Giappone: produzione di auto ancora ferma

L'industria automobiilstica nipponica è in ginocchio e la chiusura delle fabbriche di componenti elettronici sta già influenzando anche la produzione di vetture in altri Paesi

23 marzo 2011 - 13:30

L'industria automobilistica nipponica sta funzionando a velocità ridotta e a singhiozzo a causa del terremoto e dallo tsunami che hanno colpito il Paese lo scorso 11 marzo. Honda ha comunicato oggi che la produzione in due dei suoi impianti non riesce a ripartire per la mancanza di componenti e per i continui black out dovuti al fatto che il sisma ha messo in crisi le forniture di energia elettrica. Le due fabbriche Honda, quindi, resteranno ferme almeno fino al 27 marzo. Toyota, da parte sua, ha emesso un comunicato di tono simile, affermando che da tutti i suoi impianti metropolitani non usciranno vetture fino al 26.

STOP NEGLI USA – Gli analisti del settore auto sostengono che nell'apparato produttivo nipponico stanno emergendo problemi nuovi ogni giorno e che il quadro preciso delle conseguenze del sisma sull'industria automobilistica potrebbe non essere completamente chiaro ancora per parecchie settimane, e ciò non solo per quanto riguarda gli stabilimenti ubicati sul suolo giapponese, ma anche per alcuni di quelli sparsi nel mondo. General Motors, per esempio, ha comunicato che il suo impianto di Tonawanda, nello stato di New York, che produce motori destinati ai modelli Chevrolet Colorado e GMC Canyon assemblati a loro volta a Shriveport (Louisiana), è fermo per mancanza di componenti di provenienza nipponica. Toyota ha invece dichiarato che la situazione delle scorte nei suoi stabilimenti americani è ancora relativamente soddisfacente, anche se sono stati cancellati i turni supplementari per evitare che la quantità di componenti si avvicini troppo al livello sotto il quale sarebbe poi necessario fermare le catene di montaggio. Le maggiori preoccupazioni riguardano in generale le scorte di componenti elettronici. Anche gli impianti giapponesi della Sony, infatti, sono praticamente fermi e lo stesso vale per lo stabilimento di Naka della Renesas, una società che fornisce poco meno del 20% dei micro-controlli utilizzati dall'industria automobilistica mondiale.

SNELLA, MA FERMA – È ovvio che se la produzione dei componentisti non riprenderà al più presto, le conseguenze per i costruttori d'auto potranno essere molto pesanti e anche quelle per i loro clienti (italiani compresi) che attendono una vettura prenotata. Certo, si tratta di conseguenze che appaiono del tutto trascurabili di fronte alle proporzioni della tragedia e del numero di vittime che ha provocato. Come ultima considerazione, chè da dire che le regole della produzione snella e del “just in time”, ossia i concetti che prevedono, per contenere i costi, un basso livello di scorte e la consegna agli stabilimenti delle sole parti che servono a mantenere il ritmo produttivo o poco più, si stanno rivelando in questo caso assolutamente deleterie. Col senno del poi, è certo che se le fabbriche avessero potuto contare su magazzini meglio forniti, non ci sarebbe ora il rischio di dover fermare le catene di montaggio.

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