“(In)certezza del diritto della circolazione stradale”

Sentenze che riguardano la circolazione stradale: intervista all'avvocato Francesco D'Agata

16 giugno 2014 - 9:00

SicurAUTO.it monitora costantemente le sentenze che riguardano il Codice della strada, la circolazione e la sicurezza stradale, le Assicurazioni. Spesso, non c’è omogeneità fra le varie sentenze di una stessa corte, per non parlare della discrepanza fra sentenze di giudici di diverso grado. Ne abbiamo parlato con un esperto in materia, l’avvocato Francesco D’Agata, dello Sportello dei diritti.

Avvocato D’Agata, sentenze che hanno come oggetto la sicurezza stradale: c’è tutto e il contrario di tutto. Non servirebbe forse un indirizzo più unitario per orientare i giudici?
“Quello della non ‘vincolatività’ del precedente giurisprudenziale è una questione che fa parte della nostra cultura giuridica e in particolare del nostro diritto processuale civile. Questo affonda le proprie radici nella scelta di codificare le norme giuridiche piuttosto che affidarle alla ‘creatività’ della magistratura come accade nei Paesi di ‘common law’, in particolare in quelli anglosassoni. Se, infatti, da una parte ciò cristallizza la legge sotto forma di prescrizioni che devono essere interpretate dalla magistratura che le applica nei casi concreti, proprio questa funzione affidata ai giudici comporta la conseguenza o forse (meglio) un inconveniente ‘costituzionalmente garantito’: ogni giudicante è libero nell’applicare la norma per ogni questione che deve essere sottoposta al suo giudizio. Ponendo come unico limite alla sua funzione proprio la legge. Purtroppo, quindi, è pressoché impossibile ‘obbligare i giudici a orientarsi’, a meno che non si vogliano stravolgere i cardini del nostro ordinamento processuale: morale della favola, poco si può fare per evitare che anche la Cassazione, cui spetta il supremo compito di interpretare la legge, entri in contrasto con se stessa, per casi analoghi. Tuttavia, spetta al buon senso dei singoli magistrati o delle corti giudicanti cercare di uniformarsi il più possibile ai precedenti giurisprudenziali, specie se questi hanno ormai un orientamento maggioritario e rispettano anche il buon senso e il sentire comune. Venendo alla nostra materia, la miriade di decisioni, dei tre gradi di giudizio e delle varie corti sparse sul territorio nazionale ha portato a un caos che ha poche similitudini rispetto agli altri istituti giuridici”.

Passaggio con lo Stop o col semaforo rosso: a volte, hai diritto al risarcimento Rca, a volte no.
“Questi sono due dei casi tipici che dimostrano quanto sia disomogeneo l’orientamento dei giudici. Non passa giorno, infatti, che non sia depositata una sentenza che sconfessi quella precedente in materia. Non è raro il caso della corte che ritenga responsabile, in via concorsuale, il veicolo che aveva diritto di precedenza o che era passato con la luce verde, ma magari a velocità troppo elevata rispetto alla presenza di un’intersezione che comunque comporta l’obbligo di adeguare la propria andatura. Al contrario, alcune decisioni attribuiscono responsabilità totale e quindi escludono qualsiasi risarcimento per il veicolo che abbia transitato senza fermarsi allo Stop o con la lanterna semaforica proiettante luce rossa. Nell’incertezza, il consiglio che posso dare, oltreché quello ovvio di guidare con la massima prudenza e rispettando tutte le prescrizioni del Codice della strada proprio per evitare il più possibile di trovarsi in coinvolti in un sinistro, è di procedere comunque con una richiesta risarcitoria in un caso: quando è possibile dimostrare che la controparte che aveva titolo ad attraversare l’intersezione sfrecciasse a velocità non adeguata ed abbia causato ingenti danni. Ci sono concrete possibilità che la Compagnia assicurativa decida di liquidare in via bonaria un risarcimento attribuendo a quest’ultimo un concorso di colpa minimo”.

Ebbrezza alla guida, le interpretazioni sono univoche?
“Tutt’altro. È un’altra dolente nota del tema che stiamo affrontando. La ragione è dovuta soprattutto a due questioni: la prima è che ci si trova di fronte a una materia che ha subìto una costante e continua modificazione, determinata dal sacrosanto allarme sociale che hanno portato le tragiche stragi del sabato sera, a causa delle quali centinaia, migliaia di esistenze sono state strappate alla vita per quel bicchiere di troppo e per incoscienza; la seconda è data dalla non assoluta certezza che gli strumenti di rilevazione della gradazione alcolica siano del tutto obiettivi, che le procedure non garantiscano in toto il diritto di difesa nel corso dell’accertamento o che pure le condizioni soggettive non influiscano sulla verifica, anch’essa necessariamente oggettiva, dello stato di ebrezza. Venendo al particolare, nel corso degli anni i Governi che si sono succeduti hanno costantemente mutato le leggi in vigore. Portando a una normativa avanzata rispetto a quelle esistenti negli altri Paesi europei. Tali variazioni normative, ovviamente, hanno comportato un inevitabile, diverso trattamento per gli automobilisti sorpresi alla guida in stato di ebrezza. D’altro canto, molti difensori hanno cercato di dimostrare che le garanzie offerte per il diritto alla difesa, costituzionalmente assicurato, sono state minate da una normativa sempre più stringente e hanno tentato, a volte con assoluzioni piene, di dimostrare la non perfetta regolarità della rilevazione degli stati alcolici da parte delle forze di polizia stradale. Le quali si sono dovute adeguare nel rendere sempre più ‘garantita’ la procedura di accertamento”.

Inversione di marcia: hai qualche esempio?
“In alcune sentenze, la Cassazione civile è stata convinta nell’esprimere il principio secondo cui il conducente di un veicolo che, dopo aver fatto inversione del senso di marcia, omette di dare la precedenza al veicolo che sta sopraggiungendo, dev’essere considerato responsabile esclusivo del sinistro scaturito dalla sua condotta. Anche se l’altro conducente non rispettava le distanze di sicurezza. In altre, ha ritenuto applicabile nel caso di specie un concorso di colpa per mancato rispetto della distanza di sicurezza da parte della controparte”.

Evoluzione del diritto della circolazione stradale e della Rca, e moltitudine di sentenze: a che punto siamo?
“La risposta è contenuta nella domanda, e in particolare nella parola ‘moltitudine’. La situazione giurisprudenziale italiana rispecchia quella di un Paese nel quale chiunque si rivolge alla magistratura per tentare di risolvere ciò che, nei fatti, viene impedito con un accordo bonario. E in Italia avviene un paradosso: più si cristallizza nella norma un comportamento, più quello sarà oggetto della ricerca di escamotage da parte dei difensori e, quindi, dell’interpretazione dei giudici cui le parti si rivolgeranno per cercare la soluzione. Mi viene in mente, per fare un esempio, la procedura d’indennizzo diretto, che a partire da quando è stata introdotta, ossia dal 1° febbraio 2007, ha stravolto tutti i canoni che regolavano la responsabilità aquiliana o responsabilità civile che dir si voglia. Mentre prima se subivo un sinistro stradale mi dovevo rivolgere alla Compagnia che garantiva per la Rc auto il responsabile del sinistro in una logica inappuntabile, oggi sono obbligato a rivolgermi alla mia Assicurazione. Qualcuno, all’estero direbbe ‘Roba da matti’, ma in Italia accade anche questo, ossia di stravolgere oltre 2000 anni di tradizione giuridica per cercare di mettere qualche toppa come quella di ridurre i premi delle polizze, con gli esiti che tutti conosciamo. E nelle aule di giustizia, vi voglio far immaginare il caos determinato da questa sottospecie di rivoluzione”.

Colpa congiunta in un sinistro: quali interpretazioni dà la Cassazione? Ci sono certezze?
“Il Codice civile, sin da quando è stato emanato, ha individuato un punto cardine in materia di RCA all’articolo 2054 comma 2, che stabilisce una presunzione di legge di corresponsabilità di coloro che sono coinvolti in un incidente stradale. Un principio senz’altro condivisibile anche in termini di logica perché, in questo modo, spetterà a ciascuno dei soggetti coinvolti provare la propria assenza di colpa o la parziale colpevolezza dell’altro nella causazione dell’evento se vogliono ottenere il risarcimento dei danni. Il problema, quindi, è stato una questione di prove da portare alle Compagnie assicurative o innanzi a un giudice che in questo caso dirimeva la controversia in virtù di ciò che le parti riescono a dimostrare. E la Cassazione aveva ribadito tali basilari princìpi. Almeno sino a quando non c’era l’indennizzo diretto, quindi, si erano creati orientamenti, più o meno unitari, che sono stati letteralmente sconvolti dall’introduzione di questa procedura nella quale l’unica controparte è la Compagnia assicurativa”.

In materia di circolazione stradale, la Cassazione svolge ancora la funzione di di assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni?
“È la funzione stabilita all’articolo 65 della legge fondamentale numero 12 del 1941. Nel fissare l’assetto dell’ordinamento giudiziario italiano, ha definito la mission della magistratura suprema nazionale che, nell’intenzione del legislatore, sarebbe essenzialmente nomofilattica e unificatrice, ossia finalizzata ad assicurare la certezza nell’interpretazione della legge. È una funzione che, mi permetto di dire, purtroppo non ha mai garantito, né credo mai riuscirà a garantire. Per la struttura, la composizione e la natura del nostro ordinamento giudiziario”.

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