Il suo cane fece cadere un motociclista: condannato

Il suo cane fece cadere un motociclista: condannato Confermato dalla cassazione un principio: se un animale provoca un incidente stradale

Confermato dalla cassazione un principio: se un animale provoca un incidente stradale, la responsabilità va attribuita al proprietario

16 Settembre 2011 - 05:09

Gli animali in libertà rappresentano un pericolo concreto per la sicurezza stradale. L'ha verificato a suo spese il proprietario di un cane al quale è andata male per la terza volta con le carte bollate. L'animale era fuggito attraverso il cancello della sua proprietà ed era stato travolto da un motociclista. Dopo l'investimento, il centauro era caduto a terra rovinosamente, riportando lesioni guaribili in 21 giorni e si era quindi rivolto al giudice di pace di Lanciano, il quale aveva condannato il proprietario dell'animale a un'ammenda di 250 euro. Il giudice aveva rilevato un comportamento colposo dell'imputato il quale, aprendo il cancello, non si era accorto che alcuni dei suoi cani erano riusciti a uscire dall'area recintata proprio mentre sopraggiungeva il motociclista che ne aveva travolto uno uccidendolo.

AVEVA GLI ZOCCOLI AI PIEDI – Il suo proprietario era ricorso in appello al tribunale sollevando innanzitutto dei dubbi sulla meccanica dell'incidente: per esempio, era stato rilevato che il motociclista calzava degli zoccoli (quindi, veniva avanzata l'ipotesi che potesse non avere il pieno controllo del veicolo), che stava probabilmente tornando dal mare e che poteva anche essere stato disattento alla guida. In ogni caso, proseguiva il legale, nulla poteva essere imputato al suo cliente, poiché non esiste una legge che vieti di lasciare liberi degli animali a tutela della pubblica incolumità. Inoltre, l'articolo del Codice Penale evocato dal giudice di pace per emettere la condanna, il n° 672, riguarda solo gli animali giudicati pericolosi, cioé aggressivi in base alla loro indole, cosa che non poteva applicarsi nella fattispecie.

L'APPELLO NEGATO – Il tribunale aveva respingeva l'appello affermando che in base al dlgs n° 74 del 2008 non sono appellabili le sentenze del giudice di pace che prevedono una pena pecuniaria quando non sia impugnata anche la condanna al risarcimento del danno. Del resto, non vi era stata neppure costituzione di parte civile. Il proprietario del cane, però, non si era dato per vinto ed era ricorso in cassazione, che tuttavia ora ha confermato la correttezza delle decisioni del giudice di pace. La corte suprema ha stabilito innanzitutto che il tribunale è incorso in un errore nel non ammettere l'appellabilità della sentenza di primo grado. In realtà, avrebbe dovuto trovare applicazione l'art. 568 comma 5 del Codice di Procedura Penale, il quale stabilisce che “L'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione a essa data dalla parte che l'ha proposta. Se l'impugnazione è proposta a un giudice incompetente, questi trasmette gli atti al giudice competente”. Cioé, in questo caso, la cassazione stessa. Per il resto, i magistrati hanno confermato che le responsabilità dei danni provocati in un incidente causato da un animale sono imputabili al suo proprietario.

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