Incidenti delle moto: si litiga sui numeri

L'Associazione delle Assicurazioni contro quella dei Produttori di moto

30 gennaio 2013 - 8:41

Incidenti dei veicoli a due ruote: in Italia si accende la polemica fra Compahnie assicuratrici e Ancma (Produttori moto), che attacca così: “Sono confortanti i dati relativi all'incidentalità su due ruote, rilevati dalla consueta indagine statistica Aci-Istat, a differenza di quanto sommariamente dichiarato dalla Fondazione Ania“. Che è la onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) dell'Associazione delle Assicurazioni.

I DATI – Nel 2011, i veicoli a due ruote coinvolti in incidenti (mortali e non si fermano a quota 75.193, in linea con i valori dell'anno precedente (+1,1%). Le vittime su ciclomotore (165 persone) fanno registrare la contrazione più significativa, calando del 19% rispetto al 2010 mentre il numero dei feriti diminuisce del 5,2%. Le vittime su motocicli e scooter targati ammontano a 923 unità e fanno segnare una riduzione del 2,1%, mentre aumenta del 4,1% il numero dei feriti. Complessivamente, si registra una diminuzione del 4,2% delle vittime di incidenti su veicoli a due ruote (ciclomotori e moto) rispetto al 2010. Negli ultimi 5 anni il numero delle vittime è diminuito del 22%.

L'AFFONDO – Sentiamo Pier Francesco Caliari, direttore generale di Confindustria Ancma, citando i risultati del Maids (Motorcycle Accidents In Depth Study), la più aggiornata ricerca sull'incidentalità delle due ruote a motore condotta dall'Acem, l'ente che rappresenta l'industria di settore in Europa: “Ci preme sottolineare che analizzare numeri e tabelle quando si parla di vite umane non è proprio della nostra filosofia. Preferiamo prendere in esame tutte quelle soluzioni che possono evitare danni e tutelare la popolazione che ha esigenze di mobilità. Il dato apparso in diversi articoli, che enfatizzava come in Italia gli incidenti stradali che coinvolgono i mezzi a due ruote causino un morto ogni 8 ore, è parziale. Tale dichiarazione non tiene conto del fatto che solo nel 38% dei casi l'incidente è imputabile ad un errore umano del motociclista, mentre nel 50% dei casi sono gli altri conducenti a provocarlo”. Insomma, parole in difesa di chi va in moto, che sarebbe spesso vittima del sinistro.

TANTI VEICOLI – Secondo l'Ancma, va anche considerato anche che in Italia abbiamo il parco circolante più numeroso rispetto a tutti gli altri Paesi europei, pari a 8.600.000 utenti. Se si confronta la percentuale di vittime ogni 10.000 veicoli la cifra per l'Italia è pari a 1,3 mentre altri Paesi importanti presentano risultati più negativi, per esempio la Francia arriva a 2,5 e il Regno Unito addirittura al 3,6. “Ciò detto – conclude l'Ancma – siamo consapevoli che c'è ancora molto lavoro da fare in termini di formazione nei confronti di tutti gli utenti della strada. Come lo scorso anno, investiremo nella campagna di sensibilizzazione 'occhio alla moto', destinata a raggiungere chiunque si muova nel tessuto urbano ed extra urbano. Al mero sensazionalismo, opponiamo la ferma volontà di collaborare al fine di ottenere maggiori investimenti per migliorare le infrastrutture”. Sempre secondo il Maids, in Italia le infrastrutture inadeguate sono concausa di incidenti nel 25% dei casi, circa il doppio rispetto alla media europea. Nel 2011 la presenza di ostacoli accidentali o fissi sulla strada ha provocato la morte di 96 centauri e il ferimento di altri 2033. Questi numeri riconfermano la grande importanza che un intervento sulle infrastrutture può avere nella riduzione degli infortuni per i conducenti di motocicli e ciclomotori. Un impegno, in questa direzione, della sfera pubblica comporterebbe anche un forte contenimento dei costi sociali provocati dagli incidenti stradali. La cifra ammonta, complessivamente, a 30 miliardi di euro.

IL PROBLEMA RESTA – Maurizio Caprino, sul blog Strade sicure, fa notare che è interessante scavare in una delle argomentazioni forti dell'Ancma, secondo cui nella maggior parte dei casi i motociclisti vengono coinvolti in incidenti causati da guidatori di altri tipi di veicolo: “Verissimo, ma non basta per tranquillizzarsi: il dato dice solo che occorre puntare di più sulla guida difensiva e preventiva. Cioè bisogna insegnare a chi va in moto che bisogna stare il più lontano possibile dagli altri. Esattamente l'opposto di quello che si vede ogni giorno per strada. Il punto diventa allora chiedersi se con le nuove regole europee questi concetti saranno insegnati di più e meglio rispetto a prima. A me non pare. Quindi, più che la polemica Ania-Ancma, di questa rivoluzione delle patenti dovrebbe restare l'idea di un'occasione perduta”.

1 commento

Bruno
15:31, 30 gennaio 2013

Sono molto d'accordo con Maurizio Caprino. In città assistiamo tutti i giorni a delle dimostrazioni di incoscienza da parte dei guidatori di scooter e ciclomotori (ha senso chiamarli ancora così?) che costringono chi viaggia in auto a stare perennemente in allerta e con mille occhi per prevenire l'incidente. Forse questi soggetti non si rendono conto che se arrivano incolumi a casa, dovrebbero accendere sempre un cero di ringraziamento al loro santo protettore. E non è detto che tali pazzi siano sempre dei giovani. I guidatori di moto “vere” sono più cauti e meno invadenti (parlo della marcia in città) forse perchè più maturi o limitati dalla minore maneggevolezza del mezzo. Sono anche motociclista da svariati decenni e la mia strategia è sempre stata quella di stare lontano dagli altri, per quanto possibile, ma in città è molto difficile per non dire impossibile, specie se gli altri non rispettano minimamente le distanze di sicuezza.
Pochi giorni fa il mio dentista in moto è stato investito da un'auto che è passata con il rosso. Ora è in ospedale con fratture varie ed ematoma alla testa.

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