Giudici di pace: la lista dei 674 uffici a rischio chiusura

Giudici di pace: la lista dei 674 uffici a rischio chiusura Approvato uno schema di regolamento che prevede la soppressione di 647 uffici dei Giudici di pace

Approvato uno schema di regolamento che prevede la soppressione di 647 uffici dei Giudici di pace

18 Gennaio 2012 - 06:01

Il primo passo è stato fatto: uno schema di Decreto legislativo pubblicato dal ministero della Giustizia con le tabelle che indicano gli uffici dei Giudici di pace da sopprimere e accorpare. Ora la palla passa alle commissioni parlamentari, per un loro parere. Ma la strada pare proprio quella del taglio, anche per risparmiare sui costi.

DUE CONTI – Nati vent'anni fa con la Legge 374 del 1991, i Giudici di pace ora sono un po' nel mirino del Governo, che sta cerca di eliminare qualsiasi spesa considerata eccessiva, per riportare in ordine i conti dello Stato. Chiaramente, verranno colpiti gli uffici meno produttivi fra gli 846 del Giudice di pace, di cui 165 costituiti presso sedi circondariali non sottoposti a taglio, per un totale di 4.690 magistrati. A rischiare sono 674 uffici con un bacino di utenza sotto le diecimila unità, che mostrano una produttività annuale inferiore alla media nazionale di 568,3 provvedimenti l'anno. Così, accorpando le strutture, si conta di recuperare 1.944 Giudici di pace, oltre a 2.104 unità di personale amministrativo. In alternativa, entro sessanta giorni dalla pubblicazione della lista degli uffici da tagliare (in allegato), i Comuni potranno salvarli facendosi integralmente carico delle spese di funzionamento ed erogazione del servizio giustizia, personale amministrativo incluso.

ENNESIMA “STRETTA” – È un'altra norma che cambia notevolmente la vita di chi vuole fare ricorso al Giudice di pace: se oggi, un multato che abita in un centro di media dimensioni può comodamente rivolgersi all'ufficio del proprio Comune, domani si vedrà costretto a opporsi a un Giudice di una località più lontana. Il tutto s'inquadra nella tendenza iniziata il 1° gennaio 2010, con l'introduzione della tassa da versare allo Stato, che ora è di 37 euro, per ricorrere al Giudice di pace. Una norma che chiaramente disincentiva all'opposizione, specie per multe di piccolo importo. A questo, va aggiunto il dimezzamento dei tempi per fare ricorso: s'è passati di recente da 60 a 30 giorni, in questo modo dando meno spazio all'automobilista di organizzare un'adeguata difesa. Senza parlare del fatto che, col Decreto “Salva Italia” del 22 dicembre 2011, la parcella di un eventuale avvocato viene rimborsata dalla parte soccombente solo fino al valore della multa.

PROTESTA – Immediata la reazione dell'Organismo unitario dell'avvocatura. Per Maurizio De Tilla, presidente Oua, è “inaccettabile l'attuazione del Decreto legislativo sui Giudici di pace e la conseguente soppressione di centinaia di sedi senza alcun criterio di ricaduta sul territorio. Sarà il caos, il contenzioso in assenza di una valida alternativa ricadrà sui grandi Tribunali, molti dei quali già ora intasati per mancanza di mezzi e risorse”.

1 Commento

CARO
16:40, 10 Febbraio 2012

UN AUTOMOBILISTA CHE NON SI FERMA ALLO STOP…CAUSANDO UN INCIDENTE SI PUO' CONSIDERARE COLPEVOLE A TUTTI GLI EFFETTI.

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