Il Garante: poca concorrenza nella distribuzione dei carburanti in Sicilia

Sollecitato da un assessore regionale siciliano, il Garante ha stabilito che i prezzi dei carburanti sono elevati perché c'è scarsa concorrenza

12 aprile 2012 - 6:00

Nel bollettino n° 12 del 10 aprile scorso, l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha espresso il suo parere sulla situazione della normativa della distribuzione dei carburanti in Sicilia, in particolar modo sugli aspetti della concorrenza tra operatori.

IN SICILIA I PREZZI ALLA POMPA SONO TROPPO ELEVATI – L'indagine dell'Antitrust ha preso il via da una segnalazione del 12 gennaio scorso proveniente dall'assessore all'Economia della Regione Sicilia in cui si denunciava che i prezzi alla pompa dei carburanti per autotrazione praticati sull'isola sono tra i più alti d'Italia nonostante dalle quattro raffinerie siciliane provenga circa il 40% dei prodotti petroliferi raffinati nell'intero Paese e, oltretutto, in Sicilia non ci siano sui carburanti alcuni tipi di accise che gravano invece su quelli erogati in numerose altre regioni. La richiesta dell'assessorato era finalizzata a ottenere un pronunciamento del Garante riguardo all'esistenza di eventuali profili anti-concorrenziali che potessero spiegare tali differenze di prezzo. In base alla segnalazione, l'Antitrust ha svolto le sue indagini appurando intanto che:

  1. la Sicilia è fondamentalmente autosufficiente per quanto riguarda il carburante erogato dalle società petrolifere nel territorio regionale: tutto l'erogato “colorato” (con tale termine s'intende il carburante venduto dalle grandi compagnie petrolifere con il proprio marchio) è ritirato presso sei basi: quattro raffinerie (Gela, Priolo, Augusta, Milazzo) situate nella zona orientale, e due depositi costieri situati in quella occidentale (Palermo);
  2. l'integrazione verticale nella dotazione logistica primaria (raffinerie e depositi costieri) rappresenta un assetto fondamentale per competere: i due operatori più grandi ed efficienti sulla rete colorata, Eni ed Esso, che dispongono di circa la metà degli impianti “colorati” ed erogano circa due terzi del carburante venduto, sono quelli che si contraddistinguono per la dotazione logistica più sviluppata;
  3. a un primo esame, la consistenza numerica degli impianti “no logo” (le cosiddette “pompe bianche”) non sembra ridotta rispetto ad altri contesti regionali; tuttavia, questi impianti non sembrano incidere positivamente sul livello dei prezzi prevalenti come invece accade nelle altre regioni; al tempo stesso si nota come in Sicilia non esistano impianti della grande distribuzione organizzata (GDO) con marchio proprio.

BENZINA COSTOSA – Per quanto riguardo i prezzi dei carburanti alla pompa, le indagini del Garante hanno invece accertato che quelli del gasolio sono risultati in Sicilia leggermente più elevati che in altre regioni, con differenze però minime: da 2 millesimi a 2 centesimi di euro al litro. Quelli della benzina sono risultati leggermente inferiori a quelli praticati in altre regioni, ma tenendo conto della mancanza di addizionali regionali sono invece più elevati.

NORMATIVE DIFFORMI DA QUELLE NAZIONALI – Le indagini hanno altresì appurato che le normative siciliane relative alla distribuzione dei carburanti sono diverse da quelle in vigore in altre regioni e che le differenze possono avere “effetti particolarmente restrittivi” sia per l'accesso all'attività di distribuzione di carburanti, sia per le modalità di svolgimento dell'attività stessa. In particolare:

  1. In Sicilia, contrariamente a quanto avviene in altre regioni, l'installazione e l'esercizio di impianti di distribuzione dei carburanti sono ancora soggetti a un regime di concessione regionale;
  2. fino alla fine del 2008 vigeva in Sicilia una serie di gravi restrizioni all'accesso all'attività, tra i quali il blocco delle nuove concessioni, i contingentamenti numerici, l'obbligo di rispettare distanze e superfici minime e l'obbligo di rinunce ad altri impianti. Tali rrstrizioni sono state abolite con un decreto del 26 novembre 2008;
  3. sino al luglio 2011 la “Commissione consultiva regionale per la ristrutturazione e la disciplina della rete distributiva dei carburanti” doveva obbligatoriamente esprimere un parere (anche se non vincolante) per ogni atto della Regione in materia di distribuzione dei carburanti, nuove concessioni comprese;
  4. sono tuttora presenti numerose altre restrizioni allo svolgimento dell'attività di distribuzione dei carburanti. Per esempio, il decreto del 26 novembre 2008 prevede che i nuovi impianti devono erogare anche GPL oppure metano, devono essere dotati di pannelli fotovoltaici con potenza di almeno 10kW e di servizi igienico sanitari per disabili. Un altro decreto, il 597/11, pone vincoli rigidi su turni e orari di apertura, il cui rispetto deve essere garantito dalle Camere di Commercio della Sicilia.

RIMOSSE LE BARRIERE, I PREZZI CALERANNO – Le conclusioni dell'Autorità Garante sono che le imprese presenti in Sicilia nel settore della distribuzione carburanti sono tutt'ora protette dalla concorrenza esercitata da nuovi ingressi di operatori, non verticalmente integrati, da un insieme di barriere normative di natura regionale. A riprova di ciò, sull'intero territorio dell'isola, nonostante una presenza ramificata di infrastrutture della grande distribuzione commerciale, non sono presenti impianti a marchio GDO (fatta eccezione per un impianto situato presso un supermercato Auchan a Palermo, ma che opera in regime di co-branding con Eni). Gli impianti delle reti indipendenti, presenti nell'isola in numero significativo, sembrerebbero anch'essi aver goduto negli anni (e godere tutt'ora) di questa rendita da protezione normativa piuttosto che esercitare, come in altre regioni, una forte spinta concorrenziale. In Sicilia, nonostante la presenza di raffinerie come in nessun'altra regione italiana e nonostante , i prezzi elevati appaiono quindi il risultato della blanda interazione concorrenziale tra le imprese in un contesto caratterizzato da un oligopolio ristretto non contendibile da nuovi ingressi.

LE SOLUZIONI – Per cambiare la situazione, il Garante ritiene che si debba dare attuazione ad alcune misure:

  • abolire il regime di concessione regionale e adeguare la normativa regionale al principio dell'autorizzazione comunale istituita nel 1998 a livello nazionale;
  • abolire la Commissione consultiva regionale per la ristrutturazione e la disciplina della rete distributiva istituita dall'art. 23 della legge regionale n. 97/82;
  • conformare la normativa regionale a quella nazionale eliminando, tra l'altro, l'obbligo per i nuovi impianti di disporre di pannelli fotovoltaici per 10 kW;
  • riformare l'intera normativa in materia di orari e turni, attualmente codificata dal decreto assessoriale n. 597/11, eliminando ogni possibile restrizione.

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