Incidente: vittima del dovere il carabiniere che salva il passeggero

Incidente: vittima del dovere il carabiniere che salva il passeggero Il carabiniere che prima causa un incidente ma poi salva il passeggero è vittima del dovere: ha diritto al risarcimento delle lesioni

Il carabiniere che prima causa un incidente ma poi salva il passeggero è vittima del dovere: ha diritto al risarcimento delle lesioni

14 Febbraio 2012 - 09:02

È vittima del dovere il carabiniere che prima ha causato un sinistro, e poi ha salvato la vita a un passeggero, provocandosi serie lesioni fisiche: ha diritto al risarcimento. Lo ha stabilito la sezione lavoro della corte d'Appello di Genova, con la sentenza numero del 18 gennaio 2012.

VITA A RISCHIO – La vicenda risale al 1995, e presenta lati oscuri perché non è mai stata accertata la colpa dell'incidente (è presumibile che sia stato provocato dal carabiniere): il militare, fuori servizio, ha messo a repentaglio la propria vita per salvare il passeggero. Quindi, è legittimo riconoscere al carabiniere, dichiarato poi non idoneo al servizio, i benefici tipici delle vittime del dovere. Sì, l'utente della strada ha l'obbligo di assistere il danneggiato quando l'incidente risulta ricollegabile al proprio comportamento; tuttavia, il militare s'è trovato di fronte a un bivio: salvare l'amica o se stesso. Optando per la prima strada. Col regolamento dell'Arma che impone l'obbligo di salvataggio delle persone in pericolo anche fuori dal servizio e senza ordini specifici.

AUTO IN FIAMME – Il militare in permesso, alla guida dell'auto, era andato in testacoda: la macchina s'era ribaltata più volte, e si era incendiata in un'aiuola spartitraffico dell'autostrada. “Incurante del fuoco – dice la corte – aveva slacciato la cintura della passeggera e, stante l'impossibilità di uscire dagli sportelli, deformati dall'urto, pur avvolto dalle fiamme, aveva dapprima sospinto l'amica sul sedile posteriore e quindi, aperto il portellone del veicolo, era riuscito a spingere se stesso e la donna fuori dall'abitacolo, accasciandosi poi a terra. Da tale drammatica evenienza era derivato il salvataggio della passeggera, che aveva riportato solo modeste bruciature, mentre il G. era giunto all'Ospedale in condizioni disperate, a causa delle gravissime ustioni subite. Il G., dopo mesi e mesi di cure, era stato infine dimesso, ma aveva riportato danni funzionali ed estetici permanenti, tanto da essere congedato dall'Arma per inidoneità fisica al servizi”. Dopo una battaglia legale contro il ministero dell'Interno (che non voleva rimborsare l'uomo), il maresciallo, che nel frattempo ha perso il lavoro, si vede riconoscere i benefici di legge assistenziale: un assegno vitalizio, come già stabilito in primo grado dal Tribunale di Genova. E la giurisdizione del Tar va esclusa: materia del contendere è una prestazione assistenziale, la cui attribuzione non ha margini di discrezionalità. Né si può negare il trattamento assistenziale all'inabile al lavoro solo perché non estraneo all'incidente (potrebbe esserne la causa).

TRIPLA SCONFITTA – Il ministero dell'Interno perde tre volte: darà l'assegno al maresciallo in base alla sentenze di primo grado (Tribunale di Genova) e secondo grado (corte d'Appello di Genova); e pagherà tutte le spese processuali, di 2.000 euro più Iva.

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