l'Asaps, le cifre dei dissesti psichici dei conducenti di veicoli che sono protagonisti poi sinistri devastanti sembrano misteriose, quasi fossero un segreto di Stato.

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