Incentivi per l'auto elettrica: chi li vuole, e chi no

Arriva anche in Italia un piano per incentivare i veicoli a batteria. Ma sulla proposta di legge le organizzazioni dell'auto hanno posizioni opposte: una mugugna, l'altra esulta

28 luglio 2011 - 7:45

La Commissione congiunta Trasporti e Attività Produttive della Camera ha approvato ieri il testo unificato del progetto di legge Ghiglia-Lulli che prevede un piano d'incentivazione alla diffusione delle auto elettriche con una dotazione annua di 60 milioni di euro da qui al 2015. La proposta, almeno in teoria, mette quantomeno il nostro Paese nelle condizioni di recuperare parte del ritardo accumulato nei confronti degli altri Paesi che, a torto o a ragione, sull'auto elettrica hanno creduto, sono partiti prima e procedono in molti casi speditamente.

PUNTI DI VISTA – All'indomani dell'approvazione del testo del progetto (ierii, per chi legge), si attendevano i commenti delle due organizzazioni di categoria, l'Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica) e l'Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri). I commenti, infatti, sono puntualmente arrivati, ma nei confronti dell'incentivazione all'auto elettrica sono di segno diametralmente opposto. Incredibile? Niente affatto. E più avanti il lettore comprenderà il perché. Intanto, ecco le argomentazioni della parti.

LA POSIZIONE ANFIA… – «Siamo contrari all'erogazione di contributi all'acquisto indirizzati in misura esclusiva alle vetture elettriche». Lo ha dichiarato a chiare lettere il capo dell'Anfia, Eugenio Razelli. «Questo – ha proseguito – significa incentivare una tecnologia che, a oggi, parlando di elettrico puro, rappresenta in Italia appena lo 0,01% dell'immatricolato e che, a oggi e nel medio termine, rimarrà comunque non sostenibile dalla maggioranza dei consumatori, dimenticando invece gli enormi benefici ambientali ottenuti nel passato attraverso un ricambio del parco circolante obsoleto, stimolando l'acquisto di tutti i veicoli a trazione alternativa. Riteniamo che la proposta approvata ieri non possa avere un impatto efficace sul mercato italiano, né sull'abbattimento delle emissioni inquinanti, né di quelle di CO2. È dunque necessario allargare la proposta a tutte le trazioni alternative oggi esistenti e disponibili, in modo da incidere efficacemente sul rinnovo del parco circolante e rispondere in maniera concreta agli obiettivi cogenti comunitari oltre che alle procedure di infrazione (sui consumi troppo alti, ndr). Per questo chiediamo l'immediata convocazione di un tavolo interministeriale sulla mobilità sostenibile, come già richiesto nel 2010, per delineare una strategia ispirata a quella europea, ma condivisa e coordinata a livello nazionale, per la promozione di veicoli efficienti con un approccio tecnologicamente neutrale, che includa tutte le motorizzazioni ecologiche alternative. L'Anfia ritiene infine inadeguata la formula di finanziamento individuata, considerando che gli incentivi all'acquisto di vetture ecologiche possono autofinanziarsi attraverso l'extra-gettito Iva generato dalle vendite aggiuntive che, in passato, ha addirittura superato il fondo incentivi andando a beneficio dell'erario».

…E QUELLA UNRAE – L'Unrae, invece, esprime il proprio appoggio al progetto per bocca del suo direttore generale, Gianni Filipponi: «Il testo approvato dalle commissioni riunite, attraverso norme che incentivano e favoriscono la commercializzazione di autoveicoli elettrici, pone ottime basi per la diffusione anche in Italia di mezzi a impatto ambientale zero, che permetteranno di migliorare la qualità dell'aria nelle nostre città e di raggiungere più velocemente gli obiettivi europei in materia di emissioni. Molto positivo è il nostro giudizio anche sulle norme che prevedono il sostegno alla diffusione di impianti di ricarica dedicati a questi veicoli sia privati, sia pubblici». Filipponi, complimentandosi per il «prezioso lavoro» svolto dalle forze politiche di maggioranza e d'opposizione e  per l'operato del Ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha dichiarato di sperare in «Un rapido passaggio parlamentare, visto l'accordo bipartisan avuto in Commissione. Un provvedimento che vedrebbe l'Italia uniformarsi agli altri Paesi Europei che hanno già approvato norme favorevoli alla rapida diffusione dei veicoli a trazione elettrica. Ciò permetterebbe un concreto impulso al mercato dei veicoli elettrici in Italia, consentendo un significativo incremento dell'offerta, visti i sempre più numerosi modelli che le case associate all'Unrae annoverano nella propria gamma».

POSIZIONI INCONCILIABILI – Insomma, sulla proposta parlamentare (che, beninteso, dovrà seguire il normale iter prima di diventare legge) una delle due associazione la vede nera, l'altra la vede bianca. Entrambe le argomentazioni (e le dichiarazioni dei rispettivi responsabili) hanno elementi di forza e punti deboli, ma SicurAUTO.it, in questa sede, si guarda bene dall'evidenziarle. Quel che c'interessa è far capire quali motivazioni ci siano alla base di due prese di posizione nette e inconciliabili. Un fatto incomprensibile agli occhi del profano, visto che i due organismi si occupano entrambi di automobili. Ma a tutto c'è una spiegazione. Eccola.

L'ELETTRICO? LOGORA CHI NON CE L'HA – L'Anfia rappresenta la filiera italiana dell'automobile e quindi, ovviamente, cura soprattutto gli interessi della maggiore industria nazionale del settore, cioé il gruppo Fiat. Il quale, però, vuoi per motivi “tecnico-filosofici”, vuoi per altri di ordine economico (la casa viene da un periodo buio, non è finanziariamente solidissima ed è impegnata a digerire il boccone Chrysler), non crede molto nell'auto elettrica e non ha investito grosse somme in questa tecnologia, puntando invece su gpl e metano. Quindi, Fiat non ha modelli a batteria pronti da inserire nella sua gamma, e non li avrà neppure in un prossimo futuro. Di conseguenza, quei 60 milioni di euro l'anno di incentivi destinati all'auto elettrica non le frutteranno nulla, poiché non si tradurranno in vendite aggiuntive di modelli che non esistono. Ovvio, quindi, che l'Anfia spari bordate contro un piano che, a livello governativo, non riserva neppure un centesimo alle auto a gas, che invece sono ben presenti nella gamma Fiat. Al contrario l'Unrae, che difende gli interessi dei costruttori e importatori esteri, vede di buon occhio la pioggia di quattrini statali che permetteranno ai suoi associati di rendere più appetibili i listini delle auto a batteria, che nelle loro gamme già ci sono e ci saranno ancora di più in futuro.

1 commento

Giancarlo
9:17, 28 luglio 2011

Come al solito l'Italia e la Fiat è sempre l'ultima a capire le cose. L'auto elettrica è l'auto del futuro, tutti la aspettiamo e la compreremmo subito se avesse un prezzo in concorrenza con le auto tradizionali di pari volume. Per fare questo naturalente ci vogliono gli incentivi, come hanno fatto gli altri paesi. Speriamo che i nostri legislatori approvino al più presto una legge per far partire anche in Italia l'auto elettrica. Saluti GP

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