Il valzer delle piattaforme dell'auto

Il valzer delle piattaforme dell'auto Per ottimizzare i costi di progettazione e produzione

Per ottimizzare i costi di progettazione e produzione, molte Case condividono ormai le stesse piattaforme. Una scelta (ormai) obbligata

19 Novembre 2012 - 12:11

Le piattaforme dell'auto sembrano delle matrioske, le bambole di legno russe vivacemente colorate e smontabili in due parti: all'interno una serie di bambole simili di grandezza decrescente, che si possono inserire l'una nell'altra. Lì dentro a dettare legge saranno sia l'alleanza globale dei più importanti player mondiali, per abbattere i costi attraverso la condivisione di tecnologie e di componenti meccanici, sia la strategia modulare, via obbligatoria per rispondere velocemente a quanto chiedono i clienti. A tutto vantaggio dei costi di sviluppo e di progettazione.

9 MILIARDI DI RISPARMI – Una standardizzazione che frutterebbe 9 miliardi di euro di risparmi all'anno per i primi cinque player del mercato. Nel 2020 il 74% del mercato sarà in mano a 12 produttori che utilizzaeranno poco più di 150 piattaforme, contro le 224 attuali. Scendiamo più in dettaglio: il Gruppo Volkswagen adotterà l'architettura modulare trasversale MQB (in foto) su oltre 60 modelli dei marchi Audi, VW, Seat e Skoda, dalla Polo alla Golf, passando per monovolume e Suv degli altri brand, con l'intento di produrre 3 milioni di auto all'anno, con un taglio del 20% dei costi e con una flessibilità molto importante. E se oggi utilizza 23 piattaforme per 61 modelli, nel 2020 avrà solo 9 piattaforme per una sessantina di modelli.

GM, FIAT E LE ALTRE – Con General Motors, per lo sviluppo comune di piattaforme, ci sono Toyota (small-entry), Mitsubishi (4×4 ed elettriche), Fiat (veicoli commerciali), Bmw e Ford (motori). Dalle attuali 12 piattaforme per sviluppare 45 modelli si scenderebbe, nel 2020, a 9 per 46 modelli. Obiettivo comune del Lingotto e di Detroit sono 3 piattaforme, ma da un milione di pezzi ciascuna: Fiat (segmenti A, B, C) e Chrysler (4×4). Dalle 32 piattaforme per 58 modelli, grazie alle alleanze con Ford (small), Psa (veicoli commerciali), Suzuki (motori), Tata (produzione), Opel (veicoli commerciali) si passerebbe nel 2020 a 13 piattaforme (la più importante delle quali sarà la C-Evo). Ford, dopo aver ceduto Volvo, Jaguar, Land Rover, Mazda ed Aston Martin, ha intenzione di produrre 2 milioni di auto all'anno con la piattaforma C globale per puntare nel 2020 a 9 piattaforme sfruttando l'alleanza con Psa (motori diesel). Infine Renault-Nissan, una forte alleanza per entrambi i brand che confermeranno anche nel 2020 le attuali 27 piattaforme fra le quali spiccano quelle del segmento A di origine Renault-Mercedes, quelle del segmento B-MO di origine Renault e quelle C-D by Nissan mentre vanno evidenziate le collaborazioni con Mercedes (small e propulsori) e con General Motors (commerciali).

MARKETING TRAINANTE – Carlos Ghosn, numero uno del Gruppo franco-giapponese, nel sottolineare l'attivismo di Nissan che sostiene i conti di Renault, ha annunciato in questi giorni una novità a ogni sei settimane. Aveva proprio ragione l'ing. Dante Giacosa, uno dei maggiori tecnici mondiali dell'automobile, responsabile della progettazione Fiat dal 1946 al 1970, il papà di modelli famosi, tra cui la 1400, la 1100, la 600, la 124, le 1300/1500, l'Autobianchi Primula quando in una conferenza stampa nel dicembre 1982 ammise che “a decidere del futuro dell'auto sono gli uomini del marketing e dei servizi commerciali”.

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