Incidente mortale Tesla: l’Autopilot ha accelerato invece di frenare

Il rapporto dell’NTSB sull’incidente mortale causato da una Tesla Model X ha rivelato che l’Autopilot ha accelerato prima dell’impatto

Incidente mortale Tesla: l’Autopilot ha accelerato invece di frenare
Nuove indagini fanno luce sull'incidente che ha causato la morte del guidatore di una Tesla Model X lo scorso 23 marzo. L'ultimo rapporto preliminare del National Transportation Safety Board rivela che l'Autopilot di Tesla era attivo, e soprattutto che il sistema ha avvisato più volte il conducente senza però intervenire su freni e sterzo e al contrario accelerando fino a quando il veicolo non si è schiantato sulla barriera. Dall'altra parte però nessuna reazione neanche da parte del conducente, che almeno apparentemente non fatto nulla per contrastare l'impatto imminente.

LE DINAMICHE DELL'INCIDENTE 

Prima di capire perché, bisogna chiarire cosa è successo. La mattina del 23 marzo 2018 una Tesla Model X P100D del 2017 sull'autostrada 101 di Mountain View, in California, per immettersi su una nuova corsia il veicolo è andato ad impattare sulla barriera spartitraffico. Il forte schianto e soprattutto il devastante incendio scoppiato subito dopo per colpa della batteria hanno causato la morte del guidatore di 38 anni a bordo della Tesla Model X (guarda anche cosa è successo in Svizzera); fortunatamente nessuna grave conseguenza per gli occupanti degli altri veicoli coinvolti nello scontro, una Mazda 3 del 2010 e un'Audi A4 del 2017. Le ultime pubblicazioni dell'NTSB, l'agenzia investigativa che sta esaminando il caso, raccontano cosa è successo negli ultimi minuti prima dell'incidente, saranno poi altre ricerche a chiarire le vere responsabilità.

IL RAPPORTO DELL'NTSB 

Le indagini rivelano che la Tesla Model X stava viaggiando a 71 mph in un tratto dove il limite consentito è di 65 mph , e praticamente alla stessa velocità è avvenuto anche lo schianto. Durante il viaggio iniziato 32 minuti prima il guidatore aveva attivato per quattro volte il Tesla Autopilot, il sistema di assistenza avanzato che controlla la velocità di crociera e il mantenimento della corsia, e lo aveva lasciato in funzione per tutti gli ultimi 18 minuti e 32 secondi precedenti all'impatto. In questo stesso lasso di tempo, il Tesla Autopilot aveva inviato segnali acustici e visivi al conducente per invitarlo a riportare le mani sul volante, ma tutti 15 minuti prima dello scontro. Secondo il rapporto il guidatore ha impugnato il volante per 34 secondi in tre occasioni separate durante l'ultimo fatale minuto, ma nei sei secondi finali il veicolo non ha mai rilevato le mani del guidatore. Infine risulta che la Tesla Model X stesse seguendo un altro veicolo (e di conseguenza adeguando la velocità ad esso) nel momento in cui si è spostata a sinistra per immettersi in una nuova corsia, ma lo avrebbe poi "perso di vista" quattro secondi prima dell'incidente e subito dopo avrebbe accelerato da 62 mph fino a 70,8 mph prima di terminare la sua corsa sulla barriera (che secondo Tesla non era regolare).

RESPONSABILITÀ ANCORA DA INDIVIDUARE 

I risultati di questo rapporto preliminare, come indica il nome stesso, non vanno assolutamente a colpevolizzare né Tesla né il guidatore. Le indagini proseguiranno e l'NTSB, con cui Tesla ha interrotto i rapporti, specifica che generalmente per determinare la probabile causa ci vogliono generalmente dai 12 ai 24 mesi. Dalle ultime novità emerge che sicuramente l'Autopilot era attivo, ma bisogna ancora capire il perché non sia intervenuto attivamente sul veicolo cercando almeno di attenuare i danni. Dall'altra parte però bisogna sottolineare il ruolo del conducente considerando in primis che Tesla specifica spesso di come il suo Autopilot sia un mero sistema di assistenza e non un'infallibile guida autonoma, e in secundis viene spontaneo interrogarsi sul perché l'uomo non abbia provato a frenare o a sterzare secondo una naturale reazione dell'istinto. Attendiamo nuovi risvolti da parte dell'agenzia investigativa statunitense, ma ancora una volta è meglio ricordare di tenere sempre le mani sul volante e gli occhi sulla strada, i sistemi di assistenza possono essere comodi ma ancora non sono in grado di garantirci una sicurezza assoluta.

Pubblicato in Attualità il 11 Giugno 2018 | Autore: Redazione


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