I referendari a Pisapia: “Estendere Area C”

A Milano, i referendari fanno appello al sindaco affinché estenda l'area a pagamento

18 febbraio 2014 - 6:15

Ricordate i promotori dei cinque referendum di Milano? Costituiscono un gruppo trasversale di cittadini con esperienze diverse nella politica, nella cultura, nella scienza e nella ricerca, nell'ambiente e nel sociale, convinti che ci si debba impegnare in prima persona per trasformare Milano in un luogo più sano e vivibile. Con il sindaco Pisapia, il primo referendum promosso da Milanosimuove, assieme alle principali associazioni ambientaliste, approvato nel giugno 2011 a larga maggioranza (circa l'80% dei voti), verteva sull'Area C, la zona soggetta a ticket per le auto (5 euro), che sostituisse l'Ecopass del precedente sindaco, Moratti. Adesso, i referendari tornano alla carica, e fanno appello al sindaco affinché estenda l'area a pagamento oltre la Cerchia dei Navigli.

LA PREMESSA DEI REFERENDARI – Negli ultimi cinque anni, dicono i referendari al sindaco Pisapia, “la città di Milano ha intrapreso un percorso per migliorare la qualità della vita promuovendo la mobilità sostenibile e disincentivando il trasporto su auto privata. Ecopass prima e Area C poi sono stati gli strumenti chiave su cui si è fondata questa strategia e che hanno consentito a oggi di ridurre il traffico in centro del 40%, rispetto al 2007, quando non era in vigore il pedaggio urbano, con significativi benefici anche per l'ambiente (riduzione di oltre un terzo della componente particolarmente dannosa di black carbon nelle polveri sottili) e ricadute positive sull'intera città. Allo stesso tempo il disincentivo all'uso dell'auto privata ha consentito di espandere i sistemi di mobilità pulita come il bike e il car sharing, con un crescente gradimento da parte degli utenti”. Ma qual è allora il problema?

IL PERCORSO VIRTUOSO – Secondo i referendari, il percorso virtuoso di Milano rischia di interrompersi. Nonostante il referendum del 2011 chiedesse la graduale estensione di Area C alla cosiddetta cerchia ferroviaria (oltre la circonvallazione esterna delle 90/91) e la pedonalizzazione della cerchia dei Navigli, “nulla è stato fatto, né programmato a tale fine, preferendo rinviare a future e incerte scelte pianificatorie. Se l'applicazione del pedaggio urbano rimanesse limitato all'attuale perimetro, i suoi effetti sulla riduzione del traffico sarebbero destinati a essere erosi, ma soprattutto si perderebbe la spinta per realizzare una trasformazione sostenibile definitiva della mobilità a Milano da presentare al mondo in occasione di Expo 2015 e non si renderebbero disponibili le risorse necessarie tra l'altro per potenziare il trasporto pubblico e realizzare aree pedonali e percorsi ciclabili”. I referendari fanno notare che l'amministrazione Pisapia ha già proceduto a due significativi aumenti del prezzo del trasporto pubblico, dapprima con un incremento del 50% del biglietto singolo e poi con un significativo ritocco del costo degli abbonamenti (del 10% gli annuali, del 18% i mensili e ancora di più per alcune fasce di utenti anziani), che ha portato addirittura ad una inversione del loro trend di crescita: “Non sono mancati cedimenti contraddittori, cioè lo sconto ai furgoni e agli automobilisti che utilizzano autorimesse in centro o che acquistano abbonamenti per parcheggiare fuori dal centro e sospensione anticipata alle 18 del pedaggio il giovedì”.

QUALI OBIETTIVI – I referendari chiedono che Milano realizzi un piano per il graduale allargamento dell'area soggetta a tariffa alla cerchia ferroviaria, come chiesto dal referendum, da rendere operativo entro gennaio 2015 (con la creazione di una seconda area esterna all'attuale a tariffa inferiore). E che Pisapia elimini le misure incoerenti con la promozione della mobilità sostenibile e penalizzi i veicoli maggiormente responsabili delle emissioni inquinanti, applicando tariffe più elevate per i veicoli per trasporto merci e sottoponendo a pedaggio i motorini a 2 tempi. È ora, secondo i referendari, di inserire le maggiori entrate previste dall'allargamento (stimate prudenzialmente in 150 milioni all'anno) nel prossimo bilancio di previsione a partire dall'anno 2015. Milano, per i referendari, dovrebbe destinare interamente le maggiori entrate alla riduzione del costo del trasporto pubblico, alla riduzione delle tasse comunali, agli investimenti per il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile.

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