Guida in stato di ebbrezza? Rifiutare l’accertamento non conviene…

La recente sentenza del Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Firenze che ha deciso l'assoluzione di un conducente in stato di ebbrezza perché l'etilometro non sarebbe...

2 novembre 2008 - 17:32

La recente sentenza del Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Firenze che ha deciso l'assoluzione di un conducente in stato di ebbrezza perché l'etilometro non sarebbe sufficiente a provare la colpevolezza, riporta alla ribalta il tema della disciplina dell'accertamento del reato di guida in stato di ebbrezza e quindi anche di cosa succede nel caso in cui si voglia rifiutare di sottoporsi alle indagini di accertamento per la verifica del tasso alcolemico nel sangue.

Di Olivia Flaim

Senza entrare nel merito della sentenza citata, l'argomento offre lo spunto per rivedere, anche alla luce delle recenti modifiche della legge 125/08, i presupposti e la nuova disciplina dell'articolo 186 del nuovo Codice della strada per quanto attiene, in particolare alle conseguenze del rifiuto dell'accertamento (Guida sotto l'influenza dell'alcool) che racchiude diverse ipotesi di reato. Una prima precisazione riguarda il fatto che l'articolo del codice, utilizzando espressamente il termine “veicolo” non si applica in alcun modo ai pedoni o a coloro i quali conducono un animale da soma o da sella, mentre invece riguarda sia le moto che i motocicli. Va sottolineato che la giurisprudenza è stata oscillante sul problema della legittimità di sanzionare il conducente in stato di ebbrezza il quale sia semplicemente seduto dentro al suo veicolo in sosta.

A questo proposito la Suprema Corte, con sentenza n. 37631/07, ha stabilito, adottando l'interpretazione più repressiva, che: “in materia di circolazione stradale, deve ritenersi che la “fermata” costituisca una fase della circolazione, talché è del tutto irrilevante, ai fini della contestazione del reato di guida in stato di ebbrezza, se il veicolo condotto dall'imputato risultato positivo all'alcoltest fosse, al momento dell'effettuazione del controllo, fermo ovvero in moto”. Anche la nozione di “ebbrezza” richiede qualche attenzione, infatti essa si distingue da quella di ubriachezza, di cui tratta per esempio, l'articolo 688 del Codice penale.

Lo stato di ebbrezza è presente ogni qualvolta che, per effetto dell'ingestione di sostanze alcoliche, sia presente una diminuita prontezza di riflessi e quando la capacità di percezione della circolazione stradale sia offuscata. L'ubriachezza invece consiste in uno stato di alterazione psicofisica più intensa, e soprattutto, mentre la semplice ebbrezza può anche non essere manifesta, l'ubriachezza è punibile solo quando lo è. Gli elementi che, secondo costante giurisprudenza connotano gli stati di ebbrezza e ubriachezza sono l'alito vinoso, il girovagare per le strade, il barcollamento, gli schiamazzi e la pronuncia incerta e balbettante delle parole.

Analizzando nello specifico la disciplina del rifiuto di sottoporsi agli accertamenti per l'indagine sul tasso alcolemico bisogna innanzi tutto segnalare che essa è cambiata per effetto della recente legge 24 luglio 2008 n.125 e che questa risulta ora particolarmente grave, sia perché il rifiuto costituisce una vera e propria fattispecie di reato, e non più un mero illecito amministrativo, sia perché le sanzioni applicate, corrispondono alla fattispecie più grave fra quelle previste dall'art. 186 CdS.

La legge gradua, infatti, in modo differente gli effetti sanzionatori a seconda del grado di intossicazione alcolica accertati nel guidatore, prevedendo diverse sanzioni per i casi in cui il tasso di alcool nel sangue sia compreso fra 0,5 e 0,8 grammi per litro (lett. a) oppure fra 0,8 e 1,5 (lett. b), oppure superiore a 1,5 (lett.c). Oggi, quindi, il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti richiesti, per il quale la precedente formulazione prevedeva solo una sanzione amministrativa, è punito secondo la previsione di cui al secondo comma lett. c) con: -l'ammenda da euro 1500 ad euro 6000 -l'arresto da tre mesi ad un anno -la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi a due anni -la decurtazione di dieci punti dalla patente di guida -la confisca del veicolo, nel caso di condanna, salvo che lo stesso appartenga a persona estranea alla violazione.

E' inoltre previsto che, con l'ordinanza con la quale è disposta la sospensione della patente, il prefetto ordini che il conducente si sottoponga a visita medica entro il termine di 60 giorni per la verifica della sussistenza dei requisiti fisici e psichici per il conseguimento (ovvero mantenimento) della patente di guida. Inoltre, nel caso in cui il fatto sia commesso da soggetto già condannato nei due anni precedenti per il medesimo reato, è sempre disposta la sanzione amministrativa accessoria della revoca della patente di guida la quale potrebbe avere anche un carattere permanente.

Quanto all'accertamento del reato della “Guida sotto l'influenza dell'alcool”, esso può essere compiuto da parte degli organi di polizia stradale (oppure, a norma dell'art. 12 del nuovo Codice della strada, dalla Polizia di stato, dall' Arma dei Carabinieri, dal Corpo della Guardia di finanza, dalla Polizia provinciale e municipale, dai corpi di polizia Penitenziaria e Forestale): indifferentemente con l'etilometro, con l'accertamento medico, con l'esame obiettivo e descrizione analitica dei sintomi. Infatti, per effetto dell'articolo 186 CdS, al fine di acquisire elementi utili per motivare l'obbligo di sottoposizione agli accertamenti gli organi di Polizia, secondo le direttive fornite dal ministero dell'interno nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l'integrità fisica, possono sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili.

A questo disposto si ricollega l'articolo 379 del Regolamento del Codice della strada, secondo il quale l'apparecchio portatile mediante il quale viene effettuata la misura della concentrazione alcolica nell'aria espirata è denominato etilometro. Esso, oltre a visualizzare i risultati delle misurazioni e dei controlli propri dell'apparecchio stesso, deve anche, mediante apposita stampante, fornire la corrispondente prova documentale. Gli etilometri devono rispondere ai requisiti stabiliti con disciplinare tecnico approvato con decreto del ministro dei Trasporti e della navigazione di concerto con il ministro della Sanità. I requisiti possono essere aggiornati con provvedimento degli stessi ministri, quando particolari circostanze o modificazioni di carattere tecnico lo esigano.

Tutto quanto sopra per rappresentare il contenuto delle norme che attengono alla verifica del tasso alcolemico. Ora per vedere se e come l'utilizzo dell'etilometro possa determinare la punibilità del conducente oppure concorrere a determinare la sanzione nel caso di accertamento per guida in stato di ebbrezza, è utile rifarsi anche alle sentenze che hanno preceduto la recente riforma del settimo comma dell'art. 186. In particolare occorre segnalare che l'accertamento a mezzo di etilometro non è mai stato ritenuto strettamente necessario all'accertamento del reato in questione in quanto per costante giurisprudenza, e fra le tante l'ultima Cassazione del 15 maggio 2008 n. 19486, il giudice può comunque “formare il suo libro convincimento in base ad elementi probatori acquisiti a prescindere dall'accertamento tecnico del livello effettivo di alcol contenuto nel sangue, ai sensi dei principi generali in materia di prova (art. 187 e ss., in particolare l'art. 192 Cpp).

Ciò appare possibile, in particolare allorché il guidatore si rifiuta di sottoporsi a detti esami, nel qual caso la norma regolamentare (art. 379) impone agli agenti verbalizzanti di indicare nella notizia di reato le circostanze sintomatiche dell'esistenza dello stato del soggetto e dalla condotta di guida”. E quindi, visto quanto sopra esposto, ma tanto più oggi con la nuova disciplina, il tentativo di sottrarsi al controllo è contrario agli interessi del guidatore perché, da un canto la sanzione è predeterminata nel modo più grave dal combinato disposto dei commi sette e due lett.c) dell'art. 186, e dall'altro perché in ogni caso, come ricordato anche dalla sentenza citata, è obbligo del verbalizzante che debba documentare il rifiuto all'accertamento anche quello di indicare nella notizia di reato le circostanze sintomatiche dell'esistenza dello stato di ebbrezza come desumibili dallo stato del soggetto e dalla condotta di guida (art. 379 Regolamento al Codice della Strada), dichiarazioni queste che potranno divenire direttamente oggetto di prova sulla esistenza del reato.

Visto il mutato quadro normativo, ben venga quindi l'utilizzo dell'etilometro il quale più che uno strumento di vessazione dal quale rifuggire, risulta essere oggi il mezzo che meglio garantisce il guidatore facendo sì che verificando esattamente la quantità di alcol presente nel sangue la sanzione venga applicata non già indiscriminatamente nella misura del suo massimo, ma in modo realmente proporzionale all'effettivo tasso alcolico.

da infolegal.it

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