Importazione auto: indagati per frode 41 rivenditori del Nord

La GdF di Cuneo ha scoperto un vasto giro d'importazione di auto con evasione dell'Iva. Il trucco è quello solito: utilizzare le società "cartiere"

17 aprile 2012 - 7:00

Ennesimo caso di evasione dell'Iva nella compravendita di automobili importate dall'estero. Questa volta sono stati i finanzieri della compagna di Cuneo coordinati dal capitano Michele Baldiglio a scoprire la frode, a incriminare i due amministratori di un noto autosalone del capoluogo e a segnalare alle procure altri 39 rivenditori di vetture che operavano nelle province di Como, Milano, Savona, Torino e Varese.

I SOLITI “CAROSELLI” – La modalità del raggiro ai danni dell'erario portato alla luce dalle Fiamme Gialle è quella consueta denominata “frode carosello”. Il copione prevede la costituzione di una o più società di intermediazione delle auto intestate a complici nullatenenti e incaricate di produrre le fatture delle vetture acquistate all'estero. Tali società vengono tecnicamente definite “cartiere” poiché hanno l'unica funzione di fornire i documenti fiscali necessari alla truffa per poi sparire dopo un po' senza versare l'Iva da pagare quando le auto entrano in Italia. Ovviamente, poiché i titolori ufficiali di queste società sono soggetti compiacenti che non posseggono nulla, nulla hanno da perdere anche se vengono scoperti. Grazie a tale stratagemma, chi tira le fila del traffico può disporre di vetture che possono essere rivendute sottocosto (e quindi in condizioni di concorrenza sleale verso gli operatori corretti) proprio per il fatto che la relativa Iva, oggi al 21%, non è stata versata.

EVASIONE PER 17 MILIONI – Nell'operazione che ha sgominato i truffatori, originata da un controllo fiscale del 2010, la GdF ha accertato violazioni per 17 milioni di euro dei quali circa 4,8 milioni di euro per l'evasione dell'Iva, 520 mila per quella dell'Irap e altri 12 milioni relativi a costi indeducibili in quanto certificati da false fatturazioni. Le vetture provenienti dall'estero e formalmente intermediate dalle società “cartiere” venivano ricevute dalla BiAuto, un autosalone multimarche con sede a Cuneo e da altre aziende simili operanti nelle province prima citate. La GdF, insospettita dal fatto che la BiAuto aveva effettuato frequenti acquisti di veicoli da società “cartiere” risultate di fatto evasori totali, ha anche accertato che talvolta la BiAuto si sostituiva alle “cartiere” stesse e intermediava direttamente le vetture (tra le quali molte Audi, BMW, Suzuki, Toyota e Volkswagen, ma anche diverse Fiat). Per non dare nell'occhio, però, la BiAuto faceva figurare che fossero gli stessi acquirenti finali a importare direttamente i veicoli.

UNA MOSSA MALDESTRA – I titolari dell'azienda cuneese, un 44enne e un 71enne residenti a Mondovì, sono stati quindi denunciati per false dichiarazioni fiscali utilizzate per operazioni inesistenti e falso in atto pubblico. Inoltre, a loro carico c'è anche la segnalazione alla magistratura per una mossa alquanto maldestra: sentendosi nel mirino dei finanzieri, avevano tentato di trasferire le attività dell'azienda sottoposta ai controlli a una società immobiliare e a un altro autosalone creati appositamente, cosa per la quale gli inquirenti potrebbero incriminarli per aver tentato di non pagare le imposte. Il tribunale di Cuneo ha disposto il sequestro di quote societarie e immobili per un valore di circa 620mila euro facenti capo ai due amministratori della BiAuto, mentre ha segnalato gli altri 39 imprenditori alle procure e ai comandi della GdF territorialmente competenti.

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