Il Cruise Control fa venire sonno al volante

Uno studio dell'Università di Strasburgo ha dimostrato che l'uso prolungato del Cruise Control diminuisce l'attenzione nei lunghi viaggi

29 agosto 2013 - 7:01

L'allarme sulla pericolosità del Cruise Control è scattato dopo un test condotto su 94 automobilisti che hanno accettato di guidare a un simulatore per 120 chilometri di autostrada. I risultati? Riflessi lenti già dopo mezz'ora di guida.

UNA GUIDA IN RELAX – Il Cruise Control è un dispositivo molto apprezzato da chi guida prevalentemente in autostrada: evita l'intorpidimento del piede destro, aiuta a mantenere una velocità di crociera costante e quindi a consumare meno carburante e rispettare i limiti. Presso il Centro per le Indagini neurocognitive e neurofisiologiche (Ci2N) dell'Università di Strasburgo, però, si è dimostrato che una guida troppo coccolata rallenta gli stimoli che arrivano al cervello e l'attenzione del guidatore si riduce drasticamente durante i sorpassi e nelle manovre di emergenza. Lo studio che ha messo in evidenza i rischi di un abuso del sistema di assistenza alla guida è stato condotto su un campione composto da 94 volontari distribuiti equamente per sesso e suddivisi in 3 gruppi da 30 piloti in base alla fascia di età (18-30 anni, 40-50 anni e oltre i 60 anni).

IL TEST AL SIMULATORE – Ai conducenti che hanno partecipato al test è stato chiesto di sedersi al volante di un simulatore con gli stessi comandi di una normale auto ma con dei monitor al posto del parabrezza e degli specchi retrovisori. Lo sguardo, le reazioni e l'attività cerebrale di ogni volontario sono stati monitorati durante un viaggio virtuale di 120 chilometri iniziato e finito presso una stazione di servizio. Nessuno tra i volontari sapeva che lungo il tragitto avrebbe trovato una barriera per il pedaggio, un incidente d'auto, un cantiere stradale e un autovelox. A informali di ciò che accadeva davanti c'era solo la segnaletica orizzontale e verticale, mentre gli studiosi valutavano il diverso comportamento di guida quando al conducente è stato chiesto di guidare con il Cruise Control attivato, disattivato o usare il solo limitatore di velocità.

A ZIG ZAG TRA LE CORSIE – Analizzando i dati rilevati durante i test, gli scienziati francesi si sono accorti che, guidando con il limitatore di velocità attivato o il Cruise Control inserito, tutti i piloti avevano un controllo casuale del volante nei rettilinei. In media il 25% tendeva a riallineare la traiettoria sempre di meno all'aumentare del tempo di guida. Inoltre, l'impossibilità di modulare continuamente la velocità (con il Cruise Control) induceva i guidatori a rimanere sulla corsia di sorpasso per troppo tempo e ad effettuare i sorpassi senza rispettare la distanza di sicurezza (manovre avviate fino anche a soli 4 metri tra le due auto). Questo comportamento sembrerebbe legato più alle cattive abitudini di guida che agli effetti collaterali dei sistemi di assistenza, ma ciò che ha preoccupato i ricercatori dell'Università di Strasburgo è l'aumento della sonnolenza al volante, indotta dalla ridotta attività del conducente quando è l'auto a controllare autonomamente l'andatura con i radar del Cruise Control adattivo (ACC). Un elettroencefalogramma eseguito su tutti i volontari durante la guida ha dimostrato che i minori stimoli che coinvolgono il cervello allungano i tempi di reazione fino a un secondo al verificarsi di un evento. I primi segni di disattenzione su guidatori giovani si sono trasformati in affaticamento e stanchezza dopo 30 minuti di test per i piloti over40.

MEGLIO NON ABUSARE – Da sempre SicurAUTO.it ribadisce che l'uso di qualsiasi dispositivo di assistenza alla guida o di sicurezza non deve incoraggiare il guidatore a uno stile di guida meno attento e di mettersi al volante solo se si è sobri e riposati. Dello stesso parere è anche il Professor André Dufour, che ha condotto lo studio: “Gli automobilisti dovrebbero spegnere il regolatore di velocità quando il traffico è intenso, in prossimità di cantieri o pedaggi” . “L'uso prolungato di questi strumenti richiede pause più frequenti per consentire al conducente di recuperare la giusta soglia di attenzione soprattutto nei lunghi viaggi” ha concluso Dufour.

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