Grandi opere, grandi tangenti: arrestato dirigente del ministero

I carabinieri hanno scoperto un fitto sistema corruttivo. Spunta il nome dell'Anas. Cinquanta indagati per tangenti su lavori di ferrovie e autostrade

17 Marzo 2015 - 08:03

Un ciclone si abbatte sul sistema delle grandi opere. La procura di Firenze ritiene ci fosse una cupola che pilotava grandi appalti pubblici in tutta Italia, come quelli legati all'alta velocità, a Expo e pure alle autostrade, come la Salerno-Reggio Calabria. I protagonisti di quello che i magistrati hanno ribattezzato “Sistema” sono Ettore Incalza, già capo della Struttura tecnica di missione al ministero delle infrastrutture, e un imprenditore, Stefano Perotti. Entrambi arrestati.

DI TUTTO – Corruzione, induzione indebita, turbativa d'asta ed altri delitti contro la Pubblica amministrazione: sono alcune delle accuse che hanno portato all'arresto dell'ex super-dirigente del ministero dei Lavori pubblici Ercole Incalza (foto), uno dei quattro arrestati nell'inchiesta condotta dal Ros e dai pm fiorentini Giuseppina Mione, Luca Turco e Giulio Monferini con oltre 50 indagati. Gli altri tre arrestati sono gli imprenditori Stefano Perotti e Francesco Cavallo, nonché Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Nel mirino dell'inchiesta la gestione illecita degli appalti di grandi opere in un “articolato sistema corruttivo – dicono i giudici – che coinvolgeva dirigenti pubblici, società aggiudicatarie degli appalti ed imprese esecutrici dei lavori”.

MINISTRO LUPI NELLA BUFERA – A questo, si aggiunge la polemica politica che riguarda il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi. Per due ragioni. Primo, per il suo “strettissimo legame” con Incalza. Secondo: Perotti si sarebbe adoperato per trovare un lavoro a suo figlio. Il gip Angelo Pezzuti nell'ordinanza spiega che Perotti si è adoperato con un imprenditore indagato, il cognato Giorgio Mor, per farlo assumere. Dalle carte, però, emergono i dubbi di Mor e Perotti, che temono sia poco opportuno. Secondo il gip, questo atteggiamento “non è comprensibile al di fuori di uno scenario illecito. Nulla può impedire a costoro di assumere le persone che vogliono” salvo che ciò “possa essere immaginato quale corrispettivo di qualche utilità fornita da Maurizio Lupi per il tramite di Ettore Incalza”. C'è anche un'intercettazione in cui uno degli arrestati, Cavallo, “nell'accettare l'invito a casa che gli ha appena formulato il ministro Lupi per il compleanno della moglie – scrive il gip – accenna alla necessità di parlare con Luca Lupi 'per definire le sue cose'”. Lo stesso Cavallo fece confezionare da un sarto un vestito per Lupi, mentre i coniugi Perotti regalarono al figlio del ministro un Rolex del valore di 10.350 euro. Nelle telefonate, Incalza si attribuisce anche una serie di meriti politici: quello di aver sponsorizzato Riccardo Nencini per la poltrona di viceministro alle infrastrutture e quello di aver scritto “il programma di governo” dell'Ncd. Sono “in attesa del benestare di Angelino Alfano e di Maurizio Lupi”, dice Incalza all'interlocutore. Il M5S e i Verdi hanno chiesto le dimissioni del ministro e Sel sembra orientata a fare altrettanto. Ma per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio “è prematuro trarre elementi di colpevolezza per il ministro e il governo”. “È millantato credito”, ha detto Nencini commentando le parole di Incalza. Lupi ha invece espresso la “massima collaborazione del governo all'accertamento delle responsabilità” aggiungendo di essere convinto “che in questo Paese si debbano realizzare le grandi opere e che debbano essere realizzate in tempi certi”. Il figlio? “Non ho mai chiesto all'ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio. Non è nel mio costume”, ha risposto. Secondo il ministro, comunque, Incalza “era ed è una delle figure tecniche più autorevoli che il nostro Paese abbia”.

INCALZA, IL DOMINUS – Incalza, il “dominus totale” che, ricorda il gip, ha ricevuto lo stesso incarico “da ogni compagine governativa che si è succeduta negli anni” dirigeva “ogni grande opera, predisponendo le bozze della legge obiettivo e individuando di anno in anno quelle da finanziarie e quelle da bloccare”. Secondo i carabinieri del Ros, Incalza sceglieva gli appaltatori amici suggerendo poi loro il nome dei direttori dei lavori, sempre persone riferibili a Perotti. In cambio riceveva compensi per consulenze, come i 500.000 euro ottenuti da una società impegnata nella Av Firenze-Bologna o i 700.000 euro dati da un'altra ditta a suo genero, Alberto Donati.

SPUNTA L'ANAS… – I Ros hanno perquisito società in tutta Italia, anche sedi di Rfi e di una controllata dall'Anas. Dei 51 indagati, Incalza e Perotti sono in carcere. Ai domiciliari sono finiti l'imprenditore Francesco Cavallo e Sandro Pacella, collaboratore di Incalza. Fra coloro che non sono destinatari di misure cautelari ci sono gli ex sottosegretari ai trasporti Rocco Girlanda e Antonio Bargone, l'ex deputato Stefano Saglia, poi nel cda di Terna, Vito Bonsignore, ex presidente del gruppo Ppe, e l'ex manager di Expo, Antonio Acerbo. Ognuno di loro, secondo l'accusa, ha avuto un ruolo in appalti pilotati. In una intercettazione, Perotti spiega che le sue società hanno ricevuto in 10 anni lavori per 25 miliardi di euro. Anche un monsignore (non indagato), l'ex delegato pontificio per la Basilica del Santo a Padova, Francesco Gioia, si sarebbe attivato per sponsorizzare un'impresa per Expo. Il politico più in vista, ovviamente, è Lupi, quale titolare del ministero dove lavorava Incalza. “Se viene abolita la Struttura Tecnica di Missione – dice il ministro in una telefonata – non c'e' più il governo!”. Secondo gli inquirenti questa conversazione “ben rappresenta” l'importanza della Struttura tecnica di cui era a capo Incalza. Perotti ha ottenuto anche, in favore di società a lui riconducibili, l'incarico di direttore dei lavori di un appalto Anas relativo a un macro lotto dell'autostrada A3 Salerno Reggio Calabria e il conferimento dell'incarico di progettazione del nuovo centro direzionale Eni di San Donato Milanese.

ANAS, CHE “INCROCI”… – Come scrive linkiesta.it, Ercole Incalza, per più di dieci anni capo della struttura di missione e molto legato all'attuale ministro Maurizio Lupi come dimostrato pure dalle carte dell'inchiesta, gettano un ombra lunga sull'avamposto di potere di Ciucci. Non a caso l'attuale numero uno di Anas – che martedì 17 marzo dovrà comparire per la terza volta nel giro di poche settimane davanti alla Commissione di Lavori Pubblici – è stato difeso in queste settimane di crolli e cedimenti dalla Sicilia alla Calabria proprio da Lupi, mentre il presidente del Consiglio Matteo Renzi ne avrebbe preso le distanze. Massimo Perotti, padre di Stefano, è stato uno storico direttore generale dell'Anas, tecnico di area socialista che fu arrestato a metà degli anni '80' nello scandalo Icomec, inchiesta per alcune tangenti su alcuni appalti stradali. Perotti Jr entrava ed usciva dagli uffici come fosse un interno, era di casa. Un direttore tecnico di Spm è un ex direttore Anas, si tratta di Vittoriano Picca. E il presunto sodale di Incalza aveva un sacco di lavori e consulenze grazie alle entrate nel ministero dei Trasporti, ma anche grazie allo stesso Picca. ll figlio della stesso Picca, Francesco, è oggi dirigente Anas in Liguria. E c'è pure la figlia Elisabetta, altra dipendente Anas nel Compartimento di Bari, fresca di vittoria al premio d'oro al valore atletico. La Spm di Perotti aveva infatti ottenuto anche la direzione dei lavori e della sicurezza del macrolotto 2 e 4b dal consorzio Italsarc, consorzio che gestisce i lavori sul tratto dove nelle scorse settimane è deceduto Adrian Miholca. Venticinque anni, lavorava sul viadotto Italia, il più alto del nostro Paese, all'altezza di Laino Borgo, in provincia di Cosenza crollato durante i lavori di demolizione della vecchia impalcatura del viadotto. Direttamente da Anas International Enterprise aveva invece ottenuto l'autostrada Eas Ender – Emmssad in Libia. Iil 21 ottobre 2014 uno degli indagati, Giulio Burchi (uomo del Cda di BreBeMi), riferisca all'ingegner Averardi di Anas dell'incarico ottenuto dal figlio del ministro Lupi proprio grazie all'intervento di Perotti. Ora, non resta che attendere i vari processi per capirci di più.

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