Incidenti, è un problema umano: quasi sempre è colpa di chi guida

Oggi neanche la vettura più sofisticata può evitare tutti gli inconvenienti e salvare sempre la vita dei passeggeri

15 novembre 2010 - 9:51

Sicurezza stradale, un problema antico. Antico almeno quanto il motore a scoppio. Un’invenzione di oltre un secolo fa che, montata sulle due e le quattro ruote, ha pian piano mandato in pensione carrozze e cavalli. Il Novecento per la mobilità è stato una rivoluzione epocale. Anche nel terzo millennio, però, il numero delle vetture continua a crescere e il traffico è sempre più caotico. Recentemente sono stati “i paesi in via di sviluppo” ad imboccare la strada della motorizzazione di massa. E di conseguenza il numero delle vite spezzate sulle strade sale di giorno in giorno, nonostante le nazioni più avanzate abbiano iniziato da tempo un positivo trend di riduzione delle vittime. Rendere le strade più sicure, quindi, si può, ma è un compito molto impegnativo che coinvolge tutti. Nei primi quattro mesi di quest’anno, infatti, gli incidenti mortali sulle autostrade della Penisola sono stati di più di quelli avvenuti nello stesso periodo del 2009 (più 9,1%), così come sono aumentate le vittime (più 11,8%).

Forse è solo un caso, ma è meglio non abbassare la guardia. Per apprezzare i progressi fatti, e vedere da quanto tempo si parli dell’argomento, basta sfogliare il primo numero della rivista Quattroruote stampato oltre mezzo secolo fa: già all’epoca erano riportati con grande enfasi i numeri (allora in vertiginosa crescita) dei morti per incidente stradale. Nel 1951 le vittime furono poco più di 500, tre anni dopo superarono l’impressionante muro di quota cinquemila. Eppure di auto e moto ne circolavano poche.

Nel 1954 le vittime furono 5.281 in 126 mila incidenti, i veicoli in circolazione erano poco più di un milione (sfioravano i 2,5 milioni solo nel 1960). I motivi di una simile strage? Strade ancora poco adatte a tante auto, veicoli con misure di sicurezza quasi inesistenti, velocità senza limiti. Ma, in particolare, automobilisti al volante impreparati, più attratti dal rombo del motore che attenti ai pericoli da evitare. Nel 2008, per la prima volta, i morti sulle strade del Belpaese sono tornati sotto i cinquemila, in quasi 220 mila incidenti, con un mostruoso parco circolante che ormai si avvicina ai 40 milioni di veicoli. Progressi importanti dunque, con un forte miglioramento soprattutto nell’ultimo decennio: quando il mondo è entrato nel Duemila hanno dato un vigoroso aiuto alla causa sia le normative del Codice che la qualità dei veicoli. Nel 2001 i morti erano ancora più di settemila. Poi il calo è stato progressivo e costante. Risultati significativi, eppure il nostro paese non è fra i migliori, anzi per certi versi siamo il fanalino di coda a livello continentale. Grande merito ha avuto la patente a punti. Altrettanto importante è stato il giro di vite sui limiti di velocità che erano in vigore da anni, ma prima venivano poco rispettati, anche per la mancanza di efficaci strumenti di controllo come l’Autovelox, il Telelaser e il Tutor. Eccellenti, poi, i progressi della tecnologia che hanno addirittura trasformato le nostre vetture e le nostre moto e reso più docili anche il bisonti della strada. I costruttori hanno investito miliardi di euro, sia nella parte attiva che in quella passiva della sicurezza, anche perché questo argomento è finalmente entrato nelle motivazioni d’acquisto degli automobilisti, diventando uno strategico strumento di marketing. Forse i clienti non comprano un’auto perché è più sicura delle altre, ma sicuramente non acquistano quella che non raggiunge gli standard adeguati.

L’elettronica ha dato un grande contributo: sensori, radar, telecamere, i veicoli più moderni sono diventati dei robot che tengono sotto controllo nel miglior modo possibile la dinamica di marcia monitorando qualsiasi cosa accada intorno. Tutto è iniziato dall’Abs, il sistema antibloccaggio dei freni, oggi diventato obbligatorio per legge; adesso ci sono sofisticati dispositivi che fermano la vettura automaticamente se chi è al volante è distratto e sulla carreggiata c’è anche solo un pedone. C’è il radar che controlla la distanza e vede pure con la nebbia, il sensore ad infrarossi come quello dei cacciabombardieri che, attraverso la temperatura degli oggetti, scruta nelle tenebre e ricostruisce, sul display o sul parabrezza, immagini che chi è al volante non potrebbe mai vedere.

Tutto ciò serve a poco, anzi quasi a nulla, se chi è alla guida non ha un comportamento adeguato. La quasi totalità degli incidenti dipende dal fatture umano, purtroppo centrano poco i veicoli e le strade, le normative e i controlli. Secondo le ultime indagini più del 90% dei sinistri è conseguenza di un’infrazione al Codice della strada. La velocità resta sul banco degli imputati, ma non è certo l’unico colpevole. Aumentano gli incidenti causati dalla distrazione e chi impugna il volante è sempre meno concentrato poiché sono numerosi i dispositivi che nell’abitacolo attraggono la sua attenzione. È sui comportamenti, quindi, che bisogna lavorare di più. Servono campagne di informazione adeguate sui rischi che si corrono, soprattutto rivolte ai giovani. Poi sono indispensabili corsi più completi per conseguire la patente fino a quelli pratici di guida sicura in autodromo per capire veramente cosa accade. E infine tolleranza zero nei confronti dell’alcol e delle droghe, nemici che alterano inesorabilmente l’equilibrio e la capacità di guidare.

fonte – ilmessaggero.it

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Consiglio acquisto utilitaria: budget fino a 10.000 euro

Ciclisti più spericolati degli automobilisti? Uno studio spiega perché

Cassazione: omicidio stradale, l’imprudenza altrui non è un’attenuante