Il Governo non faccia cassa sulla sicurezza stradale

[b]Una riflessione da: La Padania Online""O i punti o i soldi". E' quanto sembra intenzionato a chiedere il governo nei casi in cui le infrazioni al codice della strada non possano essere...

31 maggio 2005 - 8:32

[b]Una riflessione da: La Padania Online”

“O i punti o i soldi”. E' quanto sembra intenzionato a chiedere il governo nei casi in cui le infrazioni al codice della strada non possano essere contestate immediatamente ai trasgressori.

Un principio che in qualche modo, sembra riecheggiare “o la borsa o la vita”, la vecchia, tradizionale minaccia dei rapinatori da strada.

Non tanto perché le multe in questione si aggireranno su cifre da capogiro: da 800 a 1000 euro. Ma perché di “vita” stiamo parlando.

L'introduzione della patente a punti rappresenta uno dei successi di questo governo perché ha ridotto notevolmente il numero di vittime sulle strade del Belpaese. Ci sono stati meno incidenti, meno morti, meno feriti. E con percentuali di tutto rispetto, se consideriamo anche il fatto che l'Italia è sempre stata in cima alle classifiche dei Paesi più indisciplinati al volante.
Quattro mesi fa però, la Corte Costituzionale ha stabilito che non si possono togliere punti se il guidatore non viene “colto in fallo” dalle forze dell'ordine che gli contestano immediatamente l'infrazione, com'era invece era sempre stato fatto fin dall'avvio della nuova patente a partire dal 1° luglio 2003.
Per risolvere il problema è probabile che entro giugno arrivi al vaglio del Consiglio dei ministri un provvedimento che commuta la sottrazione dei punti in una salata pena pecuniaria.

Secondo quanto è circolato, sembra che i tecnici del ministero dei Trasporti e dell'Interno incaricati di studiare il progetto di revisione di questa parte della legge, siano orientati a “far pagare” da 800 a 1000 euro all'automobilista che segnalato per una scorrettezza stradale grave (quelle che comportano una decurtazione da 8 a 10 punti), potrà scegliere se “rivelare” chi si trovava alla guida della vettura (in questo caso i punti vengono tolti al guidatore) o stare zitto e pagare.
Come è facile immaginare, non si tratta di disattenzioni veniali. Ma di infrazioni gravi che mettono in serio pericolo l'incolumità di chi guida e di chi ha la sfortuna di trovarsi nelle sue vicinanze.

Otto punti si perdono per:
– Mancato rispetto della distanza di sicurezza che abbia causato un incidente con lesioni gravi;
– Comportamento irregolare o pericoloso nei passaggi ingombrati e nelle strade di montagna che abbia causato gravi lesioni a persone;
– Inversione di marcia in prossimità o in corrispondenza degli incroci.
Mentre i 10 punti vengono tolti per diversi motivi, tutti molto seri. Fra questi, perché:
– si superano i limiti di velocità di oltre 40 km/h;
– si sorpassa in situazioni gravi e pericolose (es: sorpasso di veicolo che sta a sua volta già sorpassando);
– si trasportano materie pericolose senza autorizzazione o in violazione delle prescrizioni;
– si fa inversione di marcia in autostrada o sulle strade extraurbane principali o si percorrono contromano;
– si fa retromarcia in autostrada;
– si guida in condizioni di alterazione fisica e psichica correlata a sostanze stupefacenti;
– si scappa dopo un incidente con gravi danni ai veicoli o alle persone causato dal proprio comportamento;

Se il progetto che sembra destinato al vaglio di palazzo Chigi dovesse arrivare in porto e commutare in multa il taglio dei punti per tutte queste circostanze, vorrebbe dire che un padre potrà “coprire” gli eccessi del figlio semplicemente aprendo il portafogli. Poco importa se il giovane in questione, magari neo-patentato o con poca esperienza, corresse a 200 all'ora su una statale. Basta che non sia fermato da una pattuglia, ma fotografato da un autovelox.

Si potrà obiettare che 1000 euro sono tanti e dovrebbe essere un buon disincentivo. Ma come giustamente fa notare il capogruppo della Lega Nord alla Camera, Andrea Gibelli: «Si tratta pur sempre di una cifra relativa: per molti sono uno stipendio, ma per qualcuno sono solo la somma che si spende in una sera a cena. La patente a punti è un provvedimento nato soprattutto per educare alla prudenza e all'attenzione. E ha funzionato, riducendo gli incidenti e salvando molte vite umane. I punti sono uguali per tutti, per una medesima infrazione, li perde tanto chi guida la Ferrari, quanto chi ha un'utilitaria parcheggiata sotto casa. Il problema del fatto che non si possa punire tout cour il proprietario di un auto fotografata da un autovelox o parcheggiata in un divieto di sosta grave, esiste. Ma risolverlo a suon di multe forse non è la strada migliore da percorrere. Sarebbe come introdurre una sorta di “patente per censo”. Chi più possiede, più può trasgredire».

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