Il Corriere si scaglia contro i ciclisti indisciplinati

Il Corriere Lombardia titola: "Ciclisti indisciplinati, un rischio sulle strade"

17 settembre 2014 - 9:00

Un altro ciclista che si ferisce, un altro motociclista che muore: stavolta è successo la mattina di domenica intorno alle ore 10 sulla Strada provinciale 72, a Fiumelatte, nel Comune di Varenna (Lecco). Da chiarire con previsione la dinamica del sinistro. Una moto e una bicicletta sono venute a contatto, causando la morte di uno dei coinvolti nel sinistro, R.P. (le iniziali di nome e cognome) di Sesto San Giovanni, 21enne centauro che era a bordo della motocicletta al momento dell'impatto: vedi foto laprovinciadilecco.it. L'altra persona rimasta ferita nell'incidente, il ciclista 55enne, è stata trasportata all'ospedale “Manzoni” di Lecco: ha diverse fratture.

DINAMICA OSCURA – Che cosa è successo? Difficile da dire. L'ipotesi più probabile è che un gruppo di cicloamatori (insomma, non un paio di persone in giro con i nipotini) non rispettasse in pieno il Codice della strada, che all'Articolo 182 – Circolazione dei velocipedi impone precisi obblighi: i ciclisti devono procedere su unica fila in tutti i casi in cui le condizioni della circolazione lo richiedano e, comunque, mai affiancati in numero superiore a due; quando circolano fuori dai centri abitati devono sempre procedere su unica fila, salvo che uno di essi sia minore di anni dieci e proceda sulla destra dell'altro. Cosa che a quanto pare non avveniva al momento dell'impatto: i ciclisti non erano su una fila unica.

L'ATTACCO DEL CORRIERE – Ecco spiegato il titolo del Corriere della Sera Lonbardia di martedì 16 settembre: “Ciclisti indisciplinati, un rischio sulle strade”. Il riferimento è al fatto che, almeno stando alle denunce di automobilisti, motociclisti e camionisti, chi va in bici in gruppo non rispetta l'obbligo di stare su una fila unica. Quei ciclisti diventerebbero così, secondo chi punta il dito contro di loro, un vero e proprio pericolo per tutti quanti: anzitutto per se stessi, dal momento che (come utenti deboli) è molto facile essere sbalzati da una bici, e subire lesioni fisiche gravi. Ma anche per gli altri. E a proposito del motociclista morto, va ricordato che il prossimo Codice della strada (la riforma è in discussione in Parlamento) include proprio i centauri fra gli utenti deboli della strada: questo sinistro mortale prova che la futura norma è condivisibile. E conferma come sia difficile la convivenza pacifica e civile fra ciclisti e guidatori di mezzi a motore, con comportamenti errati sia degli uni sia degli altri.

POLEMICHE AUTUNNALI – E che sia un periodo “caldo” per i ciclisti, denso di polemiche, lo dimostra anche l'articolo polemico della Fiab (Federazione amici della bicicletta) nei confronti del ministro dei Trasporti Lupi che ha detto no all'introduzione nel Codice della strada della modifica che consenta di regolamentare il “senso unico eccetto bici”, ovvero la possibilità di far circolare le biciclette nei due sensi su strade a senso unico per gli altri veicoli: “Il senso unico eccetto bici – contesta la Fiab – esiste in tutta Europa e funziona con successo da anni. Ma l'Italia si rifiuta di fare proprie le migliori esperienze degli altri paesi in fatto di mobilità e di sicurezza stradale. E continua ad alimentare un dibattito sterile e completamente disinformato. Noi non possiamo più attendere. Il ministro Lupi si faccia spiegare anche dai suoi colleghi europei i molti vantaggi di questa misura, che integra e non esaurisce certamente le politiche a sostegno della mobilità dolce”. Si tratta di consentire ai ciclisti di procedere nel senso inverso a quello delle auto in strade ben specifiche: nelle aree 30 km/h all'interno dei centri urbani e su vie a senso unico sufficientemente larghe. Ma sempre a discrezione dell'amministrazione locale, in funzione alle esigenze di traffico e viabilità. Poi la Fiab snocciola dati che, a suo dire, confermano come il controsenso ciclabile non danneggi la sicurezza stradale: in Italia, l'80% degli incidenti con investimento di ciclisti è laterale, mentre l'8% è di tipo frontale. Di questi, la percentuale che avviene nelle zone 30 è irrilevante. Al contrario il 60 % degli incidenti ai ciclisti in città avviene in corrispondenza degli incroci, e di questi addirittura la metà in incroci segnalati. Questo confermerebbe (secondo la federazione) che non è il semaforo a proteggere il ciclista, ma la velocità ridotta e la visibilità.

1 commento

Paoblog
11:46, 17 settembre 2014

Giusto sabato scorso da Milano siamo andati a Lovere (BG) costeggiando il lago e la strada in alcuni punti è veramentre stretta e tortuosa, ma questo non impediva ai ciclisti amatoraili di viaggiare appaiati sino ad arrivare ad un eccesso di stupidità e menefreghismo quando uno di loro che era in fila indiana si è voltato, ha visto che ero vicino e pronto al sorpasso (in sicurezza) ed ha pensato bene di uscire dalla fila improvvisamente… complimenti.
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Un episodio come tanti, che vediamo ogni giorno, ma finchè i ciclisti non saranno puniti così come devono essere puniti tutti quelli che circolano sulle strade, a prescindere dal numero delle ruote, non si andrà da nessuna parte.
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Contare sull'intelligenza ed il buonsenso del singolo è battaglia persa. Serve maggior responsabilità e se non ci arrivano da soli, bisogna andare avanti a tolleranza zero.
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E che le varie organizzazioni di categoria la smettano nella “difesa a prescindere” dei ciclisti, che un cretino è tale che si muova in auto oppure in bici.
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Difendendo ad oltranza la categoria, si fa del male a quei ciclisti che circolano nel rispetto degli altri. Perchè il rispetto non lo si può solo pretendere, bisogna anche darlo…

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