Il Codice della strada riconoscerà il car pooling

Il M5S ufficializza la definizione del servizio di car pooling nella riforma del Codice della Strada. E' legale solo dividendo le spese di viaggio

10 ottobre 2014 - 16:01

Il car pooling, meglio definito come quel servizio che consente di condividere un'auto privata e le spese di un viaggio tra diversi individui, finalmente ha un'identità legale grazie all'emendamento approvato in Aula del M5S che introduce una definizione normativa. Un traguardo importante per incentivare pratiche di mobilità sostenibile; ma a cosa serve dargli nome e cognome se il car pooling si svolge alla luce del sole di molte città ormai da diversi anni? L'abbiamo chiesto, tra le altre domande, direttamente all'On. Michele Dell'Orco, deputato del M5S e Capogruppo alla Commissione Trasporti.

DEFINIRE PER REGOLAMENTARE – Con l'emendamento dei deputati del M5S alla legge delega di riforma del Codice della strada, viene definito car pooling come “servizio di trasporto, non remunerato, basato sull'uso condiviso di veicoli privati tra due o più persone che debbano percorrere uno stesso itinerario, o parte di esso, messe in contatto tramite servizi dedicati forniti da intermediari pubblici o privati, anche attraverso l'utilizzo di strumenti informatici”. Se vi soffermate ai grassetti, capirete che tra le righe non sembra esserci alcuno spiraglio per il più discusso e criticato servizio UberPop, l'applicazione di car pooling bandita a Milano e a Genova. Oltre a delineare i margini di legalità del car pooling tra privati, l'emendamento si è reso indispensabile anche in supporto allo stanziamento dei fondi da destinare proprio al car sharing e al car pooling, votato una settimana fa. Ma è presto per sapere quale articolo del Codice della Strada sarà modificato ad hoc.

35 MILIONI DI EURO ALLA MOBILITA' INTELLIGENTE – “L'introduzione di una precisa definizione normativa sicuramente potrà ampliarne la conoscenza e diffusione, con grande beneficio per le tasche degli utenti, l'ambiente e la circolazione stradale.” afferma l'on. Dell'Orco che spiega – “Il Movimento 5 stelle lavora da tempo a questo obiettivo e anche nel collegato ambientale abbiamo tenuto ad evidenziare che è necessario accompagnare lo stanziamento di 35 milioni di euro previsti con una definizione e una minima regolamentazione di questo sistema di trasporto”. In altre parole non sarebbe stato possibile stanziare dei fondi per qualcosa (la mobilità innovativa come appunto il car pooling) che di fatti non era in precedenza riconosciuta sulla carta.

UBER NE APPROFITTERA'? – Per chi pensa che l'apertura alla fornitura del servizio di car pooling attraverso l'utilizzo di strumenti informatici, sia un'opportunità che UberPop coglierà al volo, il deputato del Movimento 5 stelle chiarisce che finché ci sarà condivisione delle spese di viaggio tra gli occupanti del veicolo, definite in base alle tabelle chilometriche, senza alcun guadagno dell'autista non si potrà parlare di abusivismo, che ha scatenato l'ira dei tassisti contro Uber in molte città europee. Non è escluso, quindi, che l'applicazione californiana possa pensare a un cambio di rotta per legalizzare UberPop ma nemmeno che, come prevede Maurizio Caprino de Il Sole 24 Ore, i legali dell'azienda americana possano impugnare l'emendamento per trarne vantaggio nella diatriba infinita tra le amministrazioni locali e i tassisti da un lato e Uber dall'altro a contendersi il futuro della mobilità sostenibile.

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