Gli ultimi veleni dello scandalo T-Red e le nuove regole che non arrivano

Ci sarebbe stato un rapporto privilegiato tra l'inventore del T-Red e il ministero delle Infrastrutture che doveva omologare l'apparecchio.

26 febbraio 2011 - 18:01

Più si avvicina il processo, più aumentano i veleni. Come riportano l'Adiconsum e la stampa locali, nelle ultime fasi delle indagini sullo scandalo dei T-Red, sarebbero spuntati testimoni secondo cui c'era un rapporto privilegiato tra il suo inventore e il ministero delle Infrastrutture che doveva omologare l'apparecchio. Non so se la notizia sia proprio vera né, tantomeno, posso prevedere quante probabilità ci siano che cose del genere vengano effettivamente dimostrate durante il processo. Tanto più che nelle scorse settimane mi è capitato di parlare con tecnici e operatori privati estranei alla faccenda, che sono piuttosto scettici sugli esiti dell'aziome della Procura di Verona. Comunque vada a finire, una cosa è certa: quella dei controlli automatici ai semafori è stata un'operazione malgestita.
Malgestita da parte di chi ha pensato che un problema di sicurezza, posto che davvero ci fosse, potesse essere risolto delegando ai privati la scelta dei semafori da mettere sotto controllo automatico, senza nemmeno chiedersi se i relativi incroci erano progettati in modo perlomeno decente e se quelli fossero davvero i più pericolosi.

Operazione malgestita anche da parte di chi sapeva benissimo che avrebbe potuto incassare molto denaro facendo leva sull'inveterata abitudine della gente a sfruttare il giallo fino all'ultima frazione di secondo, sconfinando nel rosso. No, non si fa così. Basterà lo spauracchio di finire sotto processo come a Verona per fermare ignoranti in buona fede e furboni dei controlli automatici? Se l'indagine veronese finirà in nulla come dice qualcuno, no. Tanto più che altri procedimenti sono stati archiviati in varie parti d'Italia e a Milano pare si sia scelto di procedere solo sugli aspetti legati alla regolarità dei bandi d'appalto.

E allora forse ci vuole una bella direttiva ministeriale che dica che cosa si può fare a che cosa no. Occorrerebbe pure un'autorizzazione prefettizia (che peraltro sembra prevista pure dalla riforma del Codice della strada) a installare gli apparecchi, individuando i punti davvero pericolosi. Insomma, occorre fare qualcosa subito, a prescindere da quello che avverrà nei tribunali.

Maurizio Caprino – ilsole24ore.com

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