I concessionari alzano bandiera bianca?

Botta e risposta tra Pier Luigi del Viscovo e Filippo Pavan Bernacchi sul futuro dei concessionari

12 luglio 2012 - 16:30

In questi giorni una polemica ha scosso il mondo dell’auto: il Prof. Pier Luigi Del Viscovo (docente di Sistemi di Distribuzione alla LUISS) dalle pagine internet del Sole 24 Ore ha acccusato Federauto di aver alzato bandiera bianca. Secondo l’autore dell’articolo, infatti, in una lettera pubblicata su InterAutoNews, la Federazione Italiana Concessionari Auto “ammette e sottoscrive l'incapacità e l'indisponibilità dei concessionari a intraprendere una qualsiasi azione per reagire a una situazione per loro devastante”. A stretto giro la replica di un indignato Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto: “I concessionari italiani di tutti brand commercializzati in Italia di auto, veicoli commerciali, veicoli industriali e autobus, non si arrendono, non gettano la spugna e non alzano bandiera bianca”. Difficile trovare una spiegazione semplice alla situazione attuale che sembra il risultato di anni di mancata attenzione da parte della politica sulle problematiche del settore automotive, di una tassazione senza pari in Europa e di una crisi economica che morde forte. Ma anche i concessionari hanno le loro colpe.

LE COLPE DEI CONCESSIONARI – In questo momento di passione per il settore non mancano di certo le colpe dei concessionari (escludendo le eccellenze). Non essere stati in grado di avviare una strategia di marketing indipendente da quella proposta dalle Case, non aver analizzato i propri bilanci per centri di costo (in modo da trovare i punti deboli della propria azienda) e non essere stati in grado di fare previsioni indipendenti ed adeguate sulle vendite di nuove vetture (ci si è affidati alle previsioni delle case costruttrici), stanno mettendo ancora di più in crisi il settore. Anche aver puntato sull’usato per fare utili, si è rivelata, un’arma a doppio taglio; infatti fino allo scorso anno l’usato era l’unica fonte di utile, anche se scendeva la vendita del nuovo (1.750.000 auto nel 2011, contro i 2 milioni e 400mila di pochi anni fa) saliva la vendita dell’usato. Quest’anno, ed è la prima volta che accade, nuovo e usato scendono insieme (il nuovo potrebbe toccare a fine anno addirittura 1 milione 400mila vetture) e così i concessionari si trovano con flussi di cassa ridotti ai minimi termini. Infine, la scottante questione degli stock, delle chilometri zero e degli assurdi standard che i dealer, per paura di perdere quote di mercato rispetto ai concorrenti, si sono fatti imporre in termini di design e arredi degli autosaloni (e che magari sono anche costretti a sostituire dopo due anni per un cambiamento di stile della casa auto). Siamo tutti d’accordo che chi compra un’auto di lusso voglia vivere l’esperienza del marchio in tutto e per tutto ma, francamente, facciamo difficoltà a pensare che un cliente che compra un’auto di un costruttore generalista voglia vivere la cosidetta “esperienza Fiat” piuttosto che Renault o Seat. Insomma qualcuno ai piani alti dei marchi generalisti negli anni passati ha perso la testa e ha imposto standard assurdi ai concessionari. Ma anche i dealer non sono stati in grado di dire di no con forza, ritrovandosi in una condizione di sudditanza nei confronti delle Case auto.

L’ITALIA – Purtroppo nel nostro paese l’auto ha subito un trattamento fiscale che non ha uguali in Europa: ad esempio in Inghilterra le auto aziendali godono di sgravi fiscali del 100%. Il fatto che poi qui in Italia le normative cambino di anno in anno, aumentando la pressione fiscale, non fa altro che scoraggiare imprese e cittadini, rendendo di conseguenza impossibile anche per i dealer fare dei business plan attendibili. Eppure, nonostante secondo Federauto l’automotive sia responsabile di più del 10% del PIL nazionale, i cosidetti tecnici continuano nel solco lasciato da chi li ha preceduti il che, già ora, fa esprimere un giudizio di forte delusione rispetto all’esperienza di questo Governo. Non resta quindi che incoraggiare le varie componenti del settore (dai noleggiatori alle officine indipendenti) affinchè si organizzino tutti per fare squadra e cercare di ottenere un sistema fiscale comparabile con le altre grandi nazioni europee.

FEDERAUTO – “Continueremo la nostra azione verso il Governo, l'Europa e i Costruttori, per cambiare le regole della distribuzione automobilistica. Certo, molti di noi non sopravviveranno aziendalmente alla recessione in atto, ma nella stessa misura degli altri settori merceologici” queste le parole di Filippo Pavan Bernacchi con le quali in parte ci sentiamo di dissentire per quanto riguarda gli altri settori merceologici: stando così le cose è più conveniente vendere mobili che non automobili dato che non si deve sottostare alle pretese da signore medioevale delle case auto e in più non c’è bisogno di comprare costosi strumenti di diagnosi, investire cifre importanti per la formazione dei dipendenti o avere immobilizzato una parte del proprio reddito in un magazzino ricambi.

SERVE UNO SCIOPERO? – La nostra opinione è, se ci è concesso il paragone balneare, che i concessionari, pur trovandosi con l’acqua alla gola, non stanno chiedendo di essere salvati (l’orgoglio degli imprenditori, magari anche di terza generazione, è molto forte) ma stanno chiedendo semplicemente di non provocare, con dei comportamenti arroganti, onde che potrebbero farli affogare. Purtroppo nel nostro paese comportarsi in maniera corretta, come sta facendo Federauto, rischia di essere un autogol. Non si ottiene quel rilievo mediatico che si otterrebbe con azioni fuori dalle righe, come ad esempio uno sciopero generale. Pavan Bernacchi ha sempre rifiutato categoricamente ogni forma di protesta, ma forse oggi è arrivato il momento di cambiare idea.

2 commenti

Giuliano
12:01, 13 luglio 2012

Questa crisi non si risolverà scioperando. Credo che i titolari delle concessionarie debbano meditare sui servizi offerti fino ad oggi e valutare attentamente vantaggi e svantaggi per il consumatore.

In tutti i settori c'è bisogno di studiare periodicamente dei nuovi piani di business e nel mondo dell'automotive in generale questo cambiamento non avviene mai. Occorre soprattutto cambiare radicalmente il marketing aziendale.

MARCO
14:36, 22 agosto 2012

Buongiorno
sono d'accordo nel cambiare il marketing all'interno di una società, ma penso che potrebbe essere necessario anche variare parte del business e del mercato di riferimento.
alcuni concessionari potrebbero dedicarsi alla vendita di parte dello stock alla rete dei professionisti … in poche parole aprire il mercato b2b.
Oggi esistono siti dov'è possibile commercializzare auto online in tutta Europa

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