In pattuglia con la Polstrada: operazione antialcol

Terza puntata di "In pattuglia con la Polstrada". Questa volta ci siamo appostati, di notte, vicino a una discoteca. Pochi i bevitori "pizzicati"

10 gennaio 2012 - 8:00

L'”Evita” è una nota e grande discoteca di Cavallermaggiore, una cittadina quasi a metà strada tra Cuneo e Torino. È proprio nei dintorni di questo locale che ci aspettano due pattuglie della Polstrada, la “Verona 302” del comando di Cuneo su Alfa Romeo 159 Q4 e la “Verona 208” su BMW 320d Touring del distaccamento di Alba. Insomma, come per l'operazione alla quale abbiamo assistito il 7 dicembre, si tratta di quello che gli agenti chiamano scherzosamente “pattuglione”, poiché coinvolge più di un veicolo.

OPERAZIONE “STRAGI DEL SABATO SERA” – È sabato 17 dicembre, l'una del mattino è passata da poco e la serata danzante è già iniziata. Quindi, tra non molto i primi avventori cominceranno a uscire dalla discoteca e gli agenti (cinque in tutto) dovranno darsi da fare per controllare i conducenti e verificare se qualcuno di loro ha alzato un po' troppo il gomito. È un'operazione di routine che in gergo viene definita “stragi del sabato sera”. Il riferimento è un po' sinistro, ma quanto mai chiaro: l'attività sarà focalizzata proprio al contrasto della guida in stato di abbrezza, alcolica oppure da sostanze psicotrope, che tanti lutti provoca sulle strade dell'intera Europa.

IL POSTO GIUSTO – Il luogo adatto per organizzare un'operazione del genere deve essere scelto con cura affinché sia garantita la sicurezza degli agenti e anche quella degli automobilisti fermati. Quindi, è necessario che il posto sia ben illuminato perché gli automobilisti possano rendersi conto della presenza degli agenti, che sia in prossimità di un incrocio o di una rotonda che costringa a rallentare e, infine, che vi sia uno spazio sufficiente ad accogliere sia le vetture di servizio, sia quelle fermate, che potrebbero essere contemporaneamente anche tre, quattro o più. A circa un chilometro e mezzo dall'”Evita”, sulla statale per Torino, c'è una rotonda che risponde perfettamente a tutti i requisiti ed è qui che il capo-pattuglia dispone le due auto e i suoi uomini.

NOTTAMBULI ORGANIZZATI – In rapida sequenza vengono fermate diverse automobili. Parecchie non vengono dalla discoteca, ma sono dirette là. Le guidano i genitori di molti giovani che hanno trascorso il sabato sera ballando: si recano in discoteca per prelevare i ragazzi e, a scanso di rischi, per accompagnarli a casa in sicurezza. Il capo-pattuglia, un agente che batte le strade da parecchi anni, spiega che incontri del genere sono frequenti: i genitori preferiscono stare svegli fino a tardi e riportare a casa i figli di persona piuttosto che vegliare comunque nell'inquietudine aspettando passivamente il loro ritorno. Passa anche qualche autobus utilizzato come “navetta” da e per la discoteca. Insomma, il popolo dei nottambuli danzanti ha messo in piedi tutta una serie di accorgimenti per raggiungere due scopi: permettersi un bicchiere in più ed evitare contemporaneamente che il sabato sera finisca in tragedia.

PRIMA IL PRECURSORE, POI L'ETILOMETRO – Tuttavia, c'è sempre qualcuno che non sta abbastanza attento. Un'Audi A4 Avant di colore bianco si avvicina alla rotonda a velocità un po' troppo sostenuta, e un agente alza subito la paletta. La conduce un giovanotto sui 25 anni che viene quasi immediatamente sottoposto alla prova con il precursore elettronico, lo strumento che fornisce solo l'informazione che il tasso alcolemico nel sangue è superiore al limite, senza tuttavia dare un'indicazione numerica precisa. Il ricorso al precursore, oltre a rendere più veloci i controlli, serve anche a contenere i costi dei controlli con l'etilometro vero e proprio, che stampa uno scontrino numerato di carta chimica che ha valore legale. Purtroppo per il ragazzo, nel precursore, dopo il suo “soffio”, si accende la spia rossa che testimonia del superamento del limite di 0,5 g/l di alcol nel sangue, quindi l'agente passa all'etilometro. Risultato: 0,66 g/l. A questo punto, come da prassi, l'agente comunica al conducente che la prova verrà ripetuta tra circa 10 minuti. In pratica, si vuole accertare se la concentrazione di alcol sia in fase ascendente oppure calante, ossia se il guidatore ha bevuto da poco e quindi il tasso salirà, oppure se ha assunto alcol già da tempo, e quindi l'organismo lo sta già smaltendo. Il ragazzo sembra rassegnato, e nell'attesa chiama qualcuno con il cellulare. Dopo un paio di minuti, arriva un'altra Audi con a bordo i genitori, proprio la stessa vettura che, condotta dal padre, era stata fermata poco prima senza che gli agenti avessero trovato nulla di irregolare nel guidatore.

«NOI CI CONOSCIAMO» – Quando i genitori del giovane si trovano al copetto delle divise, inizia un interessante siparietto. Il padre del ragazzo non fa una piega, ma la madre è piuttosto battagliera e decide di scendere in campo per “salvare” il figlio. Conosce uno degli agenti e gli si avvicina sorridendo, ricordandogli che «abita a poche centinaia di metri da lì», che «s'incontrano spesso» e via dicendo. L'agente rintuzza gli attacchi per un po', poi si spazientisce e ricorda alla signora che sta solo facendo il suo dovere, che l'etilometro ha uno scontrino numerato che deve essere allegato al rapporto e che quando uno scontrino riporta un risultato positivo al test e il risultato viene confermato da una seconda prova, ci deve essere anche un verbale di contravvenzione. Tutte cose evidenti e sensate, ma di fronte alle quali la premurosa mamma non desiste, nemmeno quando arriva il momento di sottoporre il figlio al secondo test che darà un risultato peggiore del primo: 0,69 g/l. Il tasso alcolico, quindi, è in salita e l'agente deve quindi confermare l'infrazione e compilare il verbale: violazione dell'art. 186, comma 2 del Codice della Strada, almeno 500 euro di multa e 10 punti decurtati dalla patente. Il padre s'incarica di guidare fino a casa l'auto del ragazzo, mentre la moglie condurrà l'altra Audi. L'episodio testimonia di una realtà tanto diffusa quanto poco piacevole per gli agenti che prestano la loro attività nei piccoli paesi: la possibilità d'imbattersi in qualcuno che si conosce e che insiste per essere graziato. Le ragioni di servizio e il senso del dovere devono comunque prevalere, a costo di crearsi delle inimicizie. Purtroppo, però, non tutte le persone sono facilmente disposte ad ammettere che un agente in divisa non può fare sconti agli amici o ai conoscenti, e questo crea certamente situazioni imbarazzanti.

«NON HO BEVUTO NULLA» – I controlli si susseguono a ritmo serrato, ma conducenti e veicoli si dimostrano ligi alle regole fino alle 4.30 circa, quando gli agenti fermano una BMW serie 1 scura. A bordo, due ragazzi appena usciti dall'”Evita”. Il guidatore viene immediatamente sottoposto all'esame con il precursore e quando questo dà esito positivo, si passa all'etilometro. Risultato: 0,50 g/l, cioè il massimo consentito dal Codice. Il ragazzo, però, commette un errore assai diffuso: dichiara di non aver bevuto nulla. In questi casi, gli agenti quasi sempre s'irrigidiscono perché si sentono presi in giro da un automobilista che tenta di fare il furbo e di non assumersi le sue responsabilità di fronte all'evidenza dell'esame strumentale. Il nostro poliziotto lo fa notare all'interessato, poi gli comunica che dovrà sottoporsi a un secondo test dopo 10 minuti perché lo sviluppo del suo tasso alcolemico va accertato. E proprio in questo momento, il passeggero della BMW capisce la situazione ed entra in azione per aiutare l'amico. Infatti, lo affronta di petto e gli consiglia di non peggiorare la situazione raccontando frottole. Poi si rivolge all'agente chiedendo scusa per il compagno di serata e dichiarando di sentirsi in colpa: «Oggi è il mio compleanno e mi sono concesso una bevuta supplementare. Infatti, se sottoponete me all'alcol-test, il risultato sarà ben peggiore. Ma sono stato io a consigliare al mio amico di bere il meno possibile e a incaricarlo di portarmi a casa. Abbiamo assunto alcol più di un'ora fa, lui poco e io di più, ma entrambi ci siamo preoccupati di fare in modo che chi doveva guidare fosse sobrio al momeno di mettersi al volante. Evidentemente abbiamo fatto male i conti, ma l'impegno ce l'abbiamo messo». Di fronte a un discorso del genere, l'atteggiamento del poliziotto si fa più conciliante: trascorsi i 10 minuti, rinuncia al secondo test e lascia liberi i due ragazzi di andarsene, con il passeggero che ringrazia per l'insperato regalo di compleanno. L'agente spiega: «Non siamo qui solo per fare multe. Ciò che m'interessava era soprattutto di accertare che il ragazzo potesse mettersi al volante in sicurezza e anche se nessuno se n'è accorto, l'ho osservato attentamente. Sono sulle strade da molti anni e so riconoscere a occhio quando un conducente è in grado di guidare oppure no. Se l'esito del sondo test avesse fornito anche un modesto 0,51 g/l, avrei dovuto procedere con il verbale, pure per un piccolissimo sforamento, e avrei causato un danno non indifferente a quel ragazzo, che magari usa l'auto per andare al lavoro. Credo che la lezione gli sia servita, e questa è la cosa più importante. Non bisogna dimenticare che la sospensione anche temporanea della patente può rappresentare per molte persone un episodio traumatico. Qualche anno fa, un mio collega procedette con il verbale per ebbrezza alcolica nei confronti di un giovane residente nella zona che poche settimane prima aveva trovato un lavoro per il quale serviva l'auto. Tornato a casa senza patente, il ragazzo s'impiccò e il mio collega, pur avendo agito secondo la legge, non se l'è mai perdonato. L'unico articolo che nel Codice Stradale manca è quello che parla del buon senso. Noi cerchiamo di usarlo». Chapeau.

STOP BRUCIATO: È GRAVE? – Sono ormai quasi le 5 del mattino e il traffico si va diradando. Viene fermata una Smart che presenta una luce di stop non funzionante e al giovane conducente viene contestata la violazione dell'art. 79 comma 4 del Codice. Notata la nostra presenza e pensando che fossimo anche noi agenti della Polstrada, il ragazzo domanda, un po' polemicamente, se secondo noi si tratta di una colpa così grave da meritare una contravvenzione, avanzando anche l'ipotesi che la lampadina poteva essersi bruciata anche pochi secondi prima. Ovviamente, glissiamo sull'argomento e gli diciamo che la decisione spetta all'agente che l'ha fermato.

UN AIRONE IN CERCA D'AIUTO – Mentre quest'ultimo sta compilando il verbale, ecco il fuori programma che, a detta di molti poliziotti della Stradale, durante una pattuglia raramente manca: si ferma un argenteo furgone Mercedes e il conducente, un barbuto ragazzo sulla trentina, chiede agli agenti se possono aiutarlo a trovare un veterinario. Motivo: mentre procedeva sulla statale, ha visto un grosso uccello sbucare da un boschetto e, volando a bassa quota, impattare contro un'auto. Il volatile è rimasto tramortito sull'asfalto e lui non se l'è sentita giustamente di abbandonarlo a una morte sicura, quindi l'ha raccolto (il nuovo CdS impone di soccorrere anche gli animali). L'agente si avvicina all'abitacolo del Mercedes e noi facciamo altrettanto. Quando il proprietario spalanca la portiera, ci troviamo di fronte a un grande e bellissimo airone cinerino che, evidentemente molto spaventato, s'è rannichiato vicino alla pedaliera. Gli agenti si consultano tra loro e provano a chiamare sia la Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli) sia il “Centro Recupero Animali Selvatici” che si trova nel vicino castello di Racconigi. Niente da fare: nessuna delle due organizzazioni dispone di un presidio notturno e del resto ll conducente del furgone ha già provato a chiamare il suo veterinario di fiducia, che però non può intervenire gratuitamente sugli animali selvatici se non è fornito di apposita autorizzazione. Dopo i tentativi infruttuosi degli agenti, il ragazzo risale a bordo del suo veicolo: «Terrò l'airone con me fino a domattina. Poi deciderò il da farsi». Un esempio lampante di come il soccorso degli animali feriti per strada sia ancora un'utopia…

FINE DEL “PATTUGLIONE” – Sono le 5.30 e ormai il traffico stradale è proprio ridotto al lumicino. Il capo-pattuglia, quindi, decide di porre termine all'operazione. Il bilancio del “pattuglione” è il seguente: l'equipaggio di “Verona 302” ha controllato 37 vetture e 42 persone elevando una sanzione, mentre quello di “Verona 208” ne ha fermate 30 con 36 persone a bordo, anch'esso con un verbale. Sembrano risultati sproporzionati all'impegno di due equipaggi al completo, ma è proprio la loro presenza sul territorio, assidua negli anni, ad aver portato gli automobilisti a prestare attenzione al problema della guida in stato di ebbrezza. Senza questo genere di attività, quasi certamente ci sarebbero meno genitori che vengono a prendere i figli in discoteca. Meno autobus-navetta per accompagnarli in sicurezza. E meno giovani e meno giovani che hanno imparato che nelle discoteche ci si può divertire anche bevendo con moderazione. E tornare a casa sani e salvi.

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